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Complimenti per la trasmissione

Urge un Grimm in Parlamento

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Grimm

Per districarsi nella selva oscura della politica italiana ci vorrebbe la “seconda vista” di Nick Burkhard. Giovane detective della polizia di Portland con sguardo smerigliato da boyscout, un filo di barba e una cassapanca piena di terrificanti diari di antenati settecenteschi, Nick è il Grimm dell’omonima serie (Italia 2, Mediaset Premium Action, seconda serata), ossia l’ultimo discendente di una dinastia di cacciatori di mostri che campano mimetizzati tra gli umani come nel film Vivono fra noi di Carpenter.
Il Grimm è l’epicentro d’una saga un po’ infantile. Esercita la professione di piedipiatti in un mondo con scorci fantasy affollato di innocui vecchiette, studenti, massaie, motociclisti, meccanici frigoristi, travet che, al limitar d’una seppur lieve incazzatura, ribolliscono della rabbia dei Grandi Antichi di H.P.Lovecraft e rivelano il loro volto orrido, “la bestia che è in noi”, i cosiddetti Wesen. Ma lo fanno soltanto agli occhi di giovani detective della polizia di Portland con sguardo smerigliato da boyscout. Di solito il Grimm, che è uno scanner ambulante di malvagità ancestrale, individua i mostri e, nel peggiore dei casi, li decapita. Con molti di loro, invece, ci va a cena o ai barbecue domenicali. M’immagino Nick Burkhard a Montecitorio o Palazzo Madama: scopre che la Boschi è in realtà una Fuchsbau, una specie di prociona pelosetta dalle doti taumaturgiche; o che sotto l’isteria di Brunetta si cela un gremlin che odia il Natale; o che Fitto e Fassina dietro l’aura dei ribelli, nascondono l’anima dei Chupacabras, i vampiri di seconda scelta. La trama del telefilm è abbastanza incasinata. Prevede due-tre sottotrame con tanto di magia; di misteriose casate nobiliari in terra d’Austria; di Fbi; di rapimenti di bambine mutanti; di matrimoni misti osteggiati da Ku-Klux –Klan di mostri fra un Blutbad, un lupo mannaro e una Fuchsbau, di studentesse mascoline che si scoprono Grimm anch’esse. Un delirio.
L’unico normale, qui, è un sergente della polizia di origine cinese creduto matto per aver visto l’ex fidanzata succhiata come un’ostrica da un essere tentacolare d’origine coreana. Mi rendo conto che il tutto è una chiassosa americanata. Ma ci sono più mostri, v’assicuro, nei talk…

 

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