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Complimenti per la trasmissione

The Flash la rivincita del supereroe trattato come una colf

il nuovo telefilm di Italiauno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
the flash

Era Mercurio trapiantato nella sana provincia americana, era Pietro Mennea geneticamente modificato, era il mito futuristico della velocità di Marinetti emblema plastico del XX° secolo.
Da ragazzino, tutto questo era per me Flash, fumetto storico della Dc Comics sulle avventure dell’ “uomo più veloce” del mondo, assai potente dal punto di vista narrativo ma inspiegabilmente trattato, rispetto ai compari Superman e Batman, come uno sfigato di passaggio. Dietro il costumino rosso con saetta di Flash si celava, in realtà, il chimico della polizia di Star City Barry Allen, gracilino come il Peter Parker di Spiderman; un giorno - jella pazzesca- gli entra un fulmine in laboratorio, gli si rovescia addosso uno scaffale con sostanze chimiche (o un acceleratoer di particelle, o, in un’altra versione un contenitore di acqua pesante, qualunque cosa fosse…) e Barry scopre di correre più veloce della luce, e decide di mettere i poteri al servizio del Bene. Ora, detto così sembra una boiata micidiale; ma l’eroe risale agli anni 30, e i lettori, che erano di bocca buona, ingoiavano qualsiasi cosa inzuppata di fantascienza. Superman, per dire, era, un alieno spiccicato a un terrestre che volava, e la cui identità nessuno riconosceva solo per vita degli occhiali e di un ciuffo indistruttibile. Molto più assurdo di Flash.
Non ho mai capito perché Flash, che pure correva più veloce della luce, perfino sul pelo dell’acqua e attraverso i muri e che salvava regolarmente la sua città dalle insidie di Capitan Cold e Capitan Boomerang, cattivi d’alto cabotaggio, nella classifica dei supereroi fighi aveva la stessa considerazione che nella classifica dei candidati al Quirinale sia ha, oggi, per Mattarella: a metà classifica, brava persona ma dall’appeal incolore. Ora che Italiauno lo ripropone nel serial The Flash il martedì, prime time con l’efebico Gran Gustin, in uno spin-off da The Arrow, quest’ingiustizia è riparata. A dire il vero, negli anni 90 vi fu una buona versione di Flash dove il protagonista John Wesley Shipp aveva muscoli perfino nelle orecchie a forma d’ala, ma nulla a che vedere con questa serie dalla regia adrenalinica. Qui tutto viaggia a velocità tripla tra inquadrature impazzite ed effetti speciali; addirittura la saga inizia in una puntata di Arrow per infilarsi, all’improvviso nell’altra serie. Certo, non giova alla trama che s’incasina come una soap, ma volete mettere il divertimento…

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