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I mazziniani

Saverio Raimondo, ovvero la forza del comico-satirico contro la rassicurante agonia della televisione. A cavallo fra Corrado Guzzanti e Daniele Luttazzi

La maggior parte degli artisti emergenti è legata alla "griglia" televisiva dei tre minuti. Lo showman romano spezza questo meccanismo e riscopre il gusto dello spettacolo dal vivo. E in tv è l'unico vero elemento di novità

La Rai, in particolare, dovrebbe avere il  coraggio di osare di più e sperimentare. Dopo le ottime prove a La Gabbia su La7 e al dopo Festival di Carlo Conti il monologhista capitolino è pronto per competere anche con Crozza, attore comico legato al copione

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

enrico.paoli@liberoquotidiano.it

Saverio Raimondo al dopo Festival di Sanremo

In un’intervista di un po’ di tempo fa (contano le idee non le date) Saverio Raimondo, comico eclettico ed emergente (più significativa la prima della seconda, in Italia si è emergenti a vita, tranne se vai a Palazzo Chigi), parlando di politica sosteneva che “la Destra sicuramente non mi appartiene. Non so, mi definirei Progressista Riformista”. A quell’idea è rimasto aderente. Destra e sinistra uniti nella lotta per fregare il cittadino elettore. Solo Silvio Berlusconi era il pane quotidiano per i comici. Infatti con il Cavaliere hanno fatto tutti carriera. Ma questa, in fondo, è storia. Anzi, è la storia di questo Paese, capace di amare, tradire e dimenticare con la stessa forza. E poi, l’altra idea alla quale Raimondo è rimasto affezionato, è il dramma dei soldi, di cui parla al passato. Ed ha ragione. Tanta. Una volta c’erano, oggi non più. Sono solo un ricordo. Come il lavoro. Ecco questo, in parte ovviamente, è Saverio Raimondo, comico satirico della nuova generazione che s’ispira a Corrado Guzzanti ma riecheggia profondamente Daniele Luttazzi. In fondo è un buon mix. Ed è forse grazie a questa alternanza di stili e meccanismi comici che il suo prodotto è uno dei migliori in circolazione. Le prove televisive dell’ultimo anno, da La Gabbia di Gianluigi Paragone su La7 al dopo Festival di Sanremo a guida Carlo Conti, hanno dimostrato come in tv non ci sia solo Crozza. Che non è un comico satirico, ma un attore comico. Il raccontafavole di “Crozza nel paese delle Meraviglie” ha bisogno di un copione, di un gobbo da leggere. Raimondo ha soltanto la necessità di un pubblico e di un canovaccio, di una traccia, di un copione da commedia dell’arte. Ecco, il paragone potrà anche sembrare ardito, ma è la perfetta sintesi di ciò che offre oggi il panorama italiano della comicità, forse nella sua fase più bassa. E’ del tutto evidente che mancano i personaggi e gli autori. Perché una buona battuta è sempre un parto doloroso, ha necessità di un lungo travaglio che, molto spesso, sfocia in un cesareo. Saverio Raimondo, che ha chiuso la stagione invernale all’Oppio Caffè di Roma trasformato in Comedy central Cocktail Club, proprio davanti al Colosseo ( “un’enorme rotatoria di tufo coperta dai ponteggi, buttatela giù....”), ha offerto l’ennesimo saggio di questa sua innata capacità, ripartendo da dove tutti si fermano. Ovvero dal contatto con il pubblico. La sensazione, sempre più netta a dire il vero, che si porta a casa nel vedere certe prove televisive e che i cosiddetti comici 2.0 pensino solo alla tv. Fuori dalla parentesi dei tre minuti dell’apparizione televisiva sono solo una linea continua, piatta. Per emozionare la gente, per farla uscire di casa modello New York o Londra, sen non addirittura Parigi, c’è bisogno di verità, di capacità di essere credibili. E non è semplice. E poi c’è il problema dei contenuti. La televisione, soprattutto la Rai, vuole essere rassicurante e l’utente che paga il canone chiede solo di essere rassicurato. Raimondo fa pensare, non rassicura, ma ingenera dubbi. Quando la televisione, tutta, abbasserà la cortina di fumo alzata sulla realtà sarà un bel momento. E i comici satirici torneranno ad animare la televisione... Sino ad allora lunga vita agli show nei locali. Sognando la vitalità culturale delle grandi capitali europee. Di cui Roma non fa parte. Soprattutto se pensi di essere un menù completo quando in realtà sei solo una pizza margherita senza mozzarella....

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