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Complimenti per la trasmissione

Le pirlate del "Blac Bloc" che affascina Striscia e Chiambretti

Storia di un'assurda intervista

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
mattia sangermano il no - expo

Mattia Sangermano, milanese della provincia, ventun’anni sprecati a nascondere sotto un cappuccio pensieri e sintassi impossibili, è quel blac bloc che parla come Jonny Groove di Zelig («Ti stimo fratello») immortalato nella Milano No Expo nella più spietata intervista della storia della tv.
Mattia è il guerrigliero degli anacoluti che, in tuta nera, ha rilasciato al collega del TgCom Enrico Fedocci dichiarazioni spiazzanti del tipo «giusto così, ci sta nella protesta» riguardo lo spaccar vetrine; e «ero esaltato volevo avere qualcosa in mano per distruggere un po’ di roba; ero in mezzo al bordello, che bello», riguardo la manifestazione che ha messo a ferro e fuoco la città. Ma non è tanto importantel’intervista di Fedocci che, per il ragazzo, ha ridotto a carcassa, qualsiasi tentativo di riscatto esistenziale. Importante è che l’intervista -3 mioni di view su Youtube dopo le prime ore- sta spopolando sui social, generando addirittura parodie esilaranti. Ce n’è una con un finto Mattia in una finta intervista che, richiesto di commentare le principali guerre della storia risponde: «Mah, la guerra di Troia è stata una bell’esperienza, è stato un bel bordello, minchia eravamo tutti stretti dentro al cavallo...», oppure «mah, la seconda guerra mondiale è stata una bell’esperienza, è stato un bel bordello, solo che non ho visto molto perchè il secondo giorno ero al compleanno di Jennifer; e non avevo nulla da spaccare, così mi sono spaccato l’orologio da solo»
Perfino Striscia la notizia con Ficarra e Picone («scusi signor Pirla la possiamo chiamare “Pirla” senza il “signor”?) ne hanno celebrato l’acume, piazzandolo al top della classifica I nuovi mostri, con lui e gli amici che devastano i display dei cellulari così fanno «bordello», non si riconoscono e non entrano «nel sistema», qualunque esso sia. Mi dicono che anche Chiambretti, stia opzionando il «pirla» (a detta del padre operaio), per arruolarlo tra i freaks della sua trasmissione, come fosse una Lubamba o un Rizzo qualsiasi. Eppure a rivedere Mattia e i suoi cloni, dopo spanciate di risate, sono stato avvolto da ineludibile mestizia. Mattia non è un eroe di Monicelli, è solo una stortura sociale. Richiesto del perchè i blac bloc incendiano le banche ha risposto :«Minchia, ma la banca è l’emblema della ricchezza, se non le dò fuoco sono un coglione». E, in effetti, non le ha dato fuoco...

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