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Günter Grass

Quell'ex SS comunista che faceva la morale a tutti

E' morto lo scrittore tedesco: nazista, socialdemocratico, sandinista, nell'eclettismo antepose la militanza all'arte. E divise anche i fan

16 Aprile 2015

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Quell'ex SS comunista che faceva la morale a tutti

Günter Grass

Ieri mattina è morto Günter Grass, uno dei principali scrittori tedeschi del dopoguerra. Era nato a Danzica nel 1927. Viene ricordato soprattutto per il suo capolavoro, Il tamburo di latta, del 1959. Era quello che comunemente si definisce «una personalità controversa». Rappresentava il prototipo dello scrittore impegnato, anzi, dello scrittore adirato. Ce l’aveva soprattutto con l’Occidente, a partire dalla sua Germania, alla quale non perdonava il passato nazista e della quale non aveva apprezzato nemmeno la riunificazione, considerandola una minaccia. Era sempre arrabbiato, arrabbiatissimo. Baffi da tricheco, zazzera, lenti bifocali e pipa, svolgeva a tempo pieno il mestiere di «coscienza critica della Germania». Nel 1979 scrisse: «Non c’è penuria di personaggi degni di un Fürer; un predicatore bigotto a Washington e un ipocrita decadente a Mosca». Si riferiva a Ronald Reagan e a Leonid Breznev.

Abbracciò la causa del movimento Sandinista in Nicaragua, sostenne a spada tratta il regime di Castro a Cuba, protestò contro i missili americani in Germania, denunciò l’industria tedesca delle armi, si dimise dal Partito socialdemocratico, dall’Accademia delle arti di Berlino, abbandonò la Chiesa luterana, alla quale aveva aderito da ragazzo lasciandosi alle spalle la Chiesa cattolica. Conobbe Joseph Ratzinger in un campo di prigionia alleato a Bad Abling, subito dopo la fine della guerra. Più tardi lo definì come «un tipo nervoso, ma sostanzialmente un bravo ragazzo». Denunciò il clima repressivo del Blocco sovietico e i governi guidati da fondamentalisti islamici, ma ai tempi della Guerra del Golfo si scagliò contro la Germania rea di aver armato Saddam Hussein.

Si fece un bel po’ di nemici, che spesso gli spararono addosso bordate anche pesanti. Il principale critico letterario tedesco, Marcel Reich-Ranicki lo dipinse come «ampiamente sopravvalutato» e si fece fotografare sulla copertina del settimanale Der Spiegel impegnato a strappare una copia del romanzo Ein weites Feld (È una lunga storia). Altri critici lo consideravano ripetitivo fin dagli anni Settanta, e sostenevano che la militanza avesse finito per oscurarne la scrittura. In particolare, John Updike disse: «Ecco un romanziere che si espone talmente in pubblico da non disturbarsi più a scrivere romanzi. Gli basta mandare dispacci ai lettori dalla prima linea del suo impegno politico». Nel 1999 comunque vinse il premio Nobel, con la seguente motivazione: «Per aver affrontato l’enorme compito di rivedere la storia contemporanea ricordando i ripudiati e i derelitti: le vittime, i perdenti, e le bugie che la gente voleva dimenticare perché un tempo ci aveva creduto». Grass non ha mai smesso di scatenare polemiche; lo aveva fatto anche di recente, nel 2007, con una poesia in cui denunciava Israele, definendolo una minaccia alla pace mondiale per i suoi propositi bellicosi verso l’Iran che si stava dotando di armi nucleari. In realtà, disse poi, ce l’aveva con il governo del primo ministro Benjamin Netanyhau.

