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La sparata

La democrazia totalitaria di Obama: "Rendere il voto obbligatorio"

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

La democrazia totalitaria di Obama: "Rendere il voto obbligatorio"

L’ultima di Obama: "Potrebbe essere arrivato il tempo di rendere il voto da diritto a dovere". Il presidente americano ha lanciato l’idea in un discorso a Cleveland davanti al pubblico di un gruppo per i diritti civili: “Rendere il voto obbligatorio”, ha detto, sarebbe “potenzialmente trasformativo”. La digressione sulla democrazia totalitaria gli è venuta rispondendo ad una
domanda-assist sull’influenza del denaro nelle elezioni. E’ noto che i DEM sono contro i finanziamenti che i simpatizzanti di destra danno ai candidati del GOP, mentre sono a favore dei soldi che arrivano loro dai miliardari liberal e dai sindacati: non a caso Obama stesso fu sommerso per le sue due elezioni dal denaro dei PAC (comitati di azione politica) dei suoi fans,
anche se prima di scendere in campo era stato un fustigatore dei finanziamenti privati alle campagne elettorali. Ma, lo sanno tutti ormai, Barack è il presidente più spudorato della
storia americana, capace di mentire su tutto e su tutti. Impressionante è la sua faccia tosta nel riscrivere la storia, la sua storia. “La gente che tende a non votare sono giovani, sono di basso reddito, e li si trova più pesantemente nelle file degli immigrati e dei gruppi delle minoranze”, ha detto Obama. “C’è una ragione per il fatto che ci sono quelli (per lui, i repubblicani “razzisti”, ndr) che li tengono lontani dalle urne”.

L’allusione del presidente è alle leggi approvate ormai in molti Stati che richiedono un documento di identità con la foto per poter votare. Secondo Obama ed Eric Holder, il ministro della Giustizia che ha querelato i governatori degli Stati che richiedono un certificato con foto per evitare frodi, i neri e gli ispanici poveri verrebbero discriminati e scoraggiati dal votare per questa misura di trasparenza. Ma è una solenne bugia, anche se i DEM la ripetono sempre: nelle elezioni recenti, dopo l’introduzione di queste leggi, la percentuale di neri e ispanici in età di voto che hanno votato negli Stati presunti “razzisti” è stata più alta di quella dei bianchi. Davanti agli stessi fans adoranti di Cleveland, mercoledì, Barack ha anche fatto “autocritica” alla sua maniera su Guantanamo. “Penso che avrei dovuto chiudere la prigione il primo giorno che sono entrato in carica”, ha confessato il suo più grande rimpianto sommerso dagli applausi. Poi ha “spiegato” perché non lo ha fatto, ovviamente con una bugia. “Pensavo che avessimo abbastanza consenso per agire in un modo tranquillo e deliberato, ma poi ci si è messa di mezzo la politica (ossia i repubblicani che per lui sono la colpa di tutti i mali, ndr) e la gente si è spaventata per la retorica costruita attorno alla chiusura. A questo punto la strada di minore resistenza fu di lasciarla aperta, anche se ciò non è quello che noi siamo come paese e anche se è stata usata dai terroristi nel mondo per reclutare jihadisti”. Ma Obama, allora, godeva di un Congresso a forte maggioranza democratica alla Camera e al Senato, e quindi non ha voluto, o saputo, neppure convincere i suoi compagni di partito a chiudere Guantanamo. Eppure, con Obamacare, ha invece subito dimostrato che aveva tanto a cuore la riforma della salute alla europea che l’ha fatta passare senza un singolo
voto repubblicano. Ovviamente, anche per Obamacare ha usato una serie di menzogne sulle conseguenze della riforma, la più smaccata delle quali è l’indimenticata “Se vuoi mantenere la tua polizza, la manterrai; se vuoi mantenere il tuo dottore nessuno te lo toglierà”. Si è visto poi che era tutto falso. Comunque, tornando a Cuba, Obama non aveva neppure il bisogno dei voti in parlamento: da comandante in capo aveva il potere di emettere un ordine esecutivo secco e di chiudere il campo militare aperto da Bush nel 2002, con annessa galera. Ma non l’ha fatto perché la promessa della chiusura nei comizi prima del voto era fondamentale per fare bella figura con i liberal anti- Bush. Dopo, chiuderla gli sarebbe costato un grosso capitale politico e lui aveva un’altra elezione presidenziale davanti, nel 2012, e non voleva irritare l’opinione pubblica moderata e centrista, preoccupata per la sicurezza nazionale e contenta di sapere che quelli di Al Qaeda erano sotto chiave. E a proposito di “ordini esecutivi” come mezzo politico, non è proprio che Obama li disdegnasse per principio e per rispetto del Congresso, come si è visto poi con l’amnistia ai clandestini. L’unica bussola che ha sempre guidato la sua azione è stata la convenienza politica a proprio favore personale. Con un ordine esecutivo, dicevamo, pochi mesi fa ha dato l’amnistia a 5 milioni di clandestini. Ma l’ha fatto dopo il voto di medio termine, anche se l’aveva annunciato in estate: il calcolo era di tenere buoni gli ispanici e i liberal pro amnistia con la promessa dell’amnistia, e nel contempo di non mobilitare troppo a favore del GOP, con un ordine esecutivo pre-voto gli oppositori della immigrazione “selvaggia”. Calcolo sbagliato, come hanno detto le urne, ma tanto a pagare non è stato lui, che non ha altre elezioni da vincere. Ecco perché’, nei 20 mesi che gli restano, il presidente ha aggiornato la bussola della convenienza politica. Ora non è più strettamente personale ma orientata su una agenda ideologica di sinistra, che “trasformi” il paese
da capitalista a socialdemocratico (e in prospettiva socialista). E’ di qui che vengono le pensate di modifiche istituzionali, come il voto obbligatorio.

I paesi dove ci sono forme di voto obbligato sono 26, secondo L’Istituto per la Democrazia e l’Assistenza Elettorale: in alcuni chi non vota paga una multa, come in Australia e in Belgio.
In America l’astensionismo è fenomeno radicato: alle elezioni del Congresso del 2014 hanno partecipato il 37% degli aventi diritto, e a quelle di sindaco di New York nel 2013 un milione su 8,5 milioni di abitanti. Così è fatta la democrazia, in cui il cittadino che si schiera politicamente è un obiettivo che i candidati devono conquistare. Secondo Haydon Manning, professore alla Flinders University in Australia, “convincere cittadini che non sono interessati al voto significa incoraggiare la produzione di slogan banali e di pubblicità fuorvianti e negative. Per me, questo comporta una riduzione dell’esperienza democratica verso coloro che spendono del tempo a riflettere sulle questioni e a fare scelte ragionate”. Ma sono proprio la demagogia e il populismo, conditi di parole d’ordini troppo belle per essere vere (e infatti sono false) il modus operandi preferito da Obama e dai democratici.

di Glauco Maggi
@glaucomaggi

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