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Le ombre

Quando lo studente Obama
tifava per la Russia

Ai tempi della guerra fredda propugnava il disarmo nucleare dell'Occidente. Oggi strizza l'occhiolino a Putin. Ma del suo passato da compagno non si parla. Mai

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

di Glauco Maggi

Il sogno dello studente Barack diventa realtà. Tifava per la Russia durante la Guerra Fredda, come parte del movimento degli “utili idioti” globali che propugnavano il disarmo nucleare dell’Occidente, e strizza l’occhiolino a Putin oggi, annunciando che vuol tagliare le testate atomiche da 1700 a 1000. Quando era alla Columbia, poco più che ventenne (1982-83), tra le rarissime tracce della sua presenza nel College di New York c’e quest’articolo sulla rivista della Columbia Sundial, firmato “By Barack Obama” e intitolato “Spezzare la mentalità della Guerra” (“Breaking the war mentality” , questo il link http://www.theblaze.com/stories/2012/08/08/5-facts-we-know-about-obamas-college-years/  ). 

Allora il futuro presidente era un militante di sinistra che frequentava i convegni del movimento degli studenti socialisti, ed era un militante “contro la guerra”, intesa come quella dell’America e dell’Europa dell’Ovest che fronteggiavano il nemico comunista e il relativo espansionismo ideologico e strategico dittatoriale. 

Nell’articolo, Obama definisce il piano di scudo missilistico antisovietico di Ronald Reagan una “priorità distorta” e un “binario morto”, e non nomina neppure l’Unione Sovietica. Invece, dà la colpa all’America e alla sua visione del mondo “mentalmente insana” per “la crescente minaccia della guerra”. In Europa conosciamo bene i toni di questa propaganda anti Usa e anti Thatcher, sostenuta per decenni dai partiti di sinistra e dalla “intellighenzia” reggicoda del Kremlino. Da allora abbiamo visto di tutto in Italia: da chi ha abiurato aprendo gli occhi con le destalinizzazione, a chi ha tirato dritto e ancora oggi ha nostalgia di Lenin e Togliatti e tifa per Chavez e i Castro. E anche a chi, come il nostro presidente Napolitano, ha “sofferto” una travagliata, e protratta per decenni, rieducazione interiore. Ma almeno, onore a lui, con ammissioni via via sempre più esplicite sul fallimento del comunismo. 

Da Obama, invece, niente è mai uscito sulla ideologia che aveva da giovane adulto, e che ha portato con sè, intatta e segreta, per tutta la carriera politica, da senatore democratico a presidente “flessibile” con i desiderata degli eredi di Breznev. Se si cerca di conoscere un po’ di verità su quale sia stata la formazione ideologico-politica di Barack è impossibile trovare ricostruzioni sue, tantomeno autocritiche, anche se ha scritto non una ma due autobiografie. E i media americani, paralizzati di fronte all’idea di mostrare le radici di sinistra dell’idolo, se ne guardano bene dal parlarne. Anche oggi, dopo che Obama è stato confortevolmente rieletto, il suo passato “anti guerra” e “pro disarmo unilaterale” è un tabù. Forse perché è ancora il suo presente? Ma se uno non è trasparente e orgoglioso della propria ideologia neppure quando è arrivato dove è arrivato lui, ci dev’essere davvero qualcosa di sbagliato, e di inconfessabile, nella sua storia.

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