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Expo 2015, la febbre americana per l'Italia

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Expo 2015, la febbre americana per l'Italia

Mancano tre mesi all’apertura di EXPO 2015 a Milano, e non è un mistero che l’ente organizzatore, e il governo Renzi, contino su un forte contributo di visitatori dagli Stati Uniti. L’ambasciata a Washington e i consolati generali, con il concorso dell'Enit, la struttura di sostegno al turismo, hanno promosso iniziative di lancio, soprattutto tra le rete dei tour operators. “Vendere” l’Italia al pubblico Usa non è propriamente un’impresa ciclopica, e con il dollaro ultra forte, sceso da 1,40 contro 1 euro dell’estate scorsa a circa 1,12 di adesso, il Bel Paese è sicuramente ancora più attraente. Il tema del cibo che caratterizza EXPO 2015, poi, è uno stereotipo nella percezione che gli americani hanno dell’Italia, e di sicuro potrà sommarsi alla “fortuna” dello sconto del 30%, creato dal fattore valutario, di cui i visitatori godranno rispetto al 2014 sulle spese di vitto, alloggio, spettacoli e spostamenti interni. La diffusione della nostra “cultura del cibo” sta avendo un’indubbia spinta con le iniziative del “made in Italy” nella ristorazione (da Eataly a Rana, da Barilla ad Obicà e a RossoPomodoro , solo per citare marchi già di successo o di recente lancio a New York) e, indirettamente, si trasforma in marketing commerciale positivo per il brand Italia. Da conquistare, però, è l’intera America, e non solo quella elitaria di Manhattan.

Si saprà a fine EXPO quale sarà stato il contributo degli Stati Uniti nell’avvicinare l’obiettivo dichiarato (ambizioso, al limite del miraggio) di 20 milioni di visitatori globali. Ma se l’adesione USA sarà significativa non sarà solo perché gli americani sono stati presi “per la gola” o per l’euro “cheap”, che sembra la vecchia liretta. C’è anche l’arte a fare da traino. E la novità interessante del settore negli ultimi anni, non reclamizzata e popolare come la ‘cucina mediterranea’, sono le iniziative della FIAC (“Foundation for Italian Art and Culture”), che ha portato opere di prima grandezza della pittura italiana nell’America periferica, “profonda” la chiamano i detrattori anti USA con un giudizio di non velata condiscendenza sull’ “ignoranza” del popolino americano. Si sa che il Met, il Moma, il Guggenheim di Manhattan, o il Paul Getty di Los Angeles ospitano quadri e sculture di autori italiani che già appartengono alle loro collezioni. La missione della “Foundation for Italian Art and Culture” è di aprire anche altre strade di proselitismo che incoraggino l’amore, e la curiosità, per la Bella Italia . “Fare promozione della conoscenza e dell’apprezzamento delle tradizioni artistiche e culturali italiane dal periodo classico ai tempi moderni negli Stati Uniti”, è il programma che si legge sul sito della società, di diritto Usa e senza scopo di lucro, creata oltre 10 anni fa da Alain Elkan, che la presiede, e da Daniele Bodini, chairman. La FIAC lavora, d’accordo con il Ministero della Cultura, per favorire scambi tra i musei nazionali e quelli statunitensi, non solo i piu’ noti ma soprattutto quelli visitati dagli americani “di provincia”. Scorrendo l’elenco delle “esibizioni in trasferta” già realizzate si vede quali opere importanti, e soprattutto dove, la FIAC abbia seminato in giro per gli USA per incoraggiare il pubblico americano ad avvicinarsi al nostro patrimonio artistico nazionale.

Dalla Galleria degli Uffizi è stato per esempio prestato all’Art Institute di Chicago, in Illinois, “Violenza e virtù: Giuditta e Oloferne” di Artemisia Gentileschi (nel 2013). Grazie alla FIAC, “La Bella” di Tiziano è stata esposta nel 2011 in Texas, al Kimbell Art Museum di Fort Worth, in Nevada al Nevada Museum of Art di Reno e in Oregon al Portland Art Museum. Nel 2009, negli stessi due musei di Reno e Portland, era stata esibita la “Donna Velata” di Raffaello, che nel marzo del 2010 è poi approdata all’Art Museum di Milwaukee in Wisconsin. I giornali locali, non solo il New York Times che ben conosce e parla spesso dell’arte italiana esposta al Met o alla Fritz Collection, hanno pubblicizzato queste iniziative. Quanta curiosità per l’arte italiana avranno generato in Nevada, in Oregon e in Wisconsin? L’EXPO sarà un’occasione di verifica.

di Glauco Maggi
@glaucomaggi

 

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