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Complimenti per la trasmissione

Benigni all'Inferno bello (pur se costoso)

Tutto Dante su Raiuno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
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Diciamola tutta. Al di là della retorica e nonostante l’Inferno sia la più grande sceneggiatura cinematografica mai concepita, la Divina Commedia senza un buon interprete è come un film di Woody Allen senza l’audio: un’opera torpida con l’orchite in agguato.
Appena vedo un declamatore improvvisato –chiunque, da Vittorio Sermonti ad AstroSamantha Cristoforetti- che, schiarendosi la voce, s’avvicina ad un leggio, nel silenzio innaturale, e attacca “Nel mezzo del cammin…”; be’, mi sale davvero la voglia di metter mano alla rivoltella. Questo non vale per Roberto Benigni. Al netto delle polemiche sul suo Tutto Dante -pagato, qualche anno fa una follia con ascolti che hanno toccato anche il nadir dell’8,5% di share., lo Speciale confezionato da Raiuno (mercoledì, seconda serata) rimane comunque un alto momento di televisione, un’incauta e gioiosa arrampicata sulle stelle. Benigni introduce battuteggiando dalla sua scrivania il 23° Canto dell’Inferno sugli Ipocriti, Cerchio VIII° Bolgia Via, dal palco di Santa Croce a Firenze. L’altra sera avevo appena finito di gustarmi una puntata di Suits, la serie sugli avvocati, e lavoro in un giornale; quindi, in quanto a ipocrisia, ero abbastanza preparato, e sono capitato su Benigni. Il quale, già dalla spiegazione della struttura stessa della Commedia, rivelava una passione smodata. Benigni diceva che “Dante doma le parole con la frusta”; che “Dante è il meno eloquente e il più puro dei poeti del mondo. Con una potente armonia riesce a fare poesia di ogni cosa, tollera solo l’evidenza dei miracoli”; che “Dante ci fissa con l’occhio delle grandezza”.
E spiegava il dramma dello scialacquatore, già morto, inseguito dalle cagne degli inferi che evoca la cessazione assoluta di sé tra stridori teleologici. E rivelava la dissonanza tra l’onnipotenza di Dio e l’umanità del libero arbitro che Dio non può forzare. Condiva il tutto con frasi tipo “la Commedia è l’apprendistato del mistero”, mentre accompagnava le scene di Caifa, dei “Frati gaudenti” , dei diavoli nella pece che svolazzano con ali di pipistrello mentre Virgilio fa da bodyguard a Dante. E così via, con una parafrasi maestosa che mi ha rivalutato la poesia e Raiuno quando, talora, entrambi, peccano di noia mortale. Tutto Dante ha fatto il 7,80 di share, che in replica è ottima cosa. Certo, dobbiamo ancora ammortizzarne i costi. Ma, avercene…

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