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Renzi si smaschera da solo, nel plagio la prova: è nato il Partito della Nazione

Andrea Tempestini

Andrea Tempestini

Milanese convinto, classe 1986, peregrinazioni giornalistiche tra Milano, Urbino, New York e ancora Milano, a "Libero" da maggio 2010. Prima economia, poi online, dove continuo a scrivere di economia e politica. Il mio sogno frustrato è l'Nba. Adoro Vespe, gatti, negroni e mr. Panofsky. Su Twitter @anTempestini

Renzi si smaschera da solo, nel plagio la prova: è nato il Partito della Nazione

Fermi tutti, è nato il Partito della Nazione. Fuori la Bindi, dentro Verdini. Fuori Bersani, dentro Alfano. La notizia non è ancora ufficiale, direte voi. Sbagliato. E' ufficiale. Anzi, ufficialissima. Basta saperla leggere. E non si nasconde neppure troppo, dato che si annida nelle prime due righe della lettera spedita dal Caro Leader del PdN - o nuova Balena Bianca, fate voi - ai militanti del Pd. Si tratta della letterina con cui il premier rivolge un accorato appello al morente Partito democratico, "votate il mio Italicum, così com'è". Dopo una colata di piombo che trasuda ottimismo (e anche qui, Renzi, ci ricorda qualcuno), dopo aver ricordato che ha fatto X e pure Y, dopo aver ricordato che "l'Italia inizia a rimettersi in moto", dopo aver ricordato che è il "più votato d'Europa", il premier catechizza i suoi: "Perché questa legge elettorale l'abbiamo cambiata tre volte per ascoltare tutti, per ascoltarci tutti. Ma a un certo punto bisogna decidere". Ovvero bisogna votarla, così com'è. Chi non la vota è fuori, chi la vota è dentro (o entrerà, basta un poco di pazienza). Si cambia tutto. Mescoliamo le carte. Giro di vite. Fuori la Bindi, dentro Verdini. Fuori Bersani, dentro Alfano. Ma la prova? Dove sta la prova? Dove sta scritto che è nato il Partito della Nazione? Eccola, la prova, che si annida nell'incipit della missiva spedita dal Caro Leader: "Care compagne e compagni, care amiche e cari amici". Dalle "compagne" alle "amiche", le seconde notoriamente destrorse, tutti insieme nel PdN.

Già, "care amiche, care amici". Ma non lo scriveva qualcun altro - prima di Renzi - nelle sue lettere?

di Andrea Tempestini
@anTempestini

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