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Complimenti per la trasmissione

Quello Zio Gianni che salva Raidue dal bipolarismo (non in senso politico)

La minifiction generazionale

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Zio Gianni

Angelo Teodoli, direttore di Raidue, vecchio scacchista dei palinsesti, dev’essere lacerato da bipolarismo artistico. Altrimenti non si spiega come sulla sua stessa rete, possano allegramente transitare, Made in sud e Pechino Express, la Balivo e Infante, le papere di Max Giusti e gli esperimenti anarchici come Zio Gianni.
In questa concezione freudiana del mezzo -puttanate micidiali alternate senza requie e produzioni d’alto pregio, non specifico quali...- spicca, appunto Zio Gianni, divertente striscia quotidiana di prime time in 10 minuti scodellata direttamente dal web, a firma satirica dei The Pills (Luigi Di Capua, Luca Vecchi, Matteo Corradini) e diretta da Sydney Sibilia, quello di Smetto quando voglio. La trama su cui si sviluppa la minifiction mescola due must narrativi: la perdita del lavoro di un ultracinquatenne -un ottimo Paolo Calabresi- e il tran tran quotidiano in un appartamento abitato da universitari, nello stile casinaro del film L’appartamento spagnolo. Il cinquantenne si trova costretto alla coabitazione con gli studenti nel quartiere romano del Pigneto, e scatta l’irresistibile conflitto generazionale. Sicchè l’uomo si trova sballottato tra piccioni surreali, vite in sharing, consumi ridotti all’osso, computer che invadono il quotidiano e studenti saputelli, pezzentoni seppur radical chic che sputano lezioni di vita in internetterse o, bene che vada, in napoletano stretto. Muovendosi su una regia pulitissima e una sceneggiatura brillante e battutara (alcuni dialoghi ricordano Monicelli) Zio Gianni tocca temi di tutti i giorni con spiazzante levità. Uno degli episodi più embletici e quello su «Televisione e Internet» in cui il protagonista costringe i giovani coinquilini che hanno il mito del web («Chatta, scarica film, scendi negli inferi con me...») ad accasciarsi davanti alla tv «che sceglie per te». Se non altro perchè, per riuscire a fare un download decente,.Gianni è dovuto passare in un urgano di spam, compresi i banner di allungamento del pene «in cinque facili lezioni». Finisce che i maghi del web verranno contaminati dalla vecchia, insana, tv generalista. Che è quello che, peraltro, sta accadendo a questa piccola fiction dal grande cuore. Certo, poi la paragoni ad ImPazienti, l’altra striscia ospedaliera di Bertolino, e ti preoccupi di Teodoli...

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