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Cesare Zaccone, ovvero la non difesa della Juventus

Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero
Cesare Zaccone, ovvero la non difesa della Juventus

LA SANZIONE ACCETTABILE? QUELLA PROPOSTA PER LE ALTRE SOCIETÀ A CUI VENGONO FATTE LE STESSE CONTESTAZIONI (ANCHE SE IN NUMERO SUPERIORE A NOI), DUNQUE LA SERIE B CON PENALIZZAZIONE”.

Questo il ‘consiglio’ dato alla Corte d’Appello Federale dal legale chiamato dalla proprietà a difendere la Juventus nel processo sportivo di Calciopoli, tra lo stupore dello stesso Ruperto, che lo bacchettò: ‘Non dica accettabile, sa di contrattazione’. Era il 5 luglio 2006. Cosa aveva indotto a una tale condotta processuale suicida Cesare Zaccone, che non era senz’altro un oscuro avvocatucolo bensì un principe del Foro torinese, con sulle spalle una quantità di cause di enorme impatto? Cause per le quali aveva e avrebbe mostrato una linea difensiva ben più incisiva: per esempio, nella difesa di Grande Stevens nella vicenda dell’equity swap, nella quale non propose certo patteggiamenti di sorta e nulla lasciò di intentato in difesa del suo cliente; per esempio nel caso della vicenda Thyssen o di quella Eternit.

Forse stavolta non aveva avuto tempo di leggere gli atti? Si trattava in fondo di 7500 pagine da leggere e approfondire in 5 giorni (i difensori di Moggi avrebbero avuto bisogno di studiarli per 5 anni per poter approntare un’efficace difesa del loro assistito). No no no, a sentire Zaccone, li avevano letti (“E’ stata dura, però ce l’abbiamo fatta, anche se un po’ alla svelta. Una cosa pazzesca, ma ormai ho una certa pratica”) e avevano persino creduto di ravvisarvi, come esposto pomposamente dallo stesso Zaccone all’Assemblea Azionisti del 2007, quattro illeciti: “Questi atti parlavano di cose irrispettose per quanto riguarda le regole del calcio e soprattutto parlavano di 4 episodi di illecito sportivo riguardanti 4 gare. I dati di fatto nei nostri confronti erano drammatici. Erano da serie C. Ci siamo permessi di chiedere una B senza penalizzazione perché con i dati di fatto che avevamo sarebbe andata bene”.

E’ questo un drammatico, angoscioso flashback che ci torna spesso alla mente in questi mesi, nell’attesa che l’uscita delle motivazioni della Cassazione chiuda definitivamente la vicenda penale, altrettanto farsesca di quella sportiva, offrendo così ad Andrea Agnelli la possibilità di sparare quella “cartuccia che si spara una volta sola”, con la richiesta di revisione ex art. 39 delle sentenze del processo sportivo che hanno condannato la Juve alla serie B e le hanno tolto due scudetti: una condanna spropositata maturata in base ad una disparità di trattamento causata dall’incompletezza dell’inchiesta del 2006 che, mutilata del materiale riguardante altri soggetti (Inter in primis) comparso in seguito, disegnava un panorama non corrispondente a quello reale; gli altri pezzi del puzzle erano poi confluiti nel documento di Palazzi del luglio 2011, ormai sotto l’ombrello della prescrizione.

Ora che sappiamo come realmente è andata, ora che la certosina attività del pool difensivo messo in piedi da Luciano Moggi ha messo a nudo la Farsa, ora che abbiamo visto come in realtà si sia trattato di un Grande Imbroglio tentacolare, con padri diffusi qua e là, da Torino a Milano a Roma, sulla base di interessi diversamente radicati che avevano in comune un’unica cosa, il bersaglio: far fuori una dirigenza competente, troppo competente e soprattutto troppo vincente.

Ed è anche diventato presto chiaro che quello di Zaccone non era stato un infortunio professionale, tutt’altro: come sempre ha soddisfatto puntualmente quella che era stata la consegna datagli dal cliente, ovvero la proprietà Juve, rappresentata da quel John Elkann che già a fine 2004 aveva cominciato a porre le basi della successione alla Triade, incontrando Jean-Claude Blanc a Marrakech e che il 7 maggio 2006 aveva scaricato pubblicamente la Triade: “Le vicende di questi giorni non ci lasciano indifferenti e ci sono le sedi opportune per risolverle”. La società manifestava così quella rinuncia a difendere i suoi manager che quasi preannunciava, in pratica, anche la rinuncia a difendere anche se stessa.

Che questo fosse l’input ricevuto fu proprio Cesare Zaccone a dichiararlo quando, il 17 luglio 2006, intervistato da Giorgio Ballario per La Stampa disse: “I tifosi possono dire e pensare ciò che vogliono, io rispondo solo ai miei clienti, che sono pienamente soddisfatti del mio lavoro”, con la ciliegina sulla torta: “Il presidente Ruperto e gli altri giudici della Caf hanno lavorato molto bene, con grande equilibrio e competenza. Le motivazioni sono molto ben fatte, quasi perfette. In coscienza credo che reggeranno a qualunque tipo di motivo d’appello” ma “se la Corte Federale ritoccasse la sentenza di primo grado, lasciandoci in B ma eliminando i 30 punti di handicap, direi che è stata fatta giustizia”.
Chiusura del cerchio completata con il ritiro del ricorso al Tar, l’unico passo che avrebbe potuto sparigliare le carte.

E naturalmente anche Zaccone, in ambito Newventus, Zaccone aveva i suoi estimatori, che in Assemblea Azionisti 2007 ne hanno tessuto le lodi, facendone un salvatore della patria bianconera, da Giovanni Cobolli Gigli (“All’avvocato Zaccone dobbiamo dire grazie, se non fosse stato per lui adesso saremmo in serie C”) a Boniperti (“Ha indovinato tutto, basta criticarlo, siamo fortunati a essere in serie B!”).

Come indovino si è rivelato decisamente scarso, molto meglio come professionista in grado di ottenere il risultato chiesto dal committente, probabilmente il minimo sindacale vista la lauta parcella di 507.000 euro.

Ora è sulle spalle e sulla coscienza di Andrea il compito di ristabilire la verità dei fatti e l’onore della Juve. Bisogna far giustizia totale, non accettare quella pseudo verità che, nella migliore delle ipotesi, si fa passare: tutti colpevoli, qualcuno è sfuggito, ma è sopraggiunta la prescrizione.
Quanto serve per mandare al macero le sentenze del 2006 l’ha procurato Luciano Moggi; sì proprio lui, quello che Zaccone aveva sprezzantemente bollato come “mercante in proprio, commerciante di calciatori”.

“La verità è che solo la Juve non si è voluta difendere, per far fuori la vecchia gestione. I Pm di Napoli avevano detto: ‘Piaccia o non piaccia non ci sono telefonate di altri dirigenti'; invece noi abbiamo dimostrato che di intercettazioni ce ne sono un’enormità ed alcune molte delicate come quelle di Facchetti o Meani”. (Luciano Moggi, Ieri Moggi Domani, 31 gennaio 2011)

“Peccato solo che gli anni indimenticabili della mia gestione non siano stati difesi dalla vecchia Juventus, l’avvocato Zaccone lesse in quattro giorni tutto il fascicolo accusatorio e decise che non ci doveva difendere. Dal 2006 ad ora l’ho difesa solo io la Juventus e non ho paura delle smentite. Sono nato juventino e morirò juventino”. (Luciano Moggi, a Radio Manà Manà, 2 novembre 2011)

di Carmen Vanetti

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