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Complimenti per la trasmissione

#Ioleggoperchè, il senso di Favino per i libri

La trasmissione sulla lettura di Raitre

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Favino /Impacciatore a #ioleggoperchè

Continuo a leggere, sempre, nella speranza ogni volta di non essere deluso...», disse, con la sua voce a grattugia, Andrea Camilleri per una volta senza essere avvolto nella perenne voluta di fumo ed ideologia.
Ecco, per un bibliofago, per chi vive perennemente in ammollo nella carta e nelle storie, per chiunque ami i libri la frase di Camilleri a #Ioleggoperchè (Raitre, giovedì prime time) , vale da sola a salvare la tanto criticata maratona per la lettura in tv (700mila spettatori, 2,73%, ma lo sapevo e -per una volta- chissenefrega). Sì, è vero, il programma era, talora, accompagnato a braccetto da un eccelso Pierfrancesco Savino (accorata la sua interpretazione del Pasticciaccio di Gadda, esilarante, alla Walter Chiari, quella di 50 sfumature assieme a Rocco Tanica) verso l’egolatria dei singoli, da Geppi Cucciari a Emis Killa a Paola Capriolo a Carofiglio che, spacciatosi per un piccolo Anatole France, appariva quasi simpatico. Ma è anche vero che la grazia ha toccato spesso quel palco. Ed è apparsa in uno scrittore a caccia di gabbianelle inondato di luce che neanche Paola Ferrari alla Domenica Sportiva; in un collega giornalista che evocava il dolore del mondo nella morte di un ala destra; in un cantante folk e raffinatissimo che confessava al leggio: «Per quanto mi ostini a mettermi nei guai non ne avrò mai quanto Zorba, Per quanto il mio eros sia potente, noin sarò mai libertario come De Sade mai surrealista come Bataille Per quanto mi ostini a leggere il mondo non avrò il senso critico di Pasolini...». Ecco il meticciato letterario: alto e basso mescolati come Prost che canta Mina; e il senso dell’invito alla lettura magari non raccolto, ma, diamine, non importa.
Ecco, è vero #Ioleggoperchè non aveva un baricentro. Ma non ce n’era bisogno. Si sa che gli omaggi one shot sui libri non hanno mai fatto trasmigrare il pubblico dei lettori a quello dei telespettatori e viceversa Non ci voleva, con tutto il rispetto, un collega sul Corriere della sera che cita Simone Weil a ricordacelo attizzando una polemica fumè col presidente dell’Associazione Editori Marco Polillo. Su Twitter il programma ribolliva di gioia di vivere, stimolava ognuno dei lettori compulsivi a braccare il proprio ricordo romanzesco, il proprio autore-feticcio. Ecco perchè quest’abbraccio ai libri ha funzionato come una festa (non ripetibile). Contano i libri, diceva Twain, non gli scrittori, figurarsi noi critici...

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