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Il giornale Radio cambia veste e insegue i social network

La "cura" Mucciante per tenere aggiornata la radiofonia targata Rai

Dal 30 marzo parte la nuova impaginazione delle edizioni dei Gr. Segno che nell'etere c'è ancora spazio per crescere. In attesa della riforma annunciata dal premier Matteo Renzi 

26 Marzo 2015

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il direttore Flavio Mucciante

Dal 30 marzo parte la nuova impaginazione delle edizioni dei Gr. Segno che nell'etere c'è ancora spazio per crescere. In attesa della riforma annunciata dal premier Matteo Renzi 

L’idea è semplice e accattivante al contempo: creare un fil rouge fra i social network e l’etere. Perché la Radio può permetterselo, più della televisione. E così avanti tutta con un mix serrato di titoli, suoni, effetti per una copertina, che in meno di un minuto fa entrare nel vivo dei fatti del giorno con voci, audio e testimonianze dei protagonisti. Poi servizi veloci, approfondimenti in diretta, più spazio all'attualità internazionale. Così da lunedì 30 il GrUno della Rai delle sette del mattino si rifà il look, dando modo al notiziario radiofonico più seguito dagli italiani, con circa un milione di ascoltatori secondo le ultime rilevazioni Eurisko Radio Monitor, di restare al passo con i tempi. “La radio è fatta di immediatezza e suggestioni sonore”, dice il direttore di RadioUno Flavio Mucciante, “dopo gli ottimi risultati del nuovo GrUno delle otto, continuiamo a sperimentare format dove modernità della confezione e contenuti sono le due facce imprescindibili della stessa medaglia, nel segno di un’informazione completa, affidabile, veicolata su diverse piattaforme”. La copertina del GrUno delle 8 on air e sul web, il player su Twitter degli highlights dei Tg arabi, europei, cinesi e americani, i reportage fotografici sul profilo Instagram della rete, gli ascoltatori che diventano coautori dei programmi grazie a Wathsapp e Facebook ed ora il restyling del notiziario delle 7 sono soltanto alcuni aspetti del rinnovamento in atto a Radio Rai. “Abbiamo mandato in pensione l’all news tradizionale per lasciare spazio ad un intero palinsesto di informazione”, spiega il direttore di RadioUno, “gli speciali dalla terra dei fuochi o dall’interno dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, a pochi giorni dalla definitiva chiusura, la diretta no-stop sull’attentato a Charlie Hebdo e quella sulla visita del Papa a Scampia rappresentano l'essenza stessa della nostra missione editoriale, in linea con le grandi radio pubbliche europee”. “Un lavoro seguito ogni giorno da oltre quattro milioni di ascoltatori”, ricorda Mucciante, “difficilmente comparabile con quello, pur apprezzabile ma completamente diverso, di reti che del varietà e dell'intrattenimento hanno fatto la loro cifra stilistica”. Ecco, a fronte di tutto questo viene da chiedersi quale idea abbia il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, quando parla di riforma della Rai. Nei suoi piani c’è anche la Radio oppure solo il video visto che da quello dipende il suo consenso politico? Sarebbe bello scoprire che le buone idee, che viaggiano sulle gambe di chi sa sperimentare, colpissero alla testa chi guarda solo all’apparenza e non alla sostanza…

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Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

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