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a muso duro

Contro gli imbecilli del calcio non bastano rabbia e indignazione. E fermiamo chi fa entrare allo stadio gli striscioni vigliacchi e infami

Le scritte contro la madre del tifoso napoletano ucciso a Roma apparse in curva all'Olimpico sono uno schiaffo all'intelligenza e danneggiano solo i veri amanti del calcio

Nessuna tifoseria è in condizione di scagliare la prima pietra. Da nord a sud d'Italia tutti hanno i loro scheletri nell'armadio 

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lo striscione infame apparso allo stadio di roma duranta la partita con il Napoli

la società non ha voluto commentare i fatti

Nessuna tifoseria è in condizione di scagliare la prima pietra. Da nord a sud d'Italia tutti hanno i loro scheletri nell'armadio 

Vergogna. E ancora vergogna. Per gli striscioni infami e per la mancanza di rispetto. Però, c’è un però: chi ha permesso l’ingresso di quelle scritte vigliacche, apparse ieri all’Olimpico di Roma, contro i familiari di Ciro, il tifoso partenopeo ucciso da un ultrà romanista è altrettanto colpevole. Maglie troppo larghe nel servizio d’ordine disposto dal Questore della Capitale? Steward conniventi e complici con i violenti durante i controlli nel pre-filtraggio, come spesso capita nelle piazze «calde»? O la solita «organizzazione criminale» di chi frequenta le curve del calcio capace di eludere i controlli? Sia chiaro, gli striscioni sono una bestialità, ma chi permette che questi arrivino dove non dovrebbero essere, ha la sua quota parte di responsabilità. Gli imbecilli del calcio (pseudo ultrà e, peggio ancora, sedicenti tifosi), tali sono e tali resteranno, continuando a mettere in difficoltà i tifosi veri. Ma rimane incomprensibile come tutto ciò possa accadere ancora. Gli stadi, anche se vecchi e fatiscenti, a forza di leggi e leggine, sono diventati dei piccoli fortini, all’interno dei quali non dovrebbe entrare nulla. E invece entra tutto. Soprattutto l’idiozia. Durante il match dalla curva sud, oltre ad essere intonati i soliti cori anti-napoletani, sono comparsi striscioni offensivi, rivolti ad Antonella Leardi, mamma di Ciro Esposito: «Che cosa triste... lucri sul funerale con libri e interviste!». E poi ancora: «C’è chi piange un figlio con dolore e moralità e chi ne fa un business senza dignità. Signora De Falchi onore a te». Senza fare riferimento diretto alla donna, la curva ha voluto sottolineare la presentazione del libro “Ciro Vive” avvenuta pochi giorni fa, per ricordare il figlio scomparso negli scontri prima della finale di coppa Italia tra Napoli e Fiorentina dello scorso anno. La risposta della signora Leardi non si è fatta attendere. «Striscioni orribili, purtroppo non tutti hanno la stessa testa e principi. Pregherò per loro, affinché Dio possa cambiare i loro cuori. Continuerò la mia lotta al di là di quello che possono dire». Parole sacrosante. Una mamma ha il diritto di ricordare il proprio figlio nel modo in cui ritiene più opportuno. Nessuno detiene il decalogo del ricordo. Figuriamoci gli ultrà di una curva dalla quale nel 1979 partì un razzo di segnalazione che uccise Vincenzo Paparelli, la cui unica colpa era quella di essere seduto nel settore dei laziali, e nella quale si muoveva l’assassino di Ciro Esposito. E sì, da quale pulpito arriva la predica. Anzi, da quale concentrato d’idiozia arriva lo striscione infame con appendice finale: «Daniele con noi». La scritta, ovviamente, è pro De Santis. No comment dai dirigenti Roma: «Non commentiamo mai gli striscioni». Peccato, hanno perso una bella occasione per dire una cosa intelligente. L’avvocato Angelo Pisani, legale della famiglia Esposito, e con lui la maggioranza del mondo politico (compreso il sindaco di Roma Ignazio Marino), chiede provvedimenti seri nei confronti della curva giallorossa. «Bisogna punire i responsabili di striscioni vergognosi e offensivi, con giuste sanzioni e squalifiche per uno stadio purtroppo esempio solo di messaggi negativi e pericolosi». E non è da meno il Sap, il Sindacato autonomo di Polizia. «Si tratta di una vicenda squallida che condanno fermamente», dice Gianni Tonelli, segretario generale, «credo che servano punizioni esemplari per i responsabili. Aggiungo però anche che questa vicenda dimostra, ancora una volta, come la normativa attuale in materia sia una vera e propria baggianata: da alcuni anni sono gli steward ad occuparsi dei filtraggi, ma in realtà non hanno alcun vero potere di controllo. E in passato si sono pure registrate responsabilità e complicità di questi addetti. Si parla di Daspo, addirittura di Daspo europeo, ma in realtà non c’è una effettiva volontà politica di occuparsi di questi problemi. È solo fumo negli occhi». Certo, come sempre. Ma è sempre troppo per una partita di calcio. Per 90 minuti d’inutile follia....

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Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

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