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Primarie democratiche

I sondaggi incoronano Hillary Clinton, Ercolino sempre in piedi

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

I sondaggi incoronano Hillary Clinton, Ercolino sempre in piedi

La Clinton è come “l’Ercolino sempre in piedi”, l’eroe della pubblicità della Galbani degli Anni 70 che non poteva cadere mai perché il pupazzo di plastica pieno d’aria aveva alla base acqua a sufficienza per tenerlo eretto: anche se veniva spinto da ogni parte tornava sempre bello dritto. Nel sondaggio uscito oggi della CNN-ORC, infatti, Hillary Clinton continua ad essere la forza dominante tra i probabili candidati per il 2016, democratici e del GOP, anche dopo lo scoppio dello scandalo delle email di governo “sparite” e le rilevazioni sui soldi avuti dai governi arabi per la sua Fondazione mentre era ministro degli esteri. Scossoni che avrebbero abbattuto qualsiasi altro candidato, soprattutto se repubblicano: basti pensare a come sia di fatto sparito dalle posizioni di testa nei sondaggi il governatore del New Jersey Chris Christie per la faccenda dei tre giorni di code sul Washington Bridge, provocate da un membro del suo staff a sua insaputa, come è stato peraltro definitivamente chiarito dopo mesi di indagini.

La Hillary, ancora oggi, batte il vicepresidente Joe Biden di una cinquantina di punti, che è il record di fallimento per qualunque vicepresidente in carica che accarezzi, come l’anziano gaffeur, speranze di restare alla Casa Bianca. Inserendo nel sondaggio anche la senatrice di sinistra Elizabeth Warren, il podio dei favoriti tra i DEM vede la Clinton prima con il 67%, Biden secondo con il 16% e la Warren terza con il 10%. Agli altri possibili aspiranti , dall’ex governatore del Maryland Martin O’ Malley all’ex senatore della Virginia Jim Webb, restano le briciole. E se la Warren non entrasse in gara, come del resto lei sostiene da tempo, le fans democratiche di Hillary salirebbero dal 67% al 74%. La grande maggioranza dei Democratici, il 68%, sono convinti che la Clinton sia la migliore arma del partito per vincere la presidenza per la terza volta, con il 30% che pensa invece ad una alternativa. Questo significa che il partito di Obama è “ostaggio” della Clinton, ma anche che i DEM sono in una posizione decisamente migliore del GOP per la vittoria finale.

E ciò è rimarchevole per due ragioni. La prima è che soltanto 4 mesi fa si sono tenute le elezioni di medio termine che hanno segnato una cocente sconfitta del partito di Obama, che ha perso 9 seggi in Senato, dove ha ceduto il controllo al GOP (54 a 46), e ulteriormente ridotto la sua squadra di deputati. Ma l’onda repubblicana, che pure è stata devastante sul piano dei distretti congressuali e delle legislature statali, non ha trovato alcuno spazio sul piano nazionale della corsa alla Casa Bianca. I candidati del GOP che guidano il gruppo dei papabili, Jeb Bush con il 16%, Scott Walker con il 13%, Rand Paul con il 12% e Mike Hackabee con il 10%, risultano staccati di oltre 10 punti dalla Clinton negli ipotetici testa a testa proposti dai sondaggisti della CNN. Il senatore Paul perderebbe per 43% a 54%, mentre Jeb Bush e il governatore del Wisconsin Walker prenderebbero solo il 40% contro il 55% della Clinton.

Il secondo elemento che fa giustamente sorridere l’aspirante “prima donna presidente” è che nell’ultimo mese la stampa, anche quella liberal guidata dal New York Times e dal Washington Post, non ha affatto “censurato” le rogne che infangano la sua reputazione. Prima il conflitto di interesse dei finanziamenti dei governi di Arabia Saudita, Oman, Qatar, Algeria alla “Clinton Foundation”. Poi lo scandalo delle 30mila email del tempo in cui era Segretario di Stato che lei ha fatto sparire, e del server personale tenuto nella sua villa di New York dove le ha conservate, ovviamente per tenerle segrete. Tutto ciò in spregio alla legge che impone a chi occupa cariche pubbliche di mantenere disponibili documenti e lettere a futura memoria, per trasparenza sulle responsabilità legate all’esercizio del potere governativo. L’ultima tegola è la notizia che, lasciando il Dipartimento di Stato, Hillary non ha mai firmato la lettera in cui certificava di aver provveduto a rispettare la norma della consegna di documenti e email: di per sé, questo è già un atto fuorilegge che si aggiunge alla sostanza della sparizione del materiale che andava preservato. Insomma, se un personaggio così riesce a stare in piedi senza perdere punti nei sondaggi, è veramente l’ “Ercolino” del Palazzo, grazie al “brand Clinton” che pare alimentarsi di scandalo in scandalo, dalla Monica a Bengazi. La residua curiosità è capire se saprà sopravvivere per 20 mesi al comando, ma le premesse ci sono tutte.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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