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De Blasio e Stephanopoulos, doppietta d'ipocrisia liberal

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

De Blasio e Stephanopoulos, doppietta d'ipocrisia liberal

Quotidianamente i liberal sono soliti fornire esempi della loro ipocrisia. E se un giorno non ne offrono uno, e’ perche’… ne offrono due. E’ il caso di oggi, protagonisti l’anchorman della ABC Tv (gruppo Disney) George Stephanopoulos e il sindaco di New York Bill de Blasio.

1= George Stephanopoulos e’ il notissimo anchorman di una delle major TV nazionali, la ABC del gruppo Walt Disney. Lo e’ da molti anni, da quando lascio’ il posto di comunicatore nella Casa Bianca di Bill Clinton. Che fosse un liberal non e’ un segreto. Quando diciamo che la colorazione politica della grande maggioranza dei media, di carta o televisivi, e’ filo DEM scopriamo insomma l’acqua calda. Ma c’e’ “modus in rebus”, o almeno ci dovrebbe essere. Hai tolto la maglietta ufficiale del clintoniano per fare il giornalista, fai finta di essere imparziale, rispetta almeno le regole basiche dell’etica professionale. Che cosa si e’ saputo, invece? Che Stephanopoulos ha versato nel 2012, nel 2013 e nel 2014 un totale di 75mila dollari, 25 mila all’anno, alla Fondazione Clinton. Che non lo ha detto al suo datore di lavoro. E che, soprattutto, non lo mai detto al proprio pubblico. Eppure, il sapere che uno che intervista, mettiamo, Hillary Clinton, le ha dato nei tre anni recenti 75mila dollari per le sue “cause” non potrebbe essere una interessante informazione per giudicare l’ “indipendenza” del giornalista? Fosse tutto qui. Il legame finanziario-politico tra George e Hillary e’ emerso ora, a un mese di distanza dall’intervista aggressiva che l’anchorman ha fatto, uno stenta a crederci, a Peter Schweizer. Oggetto, ovviamente, il libro “Clinton Cash”, di cui Schweizer e’ autore, e in cui si raccontano gli intrecci finanziari dei Clinton con finanziatori misteriosi, anche esteri, mentre Hillary era segretaria di Stato dal 2009 al 2013. George ha contestato a Schweizer, nell’intervista, la tesi del libro, secondo cui sono da indagare i possibili “quid pro quo” tra la Clinton che prende soldi per la sua Fondazione mentre ha il potere da ministro degli esteri di trattare questioni di interesse dei donatori. “Sei andato giu’ pesante”, gli ha detto. “Abbiamo fatto un lavoro investigativo qui ad ABC News e non abbiamo trovato prove di alcun intervento diretto (della Clinton NDR)”. “E’ una grave infrazione degli standard etici”, ha detto a Bloomberg News Schweizer quando ha saputo dei 75 mila dollari “segreti” di George alla Fondazione Clinton. “In trasmissione aveva fatto correttamente notare che io avevo lavorato per 4 mesi come consulente speechwriter di G. W. Bush, e lui non ha rivelato questa roba qui?”, ha commentato incredulo l’autore di Clinton Cash. Stephanopoulos ha chiesto scusa, ammettendo che avrebbe dovuto avvisare ABC Tv, e gli spettatori della trasmissione che aveva come oggetto la sua Fondazione “preferita”. Ha anche detto, bonta’ sua, che non dirigera’ il dibattito su ABC tra i candidati repubblicani, che e’ in programma in New Hampshire il prossimo febbraio.

2= De Blasio e’ sparito dalla sua citta’ questa settimana (abbiamo scritto giorni fa di questa sua abitudine a proposito dell’aumento dei crimini violenti in citta’ mentre lui viaggia), ed ora e’ in California. Ieri ha tenuto un comizio alla universita’ di Berkeley al fianco di un ex ministro di Bill Clinton, Robert Reich, oggi professore e noto “progressive”, che e’ come si autodefiniscono i socialisti americani dai tempi di Teodoro Roosevelt. Punto centrale del discorso di Bill, e della sua agenda politica, e’ che bisogna introdurre a livello nazionale il diritto al pagamento di tutti i giorni di malattia e di un periodo piu’ esteso per la maternita’, oltre ai giorni di permesso generico pagati che sono gia’ in uso (Per la maternita’, la legge federale prevede pure fino a 12 settimane non retribuite). L’ipocrisia e’ che lui, sindaco, ha il potere di garantire fin da adesso ai lavoratori pubblici municipali che sono alle sue dipendenze, e non appartengono ad alcun sindacato, tutto quanto chiede come obiettivo nazionale del suo programma. Gli basterebbe emettere una semplice disposizione amministrativa, ma non lo fa. Come pure avrebbe potuto inserire la clausola nei contratti di lavoro che ha gia’ firmato, a dozzine, con le union che rappresentano migliaia di dipendenti pubblici. “Se i permessi retribuiti sono al cuore del suo credo, perche’ il sindaco non li da’ ai lavoratori di New York?”, lo ha attaccato Joe Lotha, il repubblicano che perse le elezioni contro de Blasio nel 2013. “Tu non puoi andare a Washington a caldeggiare un obiettivo a cui tieni cosi’ tanto se non lo realizzi a casa tua”. Invece puoi, appunto, se sei un liberal. “Mayor of de Hypocrite”, sindaco de Ipocrita, lo bolla il New York Post che riassume cosi’ la filosofia di de Blasio: “Se sono gli imprenditori privati a sostenere i costi, le assenze pagate sono una materia di giustizia sociale. Ma se cio’ finisce nel suo budget da sindaco allora diventa una materia diversa, e bisogna vedere se il bilancio lo consente”. Persino per uno ideologicamente “tassa e spendi” come lui, insomma, caricare di altri costi il budget diventa insostenibile. Non per rigore fiscale, ma per tornaconto elettorale: dovesse aumentare ancora di piu’ le imposte cittadine a favore dei dipendenti pubblici, tra due anni correrebbe il rischio di non essere rieletto.

di Glauco Maggi
@glaucomaggi

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