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Complimenti per la trasmissione

Luca Mercalli, il Philippe Daverio del clima

Scala Mercalli, il nuovo programma di Raitre

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
scala mercalli

Luca Mercalli è un pacioso climatologo in cravattino, eloquio morbido e barbetta incolta, già noto nei programmi di Fabio Fazio. Uno che potrebbe essere uscito da un romanzo di G.K.Chesterton.
E bisogna rendere merito a Raitre per il fatto d’aver affidato -in tempi di complotti e apocalissi ambientali- alla sua bonomia un intero programma, Scala Mercalli, di divulgazione, documentari scientifici e ecosostenibilità al sabato sera, rendendolo un piccolo grande atto di coraggio nel palinsesto intorpidito e lottizzato da Carlucci e De Filippi. Mercalli è una sorta di Philippe Daverio del clima. Nella prima puntata di questo racconto in sei parti si fa introdurre dalle parole di Papa Francesco, «Dio perdona sempre, gli uomini perdonano qualche volta, la Terra non perdona mai» . E accompagna subito lo spettatore tra le immagini alternate dai vulcani in eruzione, dai deserti , dalle grandi metropoli con un attenzione alla Danimarca, da sempre la Shamballah del perfetto ambientalista.
Mercalli è originale. E si produce in gesti semplici, che di questi tempi, in tv, non è poco. Trasmette dal Centro Multimediale Sheikh Zayed della Fao di Roma, in uno studio buio con alberelli stilizzati e immagini volanti di contadini africani che traiano aratri con gli gnu; e intramezza, con molto ottimismo, i suoi discorsi su sprechi energetici, sovrappopolazione, buchi nell’ozono e fusione dei ghiacciai, con immagini di video mozzafiato probabilmente rubati al National Geographic; e presenta gli scienziati d’ogni dove nella loro comune routine di salvaguardia del mondo (c’è una paleoclimanologa esperta di gas serra che descrive le dimensioni dei filtri come una gallerista davanti alla Gioconda). Ecco, magari Mercalli è un po’ pedante, nel senso accademico. Ecco, magari nell’intervistare il professor Tim Jackson economista della sostenibilità dell’Università del Surrey, potrebbe evitare di contestare il concetto di «crescita» come un Serge Latouche qualunque («l’aumento dei consumi vuol dire spesso impoverire una miniera e riempire una discarica»); e, magari potrebbe sentire più voci e più campane. Magari potrebbe farlo con due poltroncine in più, invece di chiacchierare in piedi, piantato in mezzo allo studio come un platano. Però, nel complesso, trattasi d’una fiatata di saggezza scientifica ben inalata...

 

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