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Complimenti per la trasmissione

Fresh off the Boat, quando l’integrazione va in tv

La sit-com targata Fox Comedy

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
fresh off the boat

 I primi, negli anni timidi della mia adolescenza, furono I Jefferson.

Poi vennero i Robinson, che in realtà erano già upper class (prima che si sapesse della forsennata e disgustosa attività sessuale di Bill Cosby); dopo arrivarono Harlem contro Manhatthan con l’indimenticato Arnold; infine Tutti odiano Chris, sulle vicende d’un teppistello che avrei volentieri preso a fucilate. Tutti afroamericani, naturalmente. Oggi l’integrazione familiare delle minoranze etniche in tv è affidata a Fresh off the boat: tratto dal best seller autobiografico dello chef taiwanese Eddie Huang Fresh Off the Boat: a memoir . Trattasi di una -sottovalutata- sit com trasmessa da Fox Comedy a nelle terze serate di venerdì; è la storia -lieve come un film di Frank Capra e animata come nei fumetti di Dennis The Menace- d’una famiglia «appena sbarcata dalla nave», appunto, taiwanese trasferitasi dalla Chinatown di Washington a Orlando per aprire una steak house zeppa di  Grizzly impagliati e teste d’alce al muro, diciamo non esattamente  in linea con i gusti del gourmet medio della Florida. I protagonisti sono ben tagliati, pur nella mancanza di vere novità narrative.  Una moglie brillante e madre rompitasche (s’insospettisce perchè il figlio prende tutte “A” a scuola pur studiando pochissimo) ; un marito che ricorda un Homer Simpson socialmente evoluto;  tre figli corrosivi di cui il più ingestibile, Eddie,  è un appassionato di basket che  viene massacrato dai compagni di scuola di colore. I quali compagnucci, essendo Eddie l’ultimo arrivato, l’inseriscono nella hit della personale classifica dei razzismi a scuola trattandolo come un appestato («ehi, muso giallo», «chink» nell’originale) e aborrendo la sua merenda a base di noodles come foss puzzolente carrubba per maiali. Si viaggia nello stereotipo, insomma, con le vicine di casa biondissime in schettini che si stupiscono di come la cino- famiglia  parli bene l’inglese,  e coi clienti da educare gastronomicamente (e non solo).

Fresh off the boat, targata Abc e grande successo in Usa, è la dimostrazione che la buona scrittura e i dialoghi cinicamente allegri (molto anni 80, detto in senso buono) può attraversare tematiche difficili e illuminarle con uno scintillio di speranza sociale. L’esaltazione della vera integrazione. Secondo me piace anche a Salvini...

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