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Fenomeni letterari

J.K. Rowling e le scrittrici che prendono il treno

L'autrice di Harry Potter (e non solo) compie 50 anni. Tutto è nato su una carrozza ferroviaria. Lo stesso vale per Paula Hawkins. Ma prima di lei anche Agatha Christie...

31 Luglio 2015

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J.K. Rowling e le scrittrici che prendono il treno

I treni devono avere un fascino speciale sulle scrittrici inglesi, se alcuni dei romanzi più acclamati di tutti i tempi sono stati ispirati nelle loro carrozze. Famosi per la loro efficienza e per gli ingressi a livello della banchina, la platform (niente sforzi da scalatori per i passeggeri) vengono spesso indicati come fonti d’illuminazione creativa.

Oggi è il cinquantesimo compleanno di Joanne K. Rowling, l’inglese autrice della serie di Harry Potter, il bambino mago dagli occhiali tondi divenuto icona popolare planetaria. Il libro per ragazzi più venduto di sempre potrebbe non aver mai visto la luce se la sua autrice si fosse suicidata a meno di trent’anni come, secondo quanto da lei stessa riferito a posteriori, aveva pensato di fare.

Joanne, ancora senza K., era in un periodo oscuro della vita. Ragazza madre, con un lavoro malpagato, viveva a Edimburgo dove riusciva a malapena a pagare l’affitto. Eppure, da circa tre anni lavorava su un’idea che l’aveva attraversata proprio in una stazione londinese, a King’s Cross.

In quel periodo faceva avanti e indietro tra Londra e  Manchester, dove viveva il fidanzato. Un giorno del giugno 1990 salì su un treno, sola, per andare a Londra. Furono annunciati quaranta minuti di ritardo. Diventarono quattro ore. In quel lasso di tempo il personaggio di Harry Potter le invase la mente, e i pilastri principali del mondo fantastico di Hogwarts furono gettati a sostenere quella che sarebbe diventata la cattedrale di una efficacissima narrazione. Le avventure di Harry Potter cominciano proprio da qui, da King’s Cross e da un fantomatico “Binario 9 e ¾”, l’accesso al mondo della Magia. “Non avevo neanche una penna e non sapevo a chi chiederla,” ha raccontato la scrittrice. “Così per tutto il tempo non ho fatto che stare lì seduta mentre i dettagli mi si accumulavano in mente”. In quella stessa stazione si erano incontrati i genitori di Joanne, negli anni Sessanta, diretti in Scozia. Così prese vita Harry Potter e la pietra filosofale (pubblicato in Italia da Salani, così come tutti i libri dell’autrice).

Anche Paula Hawkins, ex giornalista, classe ’72, deve molto alle ferrovie londinesi. Era solita prendere un treno dai sobborghi di Londra, verso il centro. “Guardavo dal finestrino, vedevo sempre le stesse facce e mi immginavo i loro destini”, ha raccontato. Quello che la colpiva, era la ripetitività, la routine del tutto. In un periodo anche per lei difficile, con qualche libro scritto sotto pseudonimo, ma con poco successo, e una carriera in apparenza senza sbocchi, ha deciso di “lanciare i dadi per l’ultima volta”, grazie all’idea di un personaggio che guardando fuori dal finestrino del vagone, durante il passaggio quotidiano lungo la periferia della metropoli, vede una scena apparentemente idilliaca tramutarsi in qualcosa di terribile. Ed ecco l’inizio del thriller psicologico La ragazza del treno (in Italia ed. Piemme), un successone di vendita e di critica. “I treni non erano mai stati così interessanti dai tempi di miss Marple”, ha scritto la rivista inglese Saga Magazine. Si riferisce probabilmente a un giallo di Agatha Christie, in italiano Istantanea di un delitto (Mondadori), ma nell’originale “4.50 from Paddington”, in cui una donna, su un treno, ne vede un’altra, su un altro treno affiancato, mentre viene strangolata. Agatha Christie adorava i treni. Scrisse “Assassinio sull’Orient Express” (Mondadori) a Istanbul, dove appunto era arrivata in vagone letto. E negli undici giorni della sua “sparizione” (aveva litigato con il marito, e in seguito non volle mai parlare di quella fuga) è altamente probabile che fosse saltata su un treno per raggiungere una località termale. Ma ci sono innumerevoli esempi di narrativa partorita sui binari, (oltre al fatto che sui binari la narrativa è anche spesso consumata, o almeno lo era, ai tempi in cui un libro era ancora considerato un ottimo compagno di viaggio).

Patricia Highsmith, americana è vero, ma imbevuta della cultura inglese, progettò e scrisse il suo primo romanzo, Strangers on a Train (in italiano Sconosciuti in treno, ed. Bompiani) facendo incontrare due loschi figuri su una carrozza ferroviaria. Sarà l’inglese Alfred Hitchcock a ricavarne un film strepitoso, di cui è un corso ora un remake diretto da David Fincher.

Chissà se ci si può spingere fino al punto di considerare che possa esistere una “letteratura ferroviaria”. Il mito della ferrovia è un topos più tipicamente americano, ma certo non si può non considerare anche questa sua declinazione europea, anzi britannica, virata in salsa fantasy e noir.

Tornando alla Rowling: tra pochi mesi uscirà il suo ultimo libro, il terzo di una trilogia poliziesca che lei firma con lo pseudonimo di Robert Galbraith (Career of Evil).

Da quel lontano giorno alla stazione, la Rowling ha scritto sempre e ovunque, persino sul retro dei sacchetti d’emergenza di un aereo, quelli destinati a un uso ben più prosaico.

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Paolo Bianchi

Paolo Bianchi

Paolo Bianchi è nato a Biella nel 1964. Ha pubblicato "Avere trent'anni e vivere con la mamma" (Bietti, 1997), "Uomini addosso" (ES, 1999), "Il mio principe azzurro" (ES, 2001, con Igor Sibaldi), "La repubblica delle marchette" (Stampa alternativa 2004, con Sabrina Giannini), "La cura dei sogni" (Salani, 2006), "Per sempre vostro" (Salani, 2009), "Inchiostro antipatico. Manuale di dissuasione dalla scrittura creativa (Bietti, 2012). Ha scritto per riviste e quotidiani, fra questi ultimi "Il Foglio". "Il Giornale" e, dal marzo 2010, "Libero". Lavora anche come traduttore letterario.

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