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Diari d'America

Per i liberal l'eroismo non è cosa giusta

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Per i liberal l'eroismo non è cosa giusta

Sono forti i liberal. Quando ci sono gli eroi veri, come Chris Kyle, che Clint Eastwood ha immortalato in “American Sniper”, trattengono l’applauso perche’ il patriottismo sa tanto di repubblicani. Oppure straparlano come Michael Moore, che prima lo ha definito un vigliacco che spara da lontano e poi ha tirato in ballo Gesu’ per criticare la fede religiosa di Kyle: ‘che cosa gli avrebbe detto di fare Gesu’, ha twittato? ‘Gli avrebbe detto di sparato alla schiena del nemico’. Insomma l’eroismo di quelli in divisa, anzi l’eroismo di per se’, secondo i liberal non e’ mai cosa buona e giusta, ovviamente se i soggetti sono gli americani. Poi, guardando la Tv, fai una scoperta. Sotto sotto, anche i liberal hanno quel sogno nascosto. Se non di fare loro gli eroi che sparano, almeno sono attratti anche loro dall’idea d’essere considerati eroi dagli altri. Naturalmente, alla ‘liberal’. Cioe’ “eroi passivi”. Eroi che, senza colpire il nemico per non essere biasimati da Moore, sono sedotti dall’idea di salire su un piedestallo. Di dire che la morte li ha sfiorati perche’ erano in missione di guerra. Di appuntarsi la medaglia del sopravvissuto per un pelo.
La storia a cui ci riferiamo e’ quella di Brian Williams, il giornalista piacione, da decenni l’immagine della NBC News, la rete che contende ad ABC e alla CNN la corona di piu’ liberal del reame. Ha fatto anche l’inviato di punta Brian e, nel 2003, e’ stato tra i reporter USA che sono stati integrati nelle truppe d’invasione in Iraq per documentare da vicino la guerra. Ci vuole un certo coraggio, vero, nel chiedere di fare quelle esperienze, e a Brian e a tutti gli altri come lui va riconosciuto senza riserve che di fegato ne hanno. Vanno quindi ringraziati per il servizio fornito al pubblico con il loro spirito di sacrificio. Senza ironia. Ovviamente, nessuno degli embedded e’ stato messo in prima linea, e ci mancherebbe altro.


Ma e’ qui che scava il tarlo. Che scatta il perverso istinto a saltare dal ruolo di testimone a quello di protagonista. A quello di “eroe”, diremmo se non sapessimo che per i liberal quella e’ un’offesa, non un complimento. Che cosa fa, dunque, Williams? Si inventa d’aver partecipato a una missione pericolosa. Non quella, attiva, di sparare un colpo da sniper a un “selvaggio’, come Kyle chiamava quelli di Al Qaeda nel suo mirino. Ma quella passiva, di uno che ha corso il rischio mortale di essere abbattuto mentre era su un elicottero dei marines: colpi di mortai e proiettili vaganti sibilavano tutt’attorno, e l’equipaggio e’ costretto a un atterraggio d’emergenza. Williams racconta in TV il vivido ricordo, perche’ non e’ di tutti i giorni vedere la morte in faccia, insieme a soldati veri. E’ roba “da eroi”. “L’elicottero Chinook su cui viaggiavamo e’ stato costretto ad atterrare dopo essere stato colpito da una granata”, ha ripetuto cosi’ una settimana fa in TV. “Il team viaggiante della nostra NBC News e’ stato salvato e protetto da un Armored Mechanized Platoon del Terzo Corpo d’armata americano”. Non era la prima occasione in cui Williams “ricostruiva” l’episodio drammatico di una dozzina d’anni fa, ma stavolta il suo sogno di gloria ha dovuto finalmente fare i conti con la realta’.


“Mi spiace amico, non mi ricordo che tu fossi sul nostro velivolo”, gli ha scritto Lance Reynolds su Facebook. “Ricordo che tu ti sei avvicinato a noi circa un’ora dopo che eravamo atterrati e che ci hai chiesto che cosa fosse successo. Poi ricordo tu e il tuo team salire su un altro Chinook di un’altra unita’ e volare in Kuwait da dove dovevate trasmettere la ‘storia di guerra’ per il vostro programma Nightly News”. Un altro militare, Joseph Miller, ha aggiunto sempre via Facebook un particolare, che e’ la seconda pistola fumante. “Grazie Lance! Ti stavo cercando da tempo per questa vicenda. Brian era in verita’ sul mio elicottero e noi eravamo dietro di voi 35-40 minuti”. La “gloria” era insomma su un velivolo a una mezzoretta di distanza, e Williams ci e’ saltato su, con la fantasia. L’altra sera, nello suo stesso programma Nightly News, il giornalista ha ammesso di aver detto il falso. Ha chiesto scusa. “Mi sento terribilemente male”.
Invece di essere ricordato come “’eroe” ai posteri, Williams e’ nel pieno, oggi, di una polemica che non si fermera’ qui. A un giornalista in missione non si chiede di eliminare nemici, ma di essere corretto nel riportare i fatti. Quelli che vede, e prima di tutto quelli che compie lui stesso. Quale credibilita’ puo’ dare da oggi il pubblico alle storie di Williams, se ha avuto il fegato di mentire tanto platealmente, e piu’ di una volta, per passare da eroe?
Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • mabo20131938

    23 Febbraio 2015 - 11:11

    Bisogna compatirli. sono liberal, quindi con il cervello avvolto dai fumi ell'ideologia, buonista e solidarista. Forse un giorno cresceranno.

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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