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Complimenti per la trasmissione

Il Maurizio Costanzo Show, un revenant con troppo nostalgia

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
maurizio costanzo

Dagli studi De Paolis in Roma, il Maurizio Costanzo Show...»
Senza il «Teatro Parioli» nell’incipit, il ritorno del Maurizio Costanzo Show (Rete 4, domenica prime time) - che di per sè rimane patrimonio dell’umanità- m’insuffla lievi inquietudini. Il salotto di Costanzo è stata la chiave di volta dei mille universi della cronaca. Ed è parte della mia giovinezza; l’ho goduto da fan, da spettatore, perfino da ospite. Me ne sono abbeverato nella sua funzione di fucina di miti pop. Ed è per questo che non avrei mai voluto rivedere Maurizio, in gilet verde, asimmetrico, con i segni implacabili del tempo sul volto e sulle parole, mentre presentava -senza sgabello ma su un’inevitabile poltrona- le vedove di Funari, Corrado e Manfredi, o Rocco Siffredi e signora, o la Ferilli e il babbo, o Marina La Rosa in veste dominatrix, o la stessa Maria De Filippi, convocata nella sua onnipotenza a presidiare una fetta di pubblico e a rimettere il bollino di qualità su un esperimento di pura nostalgia.
Non che sia andata malaccio (a parte il 5,6% di share, inevitabile con quel popò di controprogrammazione). Costanzo, seppur affaticato, rimane maestro dei tempi tv. Ma, onestamente, consumare i primi 25 minuti del programma su Enzino Iacchetti che stona per «la 138esima volta» la sua canzone Bonsai Fammi vedere i tuoi occhi azzurri, io ti faccio vedere i miei maroni, mentre Mara Venier spara battutone su Rocco e un ignoto cartotecnico dal pubblico (temibile esempio di freak televisivo che pare estratto da Italia’s Got talent) cerca di ritagliarsi il suo momento di gloria; be’, è una cosa patafisica. Come visitare un mondo alternativo, cristallizzato in un glorioso passato. Sì, certo, poi ci sono le interviste di Maurizio, meno aguzze ma più sagge (il «metodo cerniera dell’anima») come quella ai coniugi Siffredi («Ho deciso di smettere, non potevo far sesso con ragazzine dell’età dei miei figli») . Certo, c’è l’effetto-sicurezza della passerella, del sax suonato morbidamente nella sigla. Ma.
Ma, per il resto, la sensazione passa dalla nostalgia allo spaesamento. Non ci sono eredi del Costanzo Show, è vero. Ma non è necessario che ci siano. Il ritorno al passato merita il rispetto della reunion one shot (come i Duran Duran, i Police, Lopez-Solenghi-Marchesini). Il «futuro» di Costanzo è in radio, a Rtl, dove fa programmi deliziosi con Federica Gentile e Diaco. Il resto è vita...

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Commenti all'articolo

  • XandrHousE

    15 Aprile 2015 - 15:03

    """Il ritorno al passato merita il rispetto della reunion one shot (come i Duran Duran, i Police, Lopez-Solenghi-Marchesini)""" Giusto per precisazione, i Duran Duran (a differenza dei Police e Marchesini, Solenghi e Lopez) non hanno mai fatto una reunion ONE SHOT perchè non hanno mai smesso di pubblicare dischi: la formazione è cambiata nel tempo, ma sono sempre stati "in attività".

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