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Complimenti per la trasmissione

Karaoke, ritorno a un (triste) passato

Ma perchè riproporre una roba di un quarto di secolo fa?

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Pintusa all'Arena di Verona

Non c’è nulla di più maliconico di un programma che, quasi un quarto di secolo dopo, ricicla esattamente sè stesso. Non c’è nulla di più imbarazzante di un comico che non fa ridere e che scimiotta uno showman che sapeva fare il comico, rubando spesso la scena ai veri protagonisti ossia il pubblico cantante.
Nel rivedere il Karaoke (Italiauno, da lunedì a venerdi ore 20) con Angelo Pintus al posto del Fiorello in paletot ocra e codino mi s’è stretto il cuore. Il Karaoke, il nulla venuto dal Giappone, è stato un brandello della mia giovinezza; era il gradevole soffio dell’inutile -assieme a Non è la Rai- nei miei pomeriggi da studente al cazzeggio. Ma nel ’92, quando le piazze canore tracimavano e non erano sostituite dai social, e una timidezza gentile ci impediva di sputtanarci troppo, be’, il karaoke fu un grande esperimento antropologico. Oggi non è più neanche vintage, è anacronismo puro. E’ cambiato il mondo. Per dire, l’altra sera Pintus era a Treviso -città che ben conosco- in un parcheggino dietro Piazza dei Signori; una manciata di pubblico era piazzato strategicamente attorno al palco per dare l’idea della folla ululante di fiorellana memoria. Pintus ha esordito con una battuta meterologica «Fa caldino, qui dietro c’erano i pinguini di Madagascar...». Non ha riso nessuno. E allora lui, con la pervicacia che lo contraddistinse a Sanremo, ha insistito citando l’orologio di Ritorno al futuro, la cadenza veneta e Van Damme, non ricordo bene in che ordine e perchè. Il primo cantante dal pubblico era talmente frastornato dall’invadenza del conduttore che ha cannato il pezzo di Mengoni. Ed è stato così per tutta la puntata ed è così in tutte le puntate, con la liturgia del saccheggio del reportorio pop di Pink, di Tiziano Ferro, dei Modà, della Bertè ecc.. Ora sarebbe ingeneroso dire che il problema sia Pintus (a me continua a non piacere, ma giovani colleghi mi dicono che somigli all’americano Jango Edwards anche se, per me, non hanno mai visto Jango Edwars). No. Il problema è di chi ce l’ha mandato.
Secondo Lord Lucas di Tv Blog, il nuovo Karaoke doveva, perlomeno adattarsi ai tempi: «Non una modifica al meccanismo, non una benché minima interazione con il web o con le nuove tecnologie». Non sono d’accordo. Era già finito, sepolto, nel ’94, quando venne affidato ad Antonella Elia e Fiorellino. Perchè, allora questo sgraziato accanimento verso i defunti?...

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