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Lo scoop del Washington Post

i 1.100 nomi segreti dei donatori della Clinton Foundation

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

i 1.100 nomi segreti dei donatori della Clinton Foundation

Baltimora ha conquistato le prime pagine, spodestando lo scandalo dei soldi dei Clinton. Ma la “mamma coraggio” che ha menato il figlio-dimostrante per strada, e poi tardivamente la polizia di Stato che si è schierata in forze, hanno fatto la loro parte per stoppare i disordini e quindi la disastrata città del Maryland è destinata a sparire dalle news. Non così sarà per i guai della ex First Lady e del marito, ormai considerati un'unica entità politica, alla faccia del supposto femminismo di Hillary e dello slogan della “prima donna presidente”. Le notizie sul duo si susseguono, e ciò che inquieta sempre più il partito DEM è che sono media di ogni inclinazione a riportarle. Oggi è stato ancora il filo-liberal Washington Post a picchiare duro. Ha scritto che la "Clinton-Giustra Foundation", una charity collegata alla Clinton Foundation e creata in combutta tra i Clinton e il faccendiere amico canadese Frank Giustra, quello dell'uranio USA venduto a Putin mentre Hillary era segretaria di Stato, ha nascosto i nomi di 1.100 finanziatori. Perché un ex presidente americano si è mai associato a un businessman canadese, peraltro oscuro ai più? La spiegazione è banale: la Clinton Giustra Enterprise Partnership, con base in Canada, è stata l’ideale canale per convogliare denaro anonimo alla Clinton Foundation da soggetti stranieri perché la legge canadese (secondo l’interpretazione scorretta dei Clinton, come spiego più avanti) vieterebbe alle fondazioni filantropiche canadesi di rivelare i nomi dei loro donatori senza il loro permesso. 

Il Washington riporta che questa “partnership” dalle entrate segrete manda gran parte del denaro ricevuto, anonimo, alla Clinton Foundation. Tutto molto clintoniano, visto che è storia trentennale della famiglia quella di navigare negli affari controversi accontentandosi di non essere beccati come espliciti criminali. “Non c’è la pistola fumante” è sempre l’ultima difesa, ma non sarà uno slogan di cui vantarsi nei futuri dibattiti presidenziali. Una portavoce del gruppo canadese Clinton-Giustra ha detto che la maggior parte dei 1100 donatori diedero piccoli contributi mentre partecipavano a un evento di raccolta fondi del 2008, durante la campagna “Hillary versus Obama”. E va ricordato che la legge americana vieta ai candidati a qualsiasi carica di governo di ricevere finanziamenti da soggetti esteri. Due dei donatori più noti della partnership, si sa dal libro “linton Cash, sono Frank Giustra e il padrone di miniere Ian Tefler, protagonisti dell’affare che ha dato al governo russo il controllo di molti depositi di uranio nel mondo, anche negli Stati Uniti.

La “partnership” ha ora comunicato di aver cominciato a contattare 28 dei maggiori donatori, tra quelli che hanno versato almeno 250mila dollari, per ottenere il permesso di fare i loro nomi. Si puo’ scommettere che la lista che verrà resa pubblica, se mai succederà, sarà il frutto di una selezione accurata di personaggi innocui. Che cosa aspettarsi da Hillary, che ha tenuto un suo server personale illegale per tutte le sue email negli anni da segretaria di stato, e poi ha deciso le 30mila da rendere note e le altre 30mila da cancellare, a suo giudizio? Il numero imponente dei donatori alla Clinton-Giustra, tenuti segreti, è una violazione dell’accordo “etico” con il governo Obama che la Clinton, neonominata ministro, aveva firmato nel 2008. La sua risposta oggi? Una portavoce della Clinton Foundation ha detto che quell’impegno di trasparenza non si applicava all’ente canadese: “A tutte le fondazioni è vietato dalla legge canadese di rivelare donatori individuali senza il permesso da ogni donatore”.

In realtà, non è vero. La legge federale canadese non impedisce di rivelare i nomi, a meno che la charity non intenda “venderli” per uso commerciale. “Il pubblico rilascio di nomi di donatori per usi non commerciali non è proibito” dalla legge federale, conclude il Washington Post. Il giornale ha una rubrica di controllo di veridicita’ delle dichiarazioni, e attribuisce da 1 a 4 “Pinocchi”, il massimo della bocciatura, alle falsita’. L’affermazione ufficiale della Clinton Foundation ha preso 3 Pinocchi. Che significa, spiega la “legenda” della scala dei Pinocchi, che nella dichiarazione della Clinton Foundation “ci sono significativi errori fattuali e/o ovvie contraddizioni”. Stile Clinton, appunto.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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