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Complimenti per la trasmissione

La vera cosa "Fuori luogo" è far commemorare Capaci al geologo Tozzi

Il nuovo programma di Mario Tozzi

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Mario Tozzi

Fuori luogo non è soltanto il nome della trasmissione di divulgazione scientifica che puntualmente Raiuno (martedì, ore 23. 40) sforna nella canicola estiva. Fuori luogo è pure il conduttore-geologo Mario Tozzi mentre inaugura la puntata sulla Sicilia sorvolando con un drone i luoghi della strage di Capaci, per osservare il dramma di un popolo dall0 “stesso punto di vista di chi azionò il telecomando della strage, dove la storia degli uomini ha toccato uno dei punti più bassi, intrecciandosi con la storia del territorio”.
Per chi conosce quell’autostrada odorosa di salsedine e gerbere, e profanata dai 500 chili di tritolo con cui il mafioso Brusca fece saltare Giovanni Falcone, il fatto che Tozzi - che di solito si occupa di stalattiti e dispute idrogeologiche- un po’ stranizza. Evocare Falcone, con le solite immagini delle auto fracassate, e un’intervista all’unico sopravvissuto dell’attentato Giuseppe Costanza che fornisce per l’ennesima volta la sua versione dei fatti con i soliti aneddoti, può occupare un reportage di cronaca; ma qui c’entra come i cavoli a merenda. Tant’è che poi Tozzi, per giustificare “l’intreccio tra la storia degli uomini e del territorio” è costretto ad evocare le guerre storiche – e mafiose- sul controllo dell’acqua ; e il sacco di Palermo, l’abisso della speculazione edilizia che devastò l’immensa pianura sotto il Monte Pellegrino (con documentario d’epoca, voce possente di Arnoldo Foà) ; e le visite con caschetto nei sotterranei delle sorgenti idriche e nelle stanze dello scirocco parlando delle incredibili risorse del sottosuolo. La realtà è che a Tozzi il ruolo di narratore delle pietre morte, sta un po’ stretto. Vorrebbe mutarsi in un mix fra Toni Capuozzo, Roberto Giacobbo e Carlo Lucarelli, mantenendo nella dialettica e nei tempi tv, la specializzazione di genius loci. Tozzi non è nuovo a queste tracimazioni dell’ego e delle competenze. In una passata puntata, ricordo che tra un esperimento con acqua radioattiva e passaggi schizofrenici tra Matera capitale della cultura e la Terra dei Fuochi, disegnò sui finestrini di un Frecciarossa il business dei rifiuti tossici a Caserta. A parte questo, il programma non toglie nulla né aggiunge alle altre performance del tellurico Tozzi. Ed è meglio senz’altro meglio di molti altri programmi di viaggio utilizzati da improvvisati conduttori che sfruttano la trasferta per farsi la gitarella (da Blady/Roversi alla figlia di Mina, moltissimi gli esempi…)

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