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Complimenti per la trasmissione

Vianello, Corrado, Mike, tre moschettirei d'un felice passato

Un tuffo di nostalgia a Mediaset Extra

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
vianello-mike -corradi


La domanda di qualsiasi scanalatore tv compulsivo: ma a che cavolo serve Mediaset Extra?
Serve. Serve tra una botta di trash e un carico pubblicitario, a forgiare il corrispondente Mediaset delle Teche Rai, e a indottrinare le nuove generazioni sull’insegnamento del passato. Sabato scorso alle 23.30, per dire, è andato in onda I Tre Tenori, talk una scenografia tra l’arte povera e la tv locale, che accoglieva sullo stesso palco i tre compianti moschettieri del piccolo schermo: Raimondo Vianello, Mike Bongiorno e Corradi Mantoni (D’Artagnan è Baudo che, buon per lui, è ancora vivo). Erano intervistati da un Maurizio Costanzo all’apice e da un Enrico Mentana schiacciato dalla giovane età e dall’ironia tritacarne dei giganti. Ironia a gradazione progressiva: involontaria quella di Mike, pasquinesca quella di Corrado, british quella di Vianello. Ne sono usciti 100 minuti di ritratti incrociati, di battute fluorescenti, di tranche de vie dei tre “fondatori” che hanno dipinto l’anima della nazione dal dopoguerra ad oggi. Erano, ciascuno a suo modo, tre geni. Non ricordavo, per esempio , che Corrado –di cui ricorrono i 16 anni dalla morte- fu il primo conduttore ufficiale della radio italiana, che annunciò la fine della guerra. Ricordavo, invece, che Mike, da staffetta partigiana, venne fatto prigioniero dai nazisti e a San Vittore conobbe Montanelli. Ero certo che Vianello - il Jimmy Stewart dello spettacolo italiano- fosse finito in campo di concentramento insieme a Giorgio Albertazzi ed Ezra Pound; ma mi sfuggiva il particolare che l’altissimo Raimondo all’Università, durante una manifestazione contro la guerra (“le facevo per non andare a scuola…”) svettando tra la folla, si accorse che i fascisti arrestavano quelli col fazzoletto da capopopolo e allora, in un lampo, si tolse il suo, di fazzoletto, e lo legò al collo d’un compagno figlio di un gerarca, “…meglio se lo prendi tu, io non son degno”. Vianello-Mike- Corrado. A vederli dialogare, dileggiarsi amabilmente a vicenda mi tornava –non so perché – la canzone dei tre campioni di calcio brasiliani Didì, Vavà e Pelè che “Ti fan ballar la nuova samba, segnando gol a tre a tre”, cantava il Quartetto Cetra. Più Costanzo si addentrava nella loro intimità, più la “cerniera dell’anima” si apriva in una confessione corale da brivido. Straordinario il siparietto sullo sport, che partiva da un Mike isolato sugli sci da una tempesta di neve sul Cervino mentre girava uno spot; aggrappato al crocefissone sulla cima e salvato da un elicottero svizzero. Corrado: “Ecco vedi, lo sport fa male, mai fatto in vita….”, e mentre Mike attaccava con le sue capsule sinoviali perdute, Raimondo aggiungeva: “Ah, io sono a posto. Ho già dato un rene alla patria”. Squarci di nostalgia…

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