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Complimenti per la trasmissione

Littizzetto contro i napoletani

La strana storia di una frase infelice a Che tempo che fa

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
La Littizzetto

Ecco, forse, per la nostra iconoclasta della domenica, è giunta l’ora di revisionare, quantomeno, l’impeto autorale. «I vandali di Piazza di Spagna erano civilissimi olandesi, mica napoletani...», afferma Luciana Littizzetto nel suo ultimo monologo a Che tempo che fa, tornando sugli atti di vandalismo a Roma prima della partita Roma-Feyenoord.
Un paragone estemporeaneo, sgorgato dal profondo. E subito, i napoletani, feriti nell’orgoglio, reagiscono in quadrata falange. Ironia a pioggia sul web, stizza via twitter, soprattutto un glorioso colpo di lombi sulla prima pagina del Mattino di Napoli, a firma Massimo Adinolfi. «Come se davvero i napoletani passassero i loro weekend calcistici a Roma, a mettere a ferro e fuoco la città. O come se si dovessero prendere a unità di misura dell' inciviltà e del teppismo da stadio. E, si badi, non è una barzelletta-nello stile: un tedesco un francese e un napoletano...», scrive il collega partenopeo col soffio lieve d’una commedia di Eduardo Scarpetta. Ora, la scivolata di cattivo gusto comincia ad essere un must nel feroce battuteggiare della Litti. Soltanto qualche settimana fa, l’attrice se l’era presa con le suore di clausura -sempre napoletane- in supposta impennata ormonale davanti al Pontefice - «hanno assaltato il Papa come colombe sul pane»- ; e le suore, tra l’altro, l’avevano massacrata via Facebook a colpi di inusitata ironia benedetta dallo Spirito Santo che comunque guadagna senz’altro meno degli autori di Raitre. Oggi la nuova frecciata satirica, troppo facile, sull’inciviltà di un’intera categoria etnica, quella napoletana rassegnata -sempre secondo Il Mattino « allo stereotipo, al pregiudizio, al razzismo strisciante...». Ora, il risentimento pop del napoletano medio è assai legittimo.
Ma la realtà è assai più prosaica. Lucianina sta perdendo smalto. Ed è quasi normale; la sua vis comica ha messo a ferro e fuoco un paio di generazioni, spalmando di napalm ogni luogo comune. Ma, col tempo, la creatività s’affievolisce, e la risata armata degli esordi spesso si stinge nel sorriso del benessere (benessere economico ma anche d’audience) . Accadde per Dino Risi, Bob Hope e Monicelli, figuriamoci per la Litti. La quale soffre anche di un’altro vuoto: l’assenza di Berlusconi e del berlusconismo, un bersaglio pregiato che per molti comici (a parte, forse, Crozza) specie avezzi alla satira militante, non ha ancora trovato il suo surrogato politico. Renzi è il nuovo Berlusca, ma formalmente è di sinistra; ed è ancora formalmente il referente d’un mondo antico (che non è il suo). Certo, Littizetto non è il satirico Fortebraccio che, dalla colonne dell’Unità si sentiva perduto senza un democristiano da abbattere. Non è neppure, banalmente, Sabina Guzzanti, sempre più introflessa nel suo sfiatato antiberlusconismo. Littizzetto ha altre frecce nel suo arco. Il sesso, per esempio. O le parolacce. O i preti e le suore, a volte con pedante insistenza, e lo dico da laico.
Epperò, nonostante la riconosciuta, incontenibile simpatia, le sue battute non sono più un uragano. Son venticelli d’ironia, a volte intelligente a volte troppo intelligente. Ecco, però quando dal venticello si rischia di passare allo loffia, forse è meglio richiamare gli autori...

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Commenti all'articolo

  • antonimo

    22 Aprile 2015 - 20:08

    Il finto "anticonformismo" politicamente corretto della Litizzetto, come quello di Benigni, non solo non fa ridere, ma provoca una sensazione simile a quella che si prova per la moneta fasulla.

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  • routier

    22 Aprile 2015 - 18:06

    Umorismo e ironia. I pochi "veri" comici ne conoscono la differenza. Gli altri, purtroppo, no !

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