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Chi rischia il crac

La Grecia? È in buona compagnia: lo studio (da brividi) sul debito nel mondo

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

La Grecia? È in buona compagnia: lo studio (da brividi) sul debito nel mondo

La Grecia e’ sfuggita al fallimento (cosi’ pare), ma e’ oggi solo l’espressione piu’ drammatica del fenomeno globale dei debiti governativi. Il Paese di Tsipras e' in “buona” compagnia, infatti, come mostra una ricerca condotta dal McKinsey Global Institute arricchita di dati dei due economisti di Harvard Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff. Dalla fine del 2007 (quando la Grande Recessione stava per esplodere), alla fine del secondo trimestre del 2014, tutti le piu’ importanti nazioni hanno subito il peggioramento di un parametro fondamentale, la percentuale del debito pubblico sul PIL. E Atene non e’ neppure quella che ha sperimentato la crescita piu’ alta di questo rapporto. Il balzo maggiore l’ha fatto la Spagna, il cui debito sul PIL e’ cresciuto di 93 punti percentuali (o punti base), seguita dal Portogallo con 83 punti. La Grecia e’ terza con 69, davanti al Giappone (63), alla Gran Bretagna (50), all’Italia (47), agli Stati Uniti (35) e alla Germania (17).

La velocita’ del peggioramento di questo rapporto, pero’, e’ solo un fattore della reale gravita’ nella condizione finanziaria di una economia. A pesare, e molto, concorrono due altre componenti: il dato assoluto della percentuale del debito sul PIL e, ovviamente, la valuta in uso. Se uno Stato puo’ stampare moneta propria per pagare le obbligazioni che ha verso i suoi creditori, come e’ il caso del Giappone, degli Usa e della Gran Bretagna tra i nove Paesi citati nella tabella odierna del WSJ a corredo dell’articolo sullo studio McKinsey, si trova in una situazione ben diversa nel gestire il proprio bilancio domestico rispetto ai Paesi di Eurolandia, che hanno una moneta comune ma non la possibilita’ di stamparla a piacimento. Ecco perche’ la Grecia non risulta al primo posto nemmeno nella graduatoria dei governi con la percentuale piu’ alta di debito rispetto al proprio PIL, sebbene abbia un tasso molto alto, di circa il 180%. A superarla e’ il Giappone, vicino al 240%. Dietro Atene ci sono il Portogallo (150% circa), l’Italia (139%), la Spagna (132%), la Francia (appena sopra il 100%), la Gran Bretagna (90% circa), gli Stati Uniti (75%), la Germania (meno del 60%).

L’articolo di Greg Ip esamina anche la possibilita’ del contagio della crisi greca. “Sara’ l’ultima ristrutturazione di debito pubblico di questo ciclo economico? No”, e’ il parere di Susan Lund della McKinsey. “Basta guardare in giro per il mondo e vedere altri paesi con una combinazione veramente tossica di alto debito e di bassa crescita”.

In effetti, nella loro Storia delle Crisi Finanziarie del 2009, Reinhart e Rogoff avevano osservato che “i default dei paesi tendono ad accadere a gruppi”. Negli Anni 30 la Grande Depressione americana provoco’ fallimenti a catena in Europa e in America Latina, e negli Anni 80 e’ stata la volta di molte economie dei Paesi emergenti andate in default per il crollo dei prezzi delle materie prime e il pesante indebitamento che avevano verso le banche occidentali. Nella attuale fase, con la Grecia, Cipro, e l’Argentina in ritrutturazione, gli altri candidati a crisi debitorie, sulla carta, sarebbero i soliti paesi periferici della UE, dall’Irlanda alla Spagna, dall’Italia al Portogallo. Ma Rogoff non e’ pessimista, e suggerisce molta prudenza nel prevedere ora una imminente ondata di fallimenti. Cita come esempio le paure del 2001 sul contagio del default argentino, che poi non si materializzo', e nota due aspetti che fanno ben sperare: 1) l’effetto negativo della Grecia non si e' trasmesso sui mercati; 2) le economie emergenti legate alle materie prime e che sono state colpite dal rallentamento della Cina si stanno proteggendo bene con la flessibilita’ dei cambi valutari.

di Glauco Maggi

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