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Complimenti per la trasmissione

Lo strano effetto Striscia su Masterchef

Polemiche Sky-Mediaset e tutto il resto

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
podio svelato mastechef

Adoro l’allegra spietatezza di Antonio Ricci, sin da quando imbrancava centinaia di cronisti narcisi -me compreso- nelle giurie televisive di Veline per farci votare, alle fine, soltanto le sue preferite.
Figuriamoci se non ho apprezzato lo scherzetto di Striscia nel rivelare in anticipo -come in una puntata del telefilm Hustle- il vincitore di Masterchef (SkyUno, giovedì prime time) Stefano Callegaro il barbuto assicuratore veneto che pare abbia già trovato lavoro in un’Hostaria di Rovigo. Non impazzisco per i cooking show. Però, nel cazzeggio alato delle fredde sere d’inverno tra amici, sembra che vedere Masterchef sia diventato un dovere civico. Mi sono sforzato spesso, al desco, di spostare gli argomenti sul quantitive easing di Draghi, sull’Isis, su Renzi, perfino sull’ultima puntata di Gotham; però i miei interlocutori mi rispondevano estasiati dalle galline ornamentali di Nicolò; dal Conte Garozzo a cui Bastianich, Cracco e Barbieri davano del «lei» perchè aristocratico; da Amelia, uscita proprio sulla preparazione di un piatto campano, la palla di mozzarella; da Paolo il catechista e da tutti gli altri concorrenti trattati come i candidati del Nobel davanti all’Accademia di Stoccolma. Sicchè, giocoforza, per puro dovere professionale, ho dovuto ingoiare la finalissima tra aspiranti chef. Tra l’altro, roba ritmatissima nella narrazione e montatissima, non solo nel carattere dei giudici. Dei quali giudici -ha ragionissima Ricci- due su tre, senza il suddetto montaggio artistico registrato, risulterebbero «non leader carismatici ma baccalà quali sono...». Masterchef, indubbiamente, funziona.
Fare su Sky il 4,8% è un buon successo, specie se si tiene conto del probabile effetto «cassa di risonanza» della beffa di Striscia; da cui si deduce che la minaccia dei «procurato danno» della tv di Murdoch decada e venga derubricata a straordinaria azione di marketing involontario. O volontario. Non importa, e non lo voglio sapere. Ora, si può credere a Sky che ha tambureggiato l’esistenza di una «talpa» nello staff dei cuochi; oppure a Ricci che dice di aver «tirato ad indovinare il vincitore» su suggerimento della figlia. Non importa neanche questo. Conta, invece, che una bega tra un vecchio satiro immortale e un talent di fornelli abbia quasi monopolizzato, per quasi una settimana, noi scriba. E di questo non ho ancora capito se entusiarmarmi o dolere...

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