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La frase del giorno

Gianni Cuperlo, "lo strappo incomprensibile" e i problemi di percezione dell'ex presidente del Pd

Andrea Tempestini

Andrea Tempestini

Milanese convinto, classe 1986, peregrinazioni giornalistiche tra Milano, Urbino, New York e ancora Milano, a "Libero" da maggio 2010. Prima economia, poi online, dove continuo a scrivere di economia e politica. Il mio sogno frustrato è l'Nba. Adoro Vespe, gatti, negroni e mr. Panofsky. Su Twitter @anTempestini

Gianni Cuperlo

"Ma questo è uno strappo incomprensibile", Gianni Cuperlo, a Il Messaggero, 30 aprile 2015.

"Queste per me è una giornata né semplice né serena", dice Gianni Cuperlo dopo il primo voto di fiducia sull'Italicum, dopo aver compreso (in verità lo aveva già compreso da tempo) che anche questa volta, Matteo Renzi, è destinato a stravincere, almeno all'interno del Pd. È destinato a spappolare la minoranza, talmente inerme da far quasi tenerezza. Da risultare sempre più residuale e anacronistica, anche quando non vota una riforma elettorale che offre più di una valida ragione per non essere votata. Cuperlo prosegue: "Mi sento parte di una comunità. Ma questo è uno strappo incomprensibile anche alla luce di come erano andate le prime votazioni con il voto segreto. Mi addolora e mi amareggia il linguaggio che si è usato. Non mi riferisco al bon ton ma al modo in cui si è rappresentato chi ha guidato il centrosinistra italiano. Come se gli ultimi vent'anni fossero una rassegna di fallimenti".

Senza infierire sugli "ultimi vent'anni del centrosinistra" - di roboanti vittorie, o di risultati scintillanti, se ne ricordano ben pochi - l'attenzione viene catturata dall'aggettivo "incomprensibile" messo in tandem con il sostantivo "strappo". È, in primis, un problema di percezione: buona o brutta che sia la riforma (e tende - assai - più al brutto che al buono), da che politica è politica lo "strappo" è di chi vota contro il leader. Lo strappo è dei 38 democrat che bocciano l'Italicum. Una riserva indiana, almeno alla Camera. Ma il problema di percezione sta soprattutto nell'aggettivo "incomprensibile". Per due ragioni. La prima: di "incomprensibile" c'è il suicidio politico di chi si autoesclude dal Pd, Cuperlo e compagni (certo, si può ribattere spiegando che lo fanno nel nome di un'idea o di un ideale, nel nome di una buona riforma che non c'è, ma di idee ed ideali in politica se ne vedono ben pochi, e nel Pd si vede soprattutto una pirotecnica insofferenza della vecchia guardia nei confronti del "ducetto" Renzi). C'è poi la seconda ragione per cui l'aggettivo "incomprensibile" viene definitivamente depotenziato, e per paradosso la seconda ragione la espone proprio Cuperlo quando spiega: "Faccio osservare che ad esprimere contrarietà alla fiducia, oggi sono un ex presidente del Consiglio, due ex segretari e un presidente del partito". I nomi: Enrico Letta (ex premier), Pier Luigi Bersani e Guglielmo Epifani (ex segretari), Gianni Cuperlo (ex presidente). Tutti quelli che Renzi vuole far fuori, e non ne ha mai fatto mistero.

Ammesso e non concesso che si tratti di "strappo", lo trova davvero così "incomprensibile", signor Cuperlo?

di Andrea Tempestini
@anTempestini

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Commenti all'articolo

  • aifide

    12 Maggio 2015 - 14:02

    L'unica cosa incomprensibile è che ci sono ancora "italiani"(?) che votano PD.

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  • rinotrilorca

    01 Maggio 2015 - 00:12

    questa legge elettorale è quella che ci vuole, se ha un difetto, è quello di consentire a troppi partitini di andare in parlamento a far solo casino. Ci voleva solo uno sbarramento + alto. E ricordate, solo quando c'è stato un uomo forte al comando (DE GASPERI) le cose sono andate bene, poi solo caos e ruberie. La nave ha bisogno di un capitano con le palle, non di 1000 riunioni per non decidere.

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  • rinotrilorca

    01 Maggio 2015 - 00:12

    AZZO ! ma chi sono quelli che, come, cuperlo, si sono detti contrari alla fiducia? Da Dalema a Bersanii tutti falliti e vorrebbero comandare ancora. che cervelli!!

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