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Dall'Afghanistan

Il pasticciaccio (e la verità) sul caso di Bergdahl, il "soldato disertore"

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il pasticciaccio (e la verità) sul caso di Bergdahl, il "soldato disertore"

L’esercito americano ha formalmente incriminato oggi per “diserzione” Bowe Bergdahl, il sergente che Obama aveva scambiato con 5 Talebani di alto rango detenuti a Guantanamo, in un baratto che aveva stravolto la politica americana di non cedere ai ricatti dei sequestratori. Per il caso piu’ sbagliato di tutti. Ma tanta era stata, allora, la soddisfazione del presidente nel vantarsi di aver riconsegnato alla famiglia un soldato USA in “prigionia” da tempo in Afghanistan, che il giorno dell’annuncio della sua “liberazione” aveva voluto al suo fianco alla Casa Bianca il padre di Bowe, Bob, che durante la detenzione tra i fondamentalisti del figlio si era messo a studiare l’Islam, e che si presento’ con una barba da Osama Bin Laden e parlo’ nella lingua pashtun. Un caso di sindrome (ideologica) di Stoccolma, viste le posizioni espresse in sintonia con quelle del figlio sequestrato, uno che nemmeno aveva nascosto il fatto che preferiva i nemici con il turbante ai suoi compagni in divisa cachi. “Mi spiace per tutto quello che c’e’ qui”, aveva scritto infatti Bowe in una email al babbo prima di sparire. ” Questa gente ha bisogno di aiuto, e quello che hanno e’ il paese che si crede il piu’ orgoglioso del mondo che dice che loro non sono nulla, che sono stupidi”. “Ci stanno dando una immagine fittizia e artificiale di quello che stiamo facendo in Aghanistan”, aveva fatto eco il padre Bob dal podio a fianco di Obama dopo la “liberazione” del figlio.

Il sergente Bergdahl, dalla sua condizione di soldato disadattato quando ancora non era scomparso, era passato presto ad un consapevole e dichiarato, nelle lettere al babbo, antiamericanismo. “Mi vergogno di essere un soldato americano. Il titolo di soldato americano e’ una bugia per i creduloni. Questa America e’ un orrore e mi fa schifo”. “Obbedisci alla tua coscienza”, gli aveva ribattuto il padre Bob in una email. Cosi’ una notte, finito il turno di guardia, Bowe chiese al suo superiore se sarebbe stato un problema lasciare l’accampamento portando con se’ il fucile e gli occhiali per vedere al buio. “Si’”, fu la replica del suo capo. Ma una volta tornato al suo bunker, Bergdahl prese un coltello, dell’acqua, il suo diario, una macchina fotografica e lascio’ la base di nascosto. In sostanza, diserto’. La mattina dopo iniziarono le ricerche, e vari marines sono morti nei setacciamenti per ritrovarlo.

L’annuncio della conclusione dell’inchiesta, che e’ durata oltre 10 mesi dopo il rilascio, e’ stato fatto dal Comando delle Forze Armate a Fort Bragg in Nord Carolina. Da mesi giravano voci che sarebbe finita male per Berghdal, ma Obama e’ riuscito a tirare in lungo il piu’ possibile l’esito, scavalcando le elezioni di medio termine del novembre scorso. Il tentativo di difendere a testa alta il baratto con i 5 pericolosi fondamentalisti come una vittoria dei principi del governo e dell’esercito americano, che non lasciano mai un soldato in mano ai nemici, e’ durato pochissimo davanti all’opinione pubblica, anche se la consigliera per la Sicurezza Pubblica Susan Rice si lancio’ in un giudizio che oggi la svergogna: “Bergdahl ha servito il suo paese con onore e distinzione” .
Ben presto i suoi commilitoni nell’avamposto afghano hanno raccontato ai giornali chi fosse veramente Berghdal e come fosse finito prigioniero dei talebani della regione in cui si trovava la caserma americana. “Eroe disertore”? Cosi’ avevamo gia’ scritto noi su Libero molti mesi fa, all’annuncio dello scambio. “C’e’ piu’ di un indizio”, avevamo aggiunto, prima che le testimonianze di tutti quelli che prestavano servizio con lui in Afghanistan togliessero ogni dubbio.

Lo scandalo dello scambio e’ oggi diventato ancora piu’ grave per Obama, e non solo nel merito dell’avere inscenato la festa d’onore per la famiglia del traditore. Prima, e anche dopo il caso Bergdahl, il governo USA e’ sempre stato sordo e insensibile ad ogni possibilita’ di trattativa con i sequestratori di americani, dai giornalisti decapitati al caso recentissimo della cooperante Kayla Mueller, morta in febbraio mentre era detenuta in Siria dall’ISIS. I suoi familiari hanno accusato il governo Usa di non aver fatto nulla per la sua salvezza, che pareva vicina.
Quanto al valore simbolico degli atti pubblici, il papa’ del disertore abbracciato alla Casa Bianca e’ di diritto nella fila dei quadretti tragici del comandante in capo: a fianco c’e’ l’Obama che gioca a golf pochi minuti dopo aver annunciato la decapitazione di James Foley, il primo reporter Usa a subire quella sorte; e accanto l’Obama da solo, quello che non ha mai ricevuto alcun familiare delle altre vittime Usa, ma soltanto lui, il babbo del traditore. Se ritenuto colpevole dei due reati di tradimento e di 'comportamento scorretto di fronte al nemico", Bergdahl può' finire all'ergastolo.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • alkhuwarizmi

    30 Marzo 2015 - 16:04

    Caso esemplare di un Paese che era il faro della civiltà e della libertà nel mondo, così ci avevano insegnato, e che ora non sa esprimere niente di meglio che un Presidente arcobaleno.

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  • routier

    27 Marzo 2015 - 16:04

    Un'altra decisione improvvida di Obama. Ne farà mai una giusta ?

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