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Ex First lady

Hillary Clinton scende in campo: si candida alle primarie democratiche

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Hillary Clinton scende in campo: si candida alle primarie democratiche

Nate Silver e’ un giornalista filodemocratico che se ne intende, visto che aveva azzeccato con anticipo la vittoria di Obama nel 2008 e 2012. “La verita’ e’ che una elezione generale con la Clinton sulla scheda –ed e’ molto probabile che sara’ lei la candidata democratica – e’ una sfida 50/50”, scrive oggi sul suo blog all’annuncio ufficiale della candidatura. Michael Goodwin e’ un vincitore di premio Pulitzer, columnist del New York Post e dichiaratamente anti Hillary e pro GOP. “C’e’ ovviamente ancora un sacco di strada da fare per arrivare al novembre dell’anno venturo, e gli eventi, specialmente il crescente disordine nel mondo, probabilmente ridisegneranno molte volte la campagna e l’umore della gente”. Ma mentre queste due voci, da fronti opposti, offrono la stessa – ragionevolissima - “non previsione” sulle prospettive di vittoria della ex First Lady, i fattori sulla sua eleggibilita’ si accumulano. Dalla percezione del personaggio presso il largo pubblico al suo bagaglio propriamente politico, con le posizioni di linea e le gaffe, che e’ ricchissimo dopo 25 anni di protagonismo sulla scena americana.

La Clinton era stata First Lady del governatore dell’Arkansas, Bill, prima del salto alla Casa Bianca, degli otto anni da senatore dello Stato di New York, e dei quattro da Segretario di Stato di Obama. Fin da quando era una giovane avvocatessa a Little Rock il suo passato e’ stato chiacchierato: amici alla Whitewater e alla Tayson Food fecero guadagnare centinaia di migliaia di dollari (parliamo degli Anni 70 e 80) ai Clinton, che uscirono indenni legalmente dalle vicende. A ben vedere, la caratteristica di trovare sempre la via dell’impunita’ e’ la qualita’ distintiva della famiglia, se si pensa agli scandali recentissimi dei finanziamenti avuto dai governi arabi per la Clinton Global Foundation prima, durante e dopo i suoi anni al Dipartimento di Stato. Una settimana fa, a proposito dell’impermeabilita’ dei Clinton alle accuse di conflitto d’interesse, l’International Business Times ha riportato la notizia che da ministro di Obama la Hillary era stata invitata dai gruppi colombiani per i diritti umani a fare pressioni sul governo locale in difesa dei lavoratori della societa’ petrolifera di proprieta’ pubblica Pacific Rubiales, minacciati con le armi perche’ scioperavano. Contemporaneamente, la ditta petrolifera stava promettendo milioni alla Clinton Foundation, e poco dopo il Dipartimento di stato ha fatto pubbliche lodi alle riforme del governo colombiano, permettendo agli USA di continuare a fornirgli armi. “Oggi il fondatore di Pacific Rubiales e’ membro del board della Clinton Foundation”, riferisce Maureen Callahan sul New York Post.

Le disavventure politiche e umane di Hillary coprono un quarto di secolo: dai tradimenti di Bill di quando i due erano ancora in Arkansas (Paula Jones, Kathleen Villey, Juanita Broaddrick le prime vittime dello sciupafemmine in capo) al picco dell’umiliazione della Monica nella Stanza Ovale; dal fiasco della Hillarycare, la riforma da lei caldeggiata nel primo mandato di Bill, che mostro’ quanto allora lei fosse liberal, ai discorsi pagati, minimo 300mila dollari cadauno, davanti ai dirigenti della Goldman Sachs e delle altre banche e corporation internazionali USA. I “flirt” con il denaro e l’1% hanno fatto negli ultimi anni di Hillary il bersaglio di Occupy Wall Street, di George Soros e della sinistra democratica, diventata sempre piu’ socialista dopo 6 anni e rotti di Obama. Da senatrice , la Clinton e’ stata a favore della guerra in Iraq, e per questo perse nel 2008 contro Barack. Ma da sua segretaria ha poi accettato e condiviso la linea liberal del Nobel della Pace, dalle aperture a Putin alla scandalosa copertura fornita al suo boss in occasione dell’attacco dei terroristi a Bengazi. “Che differenza fa a questo punto discuterne?” disse nell’audizione congressuale a seguito dalla morte dell’ambasciatore Usa e di altri 3 americani in Libia, in quella che resta come la frase emblematicamente piu’ imbarazzante della sua esperienza da ministra degli esteri.
Gli americani sanno tutte queste cose, e di piu’. Eppure la aspirante prima donna non e’ mai affondata per sempre, sommersa dal crescendo di vergogne. Ferita si’, ma sempre in piedi, anche dopo l’ultimissimo scandalo delle email del suo server privato illegale dentro il quale ha chiuso, custodito, nascosto, e infine cancellato, tutte le sue comunicazioni di lavoro. Un anno fa la Gallup le dava un rating del 59% di popolarita’ favorevole, e oggi e’ al 48%. Un altro sondaggio (Quinniapac University) rileva che una maggioranza, assoluta o relativa, negli stati ballerini Colorado, Virginia, Florida, Pennsylvania e Iowa ha risposto “NO” alla domanda “pensi che Hillary sia onesta? Che sia meritevole di fiducia? “.

