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I ragazzi del Coro

Ignazio Marino sfida il premier Matteo Renzi e ricandida se stesso per il Campidoglio, ma è solo un modo per ottenere una poltrona. Dalla commedia alla farsa. Ma i romani non ridono più

Il primo cittadino della Capitale non vuol mollare la fascia tricolore nonostante siano tutti contro di lui. La triste storia dell'uomo e della maschera dell'amministratore

La Capitale ha bisogno di una guida capace di rilanciare l'immagine dell'Urbe offuscata dagli scandali 

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Marino in bicicletta

anche se continua a pedalare la corsa è finita

La Capitale ha bisogno di una guida capace di rilanciare l'immagine dell'Urbe offuscata dagli scandali 

"Venghino 'siori, venghino...". Ignazio Marino, come sindaco di Roma, è quello che le cronache raccontano. Eppure assomiglia sempre più ad una triste variazione del Totò di Goffredo Fofi: «L' uomo e la maschera».
C' è l' uomo che insegue le umane ambizioni senza tener conto della realtà, al punto che per mollare il Campidoglio avrebbe chiesto al presidente del Consiglio, Matteo Renzi (che non lo ha mai amato, mai) un posto da ministro o da sottosegretario.
Hai voglia a chiedere, con la fila che c' è... E poi c' è la maschera dell' uomo che rilancia se stesso, come fanno i giocatori incalliti, anche loro privi del senso della realtà, al tavolo della roulette al casinò: «Io non ho mai cambiato idea, sono qui per stare fino al 2023», perché «in questi mesi da parte dei cittadini sento anche troppo appoggio. Non mi sento il salvatore della patria, non aspiro a nulla e non devo fare carriera, ma voglio solo lavorare per il bene della città». Di quale città stia parlando diventa difficile comprenderlo. E, soprattutto, tutto questo «appoggio» come si manifesta? Tutti i sondaggi lo danno in caduta libera. E se non vi fidate dei sondaggi fate un giro per Roma, sentirete che bel coro.
Certo, una fetta del Pd, fazione alla quale si è iscritto anche il ministro Graziano Delrio, lo difende, mentre Rosy Bindi ne chiede le dimissioni. Ma è vera gloria o solo tattica politica? O solo un modo per mascherare la vergogna del Pd nel doversi vergognare con gli elettori in caso di elezioni anticipate? Siccome è la storia che dà torto o da ragione, dobbiamo solo aspettare. Nel frattempo Marino ricandida se stesso.
Ai più maliziosi le parole del primo cittadino della Capitale sono suonate come una sfida al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, tanto che vengono offerte ai taccuini dei cronisti a margine della conferenza stampa sui risultati raggiunti nel 2015 dall' Azienda di raccolta e smaltimento dei rifiuti della Capitale. Ovvero di uno dei maggiori indiziati del disastro di Roma, visto il livello di sporcizia e incuria raggiunto dalla città Eterna. Ma in quel rilancio al buio non c' è solo la sfida a Renzi, c' è anche il perfetto matrimonio dell' uomo Marino con la maschera del sindaco. Dalla commedia alla farsa. Che non considera mai gli spettatori.
E quando il senso della realtà è un po' appannato, diciamo così, certi accostamenti finiscono per risultare stravaganti. «Abbiamo trovato Roma nelle stesse condizioni in cui Monti (il professor Mario, ex presidente del Consiglio, quello che ha messo in ginocchio il Paese e gli italiani con la politica del rigore, ndr) trovò l' Italia dopo Berlusconi. Qui c' erano dei ladri e noi dovevamo prendere una decisione: fare un nuovo debito oppure fare un reset e mettere le cose a posto come stiamo facendo. Oggi i partiti che mi sostengono sono assolutamente convinti che dobbiamo proseguire il nostro impegno per il rinnovamento della città perché i nostri elettori vogliono continuare con questa pulizia e questo cambiamento». Quindi un appello alla giunta e ai partiti della maggioranza capitolina: «Il nostro lavoro di pulizia si deve accompagnare a un risveglio e a una mobilitazione civica per mostrare il vero volto di Roma e dei romani», dice Marino, «Roma non è come la dipingono in Tv, ma è una città di persone perbene che merita un' amministrazione perbene». Caro sindaco, ha ragione nel sostenere che Roma non è come viene dipinta, Roma è come l' ha ridotta lei: uno straccio bagnato e gettato su una sedia, mentre si cerca l' asciugamano nuovo.
In fondo l' uomo e la maschera, a volte, sanno pure recitare a soggetto. «Mi rendo sempre più conto che i temi trattati in questo libro purtroppo non sono al primo posto nell' agenda politica e amministrativa. I temi legati all' ambiente, allo smaltimento dei rifiuti e ai cambiamenti climatici sono invece centrali», sostiene il sindaco di Roma (sentendosi un po' come il Papa), partecipando alla presentazione del libro Monnezza di Stato scritto dal professor Antonio Giordano e dal giornalista di Sky TG24 Paolo Chiariello, dedicato alla terra dei fuochi. «Questo libro», dice Marino, «è un testo che non è una lettura leggera e lo dico senza esitazione, ma dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole. Nella nostra città all' inizio della mia amministrazione abbiamo fatto una scelta netta sui rifiuti e sulla discarica di Malagrotta. La nostra responsabilità di amministratori quando costruiamo l' agenda di una città, di un territorio, dello stesso Paese deve essere su questi temi». Già, peccato che la realtà sia un' altra cosa.
Molto più dura e cruda. Su questi temi, come su «MafiaCapitale», l' uomo non deve aver informato la maschera.
O viceversa...

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Commenti all'articolo

  • eziocanti

    09 Ottobre 2015 - 11:11

    Una poltroncina i compagni del PD-ota gliela troveranno, altrimenti aprirà il vaso di Pandora con nomi e cognomi dei veri e puri DEM-enti che hanno rubato.

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  • Yossi

    21 Giugno 2015 - 17:05

    I romani hanno quello che si meritano per averlo votato o per non essere andati a votare, chi è causa del suo male, pianga se stesso; tralascio i commenti sul pd che evidentemente evidentemente esprime il meglio che ha

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Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

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