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Il caso

Rachel Dolezal, la mitomane convinta di essere nera (ma che è bianca)

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Rachel Dolezal, la mitomane convinta di essere nera (ma che è bianca)

Un mitomane e’ un mitomane, e la mitomania e’ un disturbo, una malattia della mente. Se uno non commette reati gravi, se non fa male agli altri, e’ giusto che i testimoni del suo comportamento, dopo aver chiamato gli infermieri e non la polizia, scuotano con comprensione il capo, e muovano oltre. Rachel Dolezal e’ una mitomane, una che e’ convinta di essere nera e invece e’ bianca ed e’ stata smascherata dalla fonte piu’ inoppugnabile che ci sia: la mamma e il babbo che l’hanno concepita, e che non hanno piu’ resistito dopo anni a coprire la mitomania della figlia. Hanno detto in tv, fianco a fianco, che “Rachel e’ caucasica, con ascendenze svedesi, tedesche e cecoslovacche”. Hanno anche mostrato le foto di quando era una bambina, biondastra con occhi azzurri, mentre oggi ha 37 anni, e i capelli neri con le treccine elaborate da africana.

Ma oltre che un caso umano Rachel e’ anche un caso politico: facendosi passare per nera, e scrivendolo persino su una domanda per diventare capo del board di un comitato della polizia della sua citta’, Spokane nello Stato di Washington, la “bianca per caso” e’ stata eletta presidente della sezione locale della NAACP (l’associazione dei neri per l’avanzamento degli uomini di colore). Dal board della polizia e’ stata rimossa alla fine dell’inchiesta aperta dal sindaco sulla sua bugia, mentre dalla carica di “pasionaria” della NAACP si e’ finalmente dimessa oggi. Sembrerebbe tutto normale, dunque: un mitomane viene sbugiardato, e perde le posizioni ingiustamente conquistate con una menzogna. Invece no, e per due fattori che meritano di non passare sotto silenzio, perche’ documentano il degrado a cui la sottomissione al regime della correttezza politica ha portato l’America.

Il primo e’ che, malgrado lo sputtanamento della mistificatrice sia avvenuto diversi giorni fa, ancora oggi la NAACP aveva espresso la sua solidarieta’ alla militante: per l’organizzazione, insomma, Rachel poteva anche restare al suo posto se non avesse deciso di dimettersi. Che e’ come dire che la NAACP non capisce il danno alla propria integrita’ di gruppo promotore dell’avanzamento della gente di colore che viene dal fatto di avere in un ruolo dirigente un soggetto disturbato da una evidente patologia.

Il secondo, un corollario, e’ che, nella sua lettera di dimissioni, Rachel non abbia sentito il bisogno di spiegarsi, di chiedere scusa. Ha detto in pratica che sono gli altri a non capire. Ha rilanciato. Ha esposto il programma politico di continuita’ con le campagne radicali storiche (dal movimento di liberazione dei neri ai moti di Ferguson) e ha garantito il suo impegno futuro.

“E’ stato un onore servire nel movimento per la giustizia razziale e sociale”….., ma “il dialogo si e’ inaspettatamente orientato internazionalmente sulla mia personale identita’ in un contesto di definizione della razza e della etnia”, ha scritto nella lettera ai dirigenti e ai membri della NAACP. Il tono e’ di chi ha mentito, non e’ stata punita, e continuera’ imperterrita a lottare per la causa. Non e’ stupefacente che non ci sia stato nessun “adulto nella stanza”, ossia nessuno nel fronte progressista e pro neri, che le abbia detto “vattene un po’ in vacanza”, o magari “prenditi una medicina”, o almeno “guardati allo specchio”, oppure “scendi dalla pianta”?

E’ stupefacente, per me, ma forse sono io il mitomane. Arrivo a prefigurare, a questo punto, che la carriera politica di Rachel, dal ristretto angolo di Spokane, possa decollare e trovare altre cariche piu’ importanti a livello nazionale. Vedo un suo futuro brillante, magari in Congresso. Del resto, le “crisi d’identita’ “ sono un classico tra i liberal, un jolly e non un peso. Pensate a Hillary: con il marito ha guadagnato 100 e passa milioni in discorsi politici in pochi anni, e’ ricchissima, ma ha lanciato la corsa alla presidenza spacciandosi per una che pensa solo ai poveri. Oppure pensate a Marc Mezvinsky: e’ il marito di Chelsea Clinton, che applaudiva e faceva di si’ con il capo dietro Hillary, sabato, mentre la suocera dal palco del comizio attaccava i manager di Hedge Funds che guadagnano troppo. E lui, Marc, chi e’? Il fondatore e supermanager di un Hedge Fund, tanto ricco da aver comprato una casa da 10,5 milioni di dollari due anni fa.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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