Ma Hillary fa bene a fare spallucce contro tutti gli attacchi, perche’ i DEM alla fine non hanno alternativa e faranno muro. Il problema e’ se riusciranno ad aggiungere al nocciolo durissimo che hanno, calcolabile in un 40% circa, la quota di moderati, centristi, indipendenti, disinformati, elettori di primo pelo ignari della sua storia, che le sono indispensabili a superare il 50% che le da’ ora Silver. Hillary non sa neppure lei, oggi, se correra’ come una seguace-erede di Obama oppure se se ne distanziera’. Dipende da come andra’ l’economia (se ci sara’ una vera ripresa il partito gia’ al potere ne avra’ beneficio). E da che cosa succedera’ con il Medio Oriente, l’Iran, la Russia in continua ebollizione (un mondo in fiamme gettera’ ulteriore discredito su Obama, ma anche sulla Hillary che ha lavorato per 4 anni per lui agli affari esteri).

Quello che conviene sicuramente alla ex First Lady , linea politica a parte, e’ darsi una rinfrescata d’immagine. Avra’ 69 anni quando entrera’ alla Casa Bianca nel 2017 (se ce la fara’) e fin da oggi puo’ giocare due carte: la prima donna presidente, ed anche la prima nonna, caritatevole e sensibile. E pure femminista, anche se ha cinicamente sfruttato il potere del marito fedifrago, epitome del “macho che disprezza le donne”, per la propria carriera. Ma chiedere coerenza ai liberal, si sa, e’ naive.

Ringiovanire l’immagine facendo la parte della nonna suona paradossale, ma la Clinton non puo’ nascondere gli anni, le rughe, e la nipotina Charlotte. Tanto vale che punti tutto ad apparire piu’ umana di quel gelido robot con la perpetua e non repressa brama di potere che in realta’ e’. Cosi’ ha cercato di fare con il primo video ufficiale rilasciato ieri, il grande giorno, a tutte le TV e social media. Ha usato twitter. Ha aperto il suo quartier generale a Brooklyn, il piu’ “cool” e “hipster” indirizzo possibile in America oggi. Ha lanciato un messaggio di modernita’ ai giovani, che l’avevano tradita per Barack, ma anche al popolo indistinto e apolitico. “Reinventarsi” come candidata e’ il suo obbligo e la sua missione, se avra’ successo e’ un altro discorso.

Maureen Dowd, giornalista liberal del New York Times, non e’ stata tenerissima sul tentativo: ha paragonato gli sforzi di Hillary a quelli di uno che non riesce a vendere la propria casa e allora la valorizza con una cucina in acciaio inossidabile nuova di pacca. Ma si sa che la Dowd e’ parte dell’ala sinistra che vorrebbe una candidata ultraliberal, tipo Elizabeth Warren, o almeno una Hillary che corra come un Terzo Obama. Poi, come tutti democratici, rientrera’ nei ranghi al momento del voto, qualsiasi sara’ la Clinton alla vigilia dell’8 novembre 2016.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • Uchianghier

    Uchianghier

    13 Aprile 2015 - 09:09

    Speriamo che non ci siano stagisti nella Casa Bianca

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  • zhoe248

    13 Aprile 2015 - 08:08

    la babbiona vuole portare avanti i disatri combinati da segretario di stato insieme all'abbronzato.... Spero che gli americani la mettano definitivamente in pensione. Anzi, se pensionassero in anticipo pure l'abbronzato complessato il mondo ringrazierebbe.

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