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Linea fallimentare

Ashton Carter alla Difesa? Non cambierà nulla: sarà ancora flop Obama

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Ashton Carter alla Difesa? Non cambierà nulla: sarà ancora flop Obama

E' iniziata oggi 4 febbraio l’audizione in Senato per la conferma di Ashton Carter nella posizione di ministro della Difesa. Sarà il quarto a servire sotto Obama dopo Robert Gates, Leon Panetta e Chuck Hagel, che è ancora in carica per gli affari correnti dopo la defenestrazione decisa mesi fa dal presidente, quando era alla ricerca di un capro espiatorio per il fiasco della sottovalutazione dell’ISIS da parte della Casa Bianca.

Il Pentagono, si sa, ha le spalle robuste, un’etica “militare” e un obbligo giuridico che lo addestrano ad ubbidire al Comandante in Capo di turno. Ma in questa specifica amministrazione i ministri della Difesa hanno avuto vita grama, e scarsissima influenza nell’orientare la politica della guerra, poiché la parola decisiva spetta per la Costituzione al presidente. E Barack è il più “antimilitarista” di sempre, da un lato per la sua ideologia pacifista, e dall’altro e per la convinzione che gli affari internazionali, anche quando sono storicamente drammatici per la sicurezza globale, sono un intralcio all’agenda politica interna di riforma in senso socialista e statalista degli Stati Uniti. Non a caso i primi due ex ministri Gates (repubblicano) e Panetta (democratico), che hanno già scritto due biografie dopo aver lasciato il governo, vi hanno inserito passaggi estremamente critici sulle doti manageriali di Obama e sul suo scarso “focus” sugli impegni militari in Afghanistan e Iraq.

Ieri c’è stata la riprova del “distacco” di Barack. Quando, durante un intervento in TV in cui ha spinto ad aderire ad Obamacare, Obama non ha potuto esimersi dal commentare la breaking news dell’orrenda fine del pilota giordano Muath al-Kasaesbeh letteralmente bruciato e filmato dai militanti islamici, è apparso rituale e infastidito mentre recitava la condanna: “E’ semplicemente una ulteriore indicazione della malvagità e della barbarie di questa organizzazione. Io penso… raddoppierà la vigilanza e la determinazione da parte della nostra coalizione globale per fare sì che siano ridotti e da ultimo battuti”. (breve pausa). E indica anche che qualsiasi sia l’ideologia su cui si basano è fallita, in bancarotta. Noi siamo qui a parlare su come rendere la gente più sana e migliorare la loro vita. E questa organizzazione appare soltanto interessata alla morte e alla distruzione”.

“Ideologia qualsiasi”? “Questa organizzazione”? Obamacare antidoto dell’ISIS? Obama ci ha abituato al suo “snobismo”, ma è sempre un brutto show. E’ il “leader” che alla fine del discorso in TV sul primo giornalista Usa decapitato aveva preso la mazza da golf ed era andato a giocare. Allora era agosto 2014, tempo di ferie, e la “normalità” in cui rifugiarsi era lo sport praticato. Adesso siamo in febbraio 2015, periodo di lavoro, e la “normalità” che nessuna esecuzione dei barbari islamo-nazisti può turbare è l’implementazione di Obamacare. Infatti, archiviato il giordano e l’ISIS, si è messo a parlare di ciò che veramente gli sta a cuore, il welfare in America con le tasse dei ricchi. Sai che paura avrà fatto a quelli dell’ISIS il “raddoppio della vigilanza”.

Tutto questo per dire che il nuovo ministro Carter sarà pure confermato dai senatori, perché “è una brava persona” come ha detto il presidente della Commissione delle Forze Armate John McCain prima di interrogarlo. Ma da lui non c’è che da aspettarsi altro che l’accettazione senza se e senza ma della linea del capo. Nelle risposte ai senatori ha cercato di convincerli che, se sarà necessario per rispondere a un eventuale peggioramento della situazione in Afghanistan, dove l’ISIS ha programmi di insediamento, lui, Carter, avrà l’ardire di suggerire al capo di non ritirare gli ultimi 10mila soldati nel 2016. Si sa che è questo il calendario di Obama, quello che le guerre è importante finirle, non vincerle. E si è visto con l’Iraq il disastro che ha combinato Barack ritirando tutte le truppe, di fatto incoraggiando il reinsediamento e il successo di Al Qaeda e ISIS. Ma se un ministro non cita, come non ha mai citato Carter in ore di discorsi in Senato, la parola islamico o islamisti nel descrivere i pericoli per la sicurezza legati a Isis e Al Qaeda, vuol dire che ha già imparato la lezione di lessico politicamente corretto obbligatoria per i membri di questa amministrazione. Alla fine sarà insomma un quarto yes-man, e al massimo dirà ciò che davvero pensa nella sua futura biografia.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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