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Il caso

L'ombra delle mail cancellate sulla trasparenza della candidata Hillary

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

L'ombra delle mail cancellate sulla trasparenza della candidata Hillary

Sono proprio una bella coppia questi Clinton, pieni di misteri ma inaffondabili. Nelle stesse ore, a un mese dal lancio ufficiale della sua campagna per il 2016, sono usciti due imbarazzanti dettagli che riguardano il loro passato. Ma mentre quello su Bill nulla aggiunge alla sua “fama” di presidente che trasformo’ in alcova la Stanza Ovale, le rivelazioni su Hillary hanno un pesante spessore politico perche’ riguardano la sua condotta gestionale negli anni da segretaria di Stato.

Cominciamo dal frivolo. Il Philadelphia Daily News ha intervistato il pittore Nelson Shanks, 77 anni, rinomato ritrattista sotto i cui pennelli hanno posato, tra le altre celebrità, la principessa Diana e Papa Paolo Giovanni II. E Bill Clinton, appunto, che a fine presidenza si rivolse a lui per farsi fare il quadro destinato alla Galleria Nazionale dei Ritratti di Washington. L’opera fu presentata ufficialmente nel 2006 al pubblico, ma allora non fu dato risalto ad un particolare: l’ombra sul caminetto, a fianco del presidente in piedi, è il riflesso di un vestito blu, appeso ad un attaccapanni che non si vede, che è un richiamo a Monica Lewinsky. Ha spiegato oggi l’artista che “dipingere Clinton era stato il suo compito più duro perché “è probabilmente il più famoso bugiardo di tutti i tempi”. Per questo aveva deciso di aggiungere un accenno allo scandalo che aveva gettato un’ombra sulla sua presidenza. “Lui e la sua amministrazione fecero alcune cose molto buone, ma io non potevo cancellare completamente dalla mia mente questa faccenda di Monica e così l’ho sottilmente incorporata nel dipinto”, ha spiegato Shanks. Nella Stanza Ovale c’era effettivamente un appendiabiti verticale con un vestito blu, messo dal pittore mentre disegnava lo sfondo in assenza di Bill. Quindi l’ombra era reale, “ma anche una metafora in quanto rappresentava una macchia sulla sua presidenza, e su di lui”, ha detto l’artista. Shanks non illustrò il dettaglio nove anni fa, quando il dipinto fu esposto, ma nell’intervista al Daily News ha fatto capire che Bill e Hillary erano ben consapevoli del simbolismo. “I Clinton odiavano il ritratto”, e volevano che il quadro fosse tirato giù. Tre anni fa il Museo lo tolse dall’esposizione, dove era rimasto però in bella vista dal 2006. La portavoce della Galleria dei Ritratti ha detto che la rotazione delle opere sui “Presidenti d’America” è di routine, e che è normale quindi che ora l’effigie di Bill, con la “sfumatura di blu di Monica” sia nel deposito sotterraneo.

Ma veniamo alla faccenda seria su Hillary. Il New York Times ha riportato oggi che la Clinton usava esclusivamente email del suo indirizzo personale durante tutti i suoi quattro anni da segretaria di Stato di Obama e, così facendo, ha violato le disposizioni federali che richiedono che tutta la corrispondenza scambiata da un ministro nell’esercizio della sua funzione pubblica sia mantenuta come documentazione dell’attività del dipartimento. Funzionari del ministero, oggi retto da John Kerry, hanno detto che Hillary non aveva un indirizzo email per l’intero mandato e i suoi aiutanti non fecero nulla affinché le sue comunicazioni personali fossero preservate nel server, cosa che è richiesta dal Federal Records Act, la legge che regola la materia per garantire trasparenza degli atti di governo, con annesse responsabilità della gerarchia. Soltanto due mesi fa, scrive il New York Times, due anni dopo essersi dimessa, la Hillary, in risposta alla richiesta del Dipartimento di Stato di rispettare la legge che impone di mantenere la documentazione, ha dato incarico a suoi consiglieri di fiducia di rivedere decine di migliaia di pagine delle proprie email personali per decidere quali trasmettere al Dipartimento. In tutto ne sono state consegnate 55mila, ma è evidente che la selezione sara’ stata accuratissima nel far sparire lettere compromettenti. E se si pensa che la Clinton nel 2012 è stata la protagonista, come capo della diplomazia Usa, del fiasco di Bengazi in cui l’ambasciatore Usa in Libia fu ucciso da un attacco terroristico fatto passare per "corteo di folla degenerato", si capisce bene come la faccenda delle email sparite la turbino di più dell’ “ombra del vestito di Monica”. Jeb Bush, che ha correttamente fatto pubblicare tutte le sue 250mila email di quando era governatore in Florida, l’ha già sbeffeggiata via Twitter: “La trasparenza conta. Le email non classificate, Hillary Clinton, devono essere rilasciate. Tu puoi leggere le mie”. E l’America vuole leggere quelle di chi vuole fare il presidente.

di Glauco Maggi

 

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