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Il dibattito

Le nozze gay, Mary Cheney e la patata bollente per il Gop

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Le nozze gay, Mary Cheney e la patata bollente per il Gop

L’ex vicepresidente Dick Cheney e la figlia Liz, che aveva accarezzato tempo fa l'idea di correre come senatrice del Wyoming ma poi aveva rinunciato, sono tornati insieme, formalmente, sulla scena politica fondando una organizzazione senza scopo di lucro, la "Alleanza per un'America forte". Il loro obiettivo è di aiutare il paese a ritrovare la sua potenza e il suo ruolo politico nel mondo. "Le politiche pericolose dell'amministrazione Obama in questi sei anni hanno lasciato gli Stati Uniti sminuiti e indeboliti", hanno detto Dick e Liz in un video su YouTube, promettendo di sostenere nella prossima campagna i candidati del GOP che si batteranno "per le politiche necessarie a proteggere la nazione". In questa mossa del duo Cheney non c'è nulla di clamorosamente nuovo rispetto alle loro posizioni del passato, molto critiche verso Obama e peraltro sempre espresse rumorosamente.

E' invece quella di un terzo membro della famiglia Cheney, Mary, sorella più giovane di Liz, la voce che ha scosso il dibattito all'interno del partito repubblicano con una posizione eterodossa rispetto all'anima conservatrice ancora largamente dominante nei ranghi del GOP: "E' tempo che i leader del partito repubblicano abbraccino la tesi dell'uguaglianza matrimoniale", titola l'editoriale a sua firma ospitato oggi da Fox News. Le nozze omosessuali non sono più il tabù che erano, per la maggioranza degli elettori americani, soltanto un decennio fa. E la spallata di Mary, che è notoriamente lesbica (sposata con figli) ma è anche una consulente politica repubblicana dichiaratamente conservatrice, è destinata a favorire una sempre più ampia accettazione della novità nell'opinione pubblica generale e particolarmente in quella repubblicana. Secondo l'ultimo sondaggio CNN/ORC una percentuale più alta di sempre, il 63%, si dice adesso a favore delle nozze gay e le considera un diritto costituzionale. Soltanto cinque anni fa erano il 49%, e nel 2008, in un sondaggio della Quinnipiac University, il 55% erano contrari e solo il 36% a favore.

Il trend quindi è incontrovertibile, e neppure una eventuale sentenza negativa della Corte Suprema, attesa entro un paio di mesi, cambierebbe un granché: al massimo, rallenterebbe il processo di regolarizzazione in tutti i 50 stati (oggi sono già 37 quelli in cui è legale il matrimonio tra persone dello stesso sesso). In realtà, quindi, se la Corte Suprema optasse subito per un definitivo via libera a livello federale toglierebbe le residue castagne dal fuoco per tanti candidati del GOP, intimamente convinti (o rassegnati) all'idea che le nozze omosessuali siano il futuro. Così potrebbero dichiarare la questione risolta una volta per tutte dai giudici, minimizzando le critiche e gli attacchi dell’ala religiosa più tradizionalista del GOP.

Un drappello non indifferente di parlamentari repubblicani, del resto, ha già sposato la causa dei matrimoni gay senza attendere l'accorato incoraggiamento di Mary Cheney. Tra i senatori, Rob Portman dell'Ohio e Lisa Murkowski si erano già espressi per il sì negli anni recenti. E qualche mese fa i senatori Mark Hill (Illinois) e Susan Collins (Maine), insieme ai deputati Curbelo e Ros-Lehtinen (Florida), Hanna e Gibson (New York) e Dold (Illinois) hanno firmato un commento di militanti del partito Repubblicano, presentato come supporto alla tesi pro nozze gay durante la discussione davanti ai 9 giudici supremi che stanno valutando il caso prima di emettere il verdetto di costituzionalità.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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