Cerca

Complimenti per la trasmissione

Benigni all'Inferno bello (pur se costoso)

Tutto Dante su Raiuno

0
benigni-dante

Diciamola tutta. Al di là della retorica e nonostante l’Inferno sia la più grande sceneggiatura cinematografica mai concepita, la Divina Commedia senza un buon interprete è come un film di Woody Allen senza l’audio: un’opera torpida con l’orchite in agguato.
Appena vedo un declamatore improvvisato –chiunque, da Vittorio Sermonti ad AstroSamantha Cristoforetti- che, schiarendosi la voce, s’avvicina ad un leggio, nel silenzio innaturale, e attacca “Nel mezzo del cammin…”; be’, mi sale davvero la voglia di metter mano alla rivoltella. Questo non vale per Roberto Benigni. Al netto delle polemiche sul suo Tutto Dante -pagato, qualche anno fa una follia con ascolti che hanno toccato anche il nadir dell’8,5% di share., lo Speciale confezionato da Raiuno (mercoledì, seconda serata) rimane comunque un alto momento di televisione, un’incauta e gioiosa arrampicata sulle stelle. Benigni introduce battuteggiando dalla sua scrivania il 23° Canto dell’Inferno sugli Ipocriti, Cerchio VIII° Bolgia Via, dal palco di Santa Croce a Firenze. L’altra sera avevo appena finito di gustarmi una puntata di Suits, la serie sugli avvocati, e lavoro in un giornale; quindi, in quanto a ipocrisia, ero abbastanza preparato, e sono capitato su Benigni. Il quale, già dalla spiegazione della struttura stessa della Commedia, rivelava una passione smodata. Benigni diceva che “Dante doma le parole con la frusta”; che “Dante è il meno eloquente e il più puro dei poeti del mondo. Con una potente armonia riesce a fare poesia di ogni cosa, tollera solo l’evidenza dei miracoli”; che “Dante ci fissa con l’occhio delle grandezza”.
E spiegava il dramma dello scialacquatore, già morto, inseguito dalle cagne degli inferi che evoca la cessazione assoluta di sé tra stridori teleologici. E rivelava la dissonanza tra l’onnipotenza di Dio e l’umanità del libero arbitro che Dio non può forzare. Condiva il tutto con frasi tipo “la Commedia è l’apprendistato del mistero”, mentre accompagnava le scene di Caifa, dei “Frati gaudenti” , dei diavoli nella pece che svolazzano con ali di pipistrello mentre Virgilio fa da bodyguard a Dante. E così via, con una parafrasi maestosa che mi ha rivalutato la poesia e Raiuno quando, talora, entrambi, peccano di noia mortale. Tutto Dante ha fatto il 7,80 di share, che in replica è ottima cosa. Certo, dobbiamo ancora ammortizzarne i costi. Ma, avercene…

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

media