Perfino i suoi difensori a volte lo trovavano eccessivo. Lo scrittore americano John Irving nei primi anni Ottanta organizzò una cena a New York, per far incontrare scrittori delle due Germanie, che a quel tempo avevano davvero poche opportunità di dialogare. Irving ricorda che fu bevuto molto vino e che a notte fonda, al momento di congedarsi, Grass lo prese da parte e gli disse di essere preoccupato per lui, perché non gli sembrava più abbastanza incazzato. Poi salutò e se ne andò bruscamente. Va detto che Grass visse anche traumi profondi. Sua madre venne violentata da soldati russi, pur di proteggere la figlia. La sorella dello scrittore si fece suora e diventò ostetrica. La polemica chiave nella vita di Grass deflagrò nel 2006, quando, poco prima dell’uscita della sua autobiografia, Sbucciando la cipolla, ammise di aver fatto parte, come volontario, delle Waffen-SS, truppe tedesche fedelissime al Reich. Molti giornali tedeschi lo coprirono di contumelie, e l’eminente drammaturgo Rolf Hochhutt ricordò un fatto a suo dire «disgustoso», e cioè che Grass avesse criticato pesantemente, nel 1985, una visita di Ronald Reagan e di Helmut Kohl al cimitero di Bitburg dove erano sepolti soldati delle Waffen-SS.

Ma oltre allo scrittore e al militante non va dimenticato l’artista eclettico, scultore, pittore, incisore, che prima di scegliere scrittura aveva pensato seriamente di dedicarsi alle arti visive, dimostrando notevole talento. E poi l’uomo, un uomo che amava godersi la vita, che apprezzava la cucina semplice e contadina delle origini, il petto d’anatra affumicato, l’arrosto di maiale con i crauti, e il vino. L’uomo che aveva interesse per la musica jazz, che la sapeva suonare e che ne scrisse in diverse occasioni. Che passò per due matrimoni e che ebbe sei figli naturali e diciotto nipoti. Un uomo, insomma che nel bene e nel male ha vissuto in pieno.

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Commenti all'articolo

  • bellanto

    24 Maggio 2015 - 16:04

    In quanto a cambi di pelle ...signori non scherziamo...se ne vedono ogni giorno che passano da una pelle all'altra....da dirigenti comunisti a sedicenti liberali e viceversa e, cadono sempre in piedi, osannati , invitati da ogni tv...ricchi e strafottenti....vero sgarbi? vero ferrara? Giusto un paio di nomi senza intenzione di ghettizzare.....

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  • alkhuwarizmi

    20 Aprile 2015 - 04:04

    Ogni giorno nel mondo muoiono decine di migliaia di persone, dignitose più di questo individuo, abile nel cambiare pelle (e che cambio) ed anche per questo tanto famoso, e nessuno si commuove o le commemora. Günter Grass è solo uno dei tanti. Amen.

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  • Franzkeks

    16 Aprile 2015 - 21:09

    Era un essere abietto e antipatico, odiava Israele e gli ebrei. Si nascondeva come molti altri nel partito socialdemocratico o nella sinistra radicale per non farsi scoprire. Ma poi ad un tratto qualche anno fa ha buttato giù la maschera e ha sfogato il suo antisemitismo congenito scrivendo poesie contro Israele, mentre sui paesi islamici nemici di Israele e dell'Occidente nemmeno una parola.

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Paolo Bianchi

Paolo Bianchi

Paolo Bianchi è nato a Biella nel 1964. Ha pubblicato "Avere trent'anni e vivere con la mamma" (Bietti, 1997), "Uomini addosso" (ES, 1999), "Il mio principe azzurro" (ES, 2001, con Igor Sibaldi), "La repubblica delle marchette" (Stampa alternativa 2004, con Sabrina Giannini), "La cura dei sogni" (Salani, 2006), "Per sempre vostro" (Salani, 2009), "Inchiostro antipatico. Manuale di dissuasione dalla scrittura creativa (Bietti, 2012). Ha scritto per riviste e quotidiani, fra questi ultimi "Il Foglio". "Il Giornale" e, dal marzo 2010, "Libero". Lavora anche come traduttore letterario.

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