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Complimenti per la trasmissione

About Love, tutta l'efferatezza di Federico Moccia

La chiusura (dopo appena una puntata) del nuovo programma di Italiauno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
anna tatangelo e alvin

Il problema è che è stato introdotto il reato di tortura in Italia.
Quindi sarebbe assai disdicevole, oggi, afferrare uno stropicciato Federico Moccia, legarlo ad una sedia con quei maledetti lucchetti del Ponte Milvio, applicargli un divaricatore palpebrale tipo Malcom McDowell in Arancia meccanica, e costringerlo - spietatamente, in un perturbante loop ipnotico- ad inocularsi tutte le puntate del suo About Love (Italiauno, lunedì prime time). Tutte e cinque le puntate, intendo. Anche quelle quattro già girate che Mediaset ha deciso, cospargendosi il capo di cenere, di cassare causa ascolti rasoterra: 749.000 spettatori, 2,94% di share. Altro che waterboarding. Ecco. Gli effetti della suddetta visione, dei conduttori Anna Tatangelo e Alvin in quel «susseguirsi di storie d'amore dove accade di tutto: un tentativo disperato di un ricongiungimento, una sorpresa per dirle “grazie” e trovare quelle parole che sono troppo spesso mancate» (spiegava la sinossi del programma, prima del disastro), sarebbe da bollettino medico. Iperglicemia, spasmi cardiaci, conati di deja vu, flashback onirici con lo spettro di Alberto Castagna che cerca d’investirti col furgone di Stranamore, desiderio insopprimibile di dotarsi di un kalashnikov. Parliamoci chiaro: About Love è caduto sotto la scure dell’hybris del sentimentalismo mocciano. Quando uno vede la Tatangelo avvicinare un tizio e consegnargli un iPad con messaggio dell’ex morosa che si pente di tutto e chiede il ricongiungimento; e quando il tizio le reinvia un altro messaggio con un fragosroso due di picche; e quando la ex, truccatissima, si gonfia di lacrime e occhieggia drammatica e sospira «io ce l’ho messa tutta» e la Tatangelo l’abbraccia e se ne va; quando accade tutto questo, be’, ti rendi umanamente conto che sia gli ex sputtanati che la Tatangelo non hanno colpa, ma sono vittime dell’efferatezza degli uomini. Di Moccia, soprattutto. Stessa cosa vale per Alvin che lancia i servizi pur fissando lo sguardo nelle telecamere sbagliate.
Moccia, un cucciolone di cinquant’anni che in tv non ha mai fatto fuochi d’artificio, ha ibridato programmi vecchi come il cucco (da Carramba a Catfish a Friendzone di Mtv) con la sua personale idea dell’amore, sempre la stessa da Tre metri sopra al cielo, anno 2004. Ma il tempo e, come dice lui, «anche gli oggetti» cambiano. Una volta i lucchetti per cuori, ora i divaricatori per cornee...

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