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Complimenti per la trasmissione

Lo stranissimo caso di Dottore ho qualcosa che non va?

Quando le malattie diventano protagoniste

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
dottore....

omplimenti per la trasmissione di Francesco Specchia
Lo strano caso (clinico) di Dottore ho qualcosa che non va?

Non è un problema farsi la barba tutti i giorni. Ma lo diventa se ti chiami Chloe, sei una ventiseienne del Michigan a forma di boiler anni 60 con marito e prole a carico, e, dall’adolescenza, ti produci in perfetti pelo e contropelo tutte le mattine.
Nell’estate delle repliche, il web -sito Realtime, of course- ripropone Dottore, ho qualcosa che non va? , una trasmissione –americana, of course- imperniata sul campionario delle 12mila malattie particolari e bizzarre che affliggono l’umanità, e che ha come frase di lancio “potrete giocare a diagnosticare malattie vere a pazienti veri”. Dottore ho qualcosa che non va?, nel solco dell’altro cult, Io e la mia ossessione, vanta degli autori che non ho ancora capito se classificare come geni o pazzi pervertiti. Il format è semplice. Si prende un malato con un’anomalia che potrebbe essere uscito dallo Show dei Record (piedi che cambiano forma, rash cutanei, bulbi oculari coi peli) e lo si piazza davanti alla telecamera; poi, come se fossimo a L’eredità, si tenta di azzeccare la diagnosi con l’aiuto di Google e di medici in studio ormai dimentichi del giuramento d’Ippocrate. Chloe, la mamma con la barba, per esempio, di cosa soffre? Ipertricosi, menopausa o sindrome dell’utero policistico? E Omaha, lo spilungone dello Yorkshire pieno si chiazze purulente cos’ha? La psoriasi o l’eczema discoide? E Chris, esperto di armi marziali perché non possiede i capezzoli (“Per mia moglie non è un problema, e quando nuoto sono più aerodinamico”)? Quesiti ferali che stimolano insani voyeurismi in forma di reality estremo.
Poi, ovvio, il programma intramezza con qualcosa di più allegro: gente in ospedale con un’anguilla incastrata nella schiena; o che subisce il trapianto della mano mozza sul piede per favorirne la circolazione. Perfino un tipo che si ritrova una bottiglia nel retto assieme a un filo di ferro: “probabilmente tentavano di toglierla ed è rimasto dentro anche il filo. Da medico sconsiglio di inserire qualunque oggetto nel sedere…”, commenta, serissimo, il gastroenterologo. Se si supera l’iniziale repulsione, il racconto t’introduce in un mondo parallelo, quello dei freak ai margini del mondo. Io però tendo a non superarla, la repulsione…

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