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Il caso

Tutte le donne in lizza per finire sulla banconota da 10 dollari

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Tutte le donne in lizza per finire sulla banconota da 10 dollari

Una donna sara’ la nuova faccia della banconota da 10 dollari. Il nome e’ un mistero. Gli americani sapranno chi e’ entro la fine dell’anno, ha anticipato il ministro del Tesoro Jack Lew, che ha avviato una consultazione generale. Ha chiesto suggerimenti al pubblico, cioe’ all’intellighenzia accademica, cioe’ alla classe che dirige il Palazzo. In realta’ sara’ una decisione sofferta che cerchera’, con il bilancino, di soddisfare il sempre piu’ esigente custode della correttezza politica. Cioe’, il presidente Obama che avra’ l’ultima parola.

Tra i nomi che girano ci sono tutte le donne che hanno occupato posti di rilievo nella storia, nella politica, nella cultura, da quando c’e’ l’America. Per esempio Harriet Tubman, nata schiava nel 1822 come Araminta Harriet Ross, conosciuta come "Mosè della gente nera", attivista combattente per la libertà della gente afro-americana. Sarebbe un riconoscimento doppio, alle donne e ai neri su una banconota sola. Oppure Alice Stokes Paul, una delle leader del movimento delle “suffragette”. O Frances Perkins, prima ministra donna del lavoro nel 1933. O Eleonor Roosevelt, moglie di FDR. O Emily Dickinson, per alcuni la piu’ grande scrittrice Usa. Qualcuno ha citato tra le papabili Pocahontas, il simbolo delle native americans, che era gia’ apparsa su un francobollo da 5 centesimi emesso nel 1607 dalla Colonia di Jamestown in Virginia. L’individuazione del nuovo volto dei 10 dollari sara’ l’occasione di una rivisitazione delle conquiste femminili in America, un atto piu’ che dovuto se lo guardiamo con gli occhi di oggi. Il rischio e’ la “politicizzazione” della scelta, e un rischio ancora maggiore e’ che sia dato il via ad un concorso perverso: intendere le facce sulle monete come terreno di battaglia e di rivendicazione di categorie che si ritengono ingiustamente escluse. Va benissimo per le donne, ok, ma fermiamoci qui. Se no si potrebbe degenerare, dal ruolo dei religiosi (cristiani o ebrei o atei?) a quello degli immigrati (ispanici o italiani?), dagli inventori (Thomas Edison o Bill Gates?) agli uomini dello spettacolo (Marylin Monroe o Louis Armstrong?), dai campioni delle battaglie per i diritti degli omosessuali all’ultima frontiera dei trans. Si deve stare ancorati alla motivazione storica che ha partorito il dollaro, la sua forza, e l’economia su cui si regge una nazione da 320 milioni di persone, ancora relativamente giovane e che ha un grande bisogno di tradizione.

La moneta da 10 dollari non e’ peraltro la piu’ importante, a conferma che gli americani non amano proprio il sistema “decimale”, metrico e monetario che sia. Ma cio’ ha sollevato gia’ anche qualche protesta delle femministe, che vedono sminuito il riconoscimento. Alla fine del 2014, su un totale di 36,4 miliardi di banconote in circolazione, le piu’ diffuse erano quelle da 1$ (11 miliardi di biglietti), seguite da quelle da 100$ (10,1 miliardi), da 20$ (8,1 miliardi), da 5$ (2,6 miliardi). Agli ultimi tre posti ci sono quelle da 10$ (1,9 miliardi), da 50$ (1,5 miliardi) e da 2$ (1,1 miliardi).

Il “10 dollari” sarebbe stato scelto, a detta del ministero, perche’ e’ la prima banconota nel calendario delle periodiche “manutenzioni” di protezione tecnica contro le contraffazioni, e perche’ consentira’ di essere immessa in circolazione nel 2020, nel centenario del voto alle donne. Vittima di questa celebrazione postuma del femminismo della prima ora, quello basilare del diritto di piena partecipazione alla societa’ dell’altra meta’ del cielo ( e della popolazione), sara’ Alexander Hamilton. Lew ha promesso che la sua immagine non sparira’ del tutto, anche se non e’ stato stabilito ancora se apparira’ in dimensione ridotta sulla stessa banconota, oppure se saranno tirate speciali edizioni dedicate a lui.
Hamilton e’ stato il primo ministro del Tesoro, e creo’ di fatto il dollaro come moneta forte a partire da una situazione disperata. Alcuni Stati della neonata repubblica, che avevano fatto la rivoluzione contro gli inglesi e nella difficile situazione si erano pesantemente indebitati sui mercati per pagare le armi e le paghe ai soldati, erano insolventi o in ritardo nei pagamenti, o decisero tout court di cancellare le proprie obbligazioni. Fu Hamilton che prese la drastica misura di impegnare il governo federale a garantire a tutti i creditori degli Stati USA, e dello stesso governo centrale, che i bond americani sarebbero tutti andati a buon fine. Sulle borse europee i prestiti in dollari erano arrivati a valere un terzo e anche meno del valore facciale, ma la manovra di Hamilton riusci’ nel tempo a farli risalire, fino ad oltre la parita’. Non e’ esagerato dire che fu Hamilton a mettere le basi per la tenuta prima, e l’esplosione poi, del fenomeno americano che e’ durato fino ad oggi. Comprensibili, quindi, le polemiche degli studiosi di storia che lo vorrebbero sempre bene in vista su una banconota americana, essendone stato il padre e il primo tutore. Il paradosso, messo in rilievo dai critici della “cacciata” di Hamilton dalla sua meritata vetrina, e’ che nella banconota molto piu’ importante per popolarita’, quella da 20$, ci sia, e rimanga, Andrew Jackson, un presidente che aveva una piantagione di schiavi in Tennessee e che non occupo’ un ruolo fondante del livello di Hamilton. Gli altri “grandi” ospitati sulle banconote Usa sono l’inamovibile George Washington (e’ per una legge specifica l’effigie del biglietto da 1$), Abramo Lincoln sui 5$, Thomas Jefferson sui 2$, Ulysses Grant sui 50$ e Benjamin Franklin sui 100$.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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