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Complimenti per la trasmissione

Il mistero degli ascolti di Top Secret

Il (bel) programma più chiuso e riaperto della storia della tv

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Il mistero degli ascolti di Top Secret

claudio brachino

L’ineffabile Top Secret -a detta del suo stesso conduttore Claudio Brachino- è il revenant dei format, il programma più chiuso e riaperto della storia della televisione.

Prima la seconda serata di Rete 4, poi la prima, poi l’oblio, poi la prima serata del Tgcom24, poi ancora l’oblio,  infine la seconda di Canale 5: dal 2002 la trasmissione che tratta «I restroscena segreti e misteriosi di varie vicende di attualità, spettacolo e storia» (dice Wikipedia) è riemersa carsicamente, dal torpore catodico estivo per adagiarsi sulle vicende misteriose dell’omicidio Pantani e della misteriosa scomparsa della pallina di pane zeppa di coca che avrebbe fulminato il «Pirata». La latitanza della pallina ha registrato un altrettanto misterioso 13% di share. L’estenuato Brachino di solito usa Top Secret come psicoterapia antidepressiva per surmenage aziendale (è direttore di Videonews e un tempo lo era dello sport); una volta  ricevuta la zaffata stordente della botta d’audience, pare sia rimasto spiazzato almeno quanto me. Sussurrano  che Brachino oramai, vagoli nei corridoi di Cologno, recitando a mantra i suoi picchi d’ascolto  come quando fece il botto occupandosi di Lady Diana. E dicono che il direttore parli - anche tra sé e sé- , soltanto del codice narrativo delle «tre stanze, una filosofica, le altre criminologiche» di Pantani (stanza d’albergo), di Senna e di Shumaker (stanza d’ospedale) e degli enigmi motoristichi ; ma pure del giallo della morte di Arafat; o delle apparizioni di  Medjugorje o quelle di Fatima; o di Papa Wojtyla e Paolo Borsellino; o dell’aereo di Ustica o  della morte di Micheal Jackson; o anche, semplicemente, degli Ufo. Insomma, di tutti quei temi da cui, nel bene e nel male, Top Secret ha fatto attingere decine di programmi a venire.  Forse le malelingue  esagerano. Ma, certo, è legittima la soddisfazione per un programma più volte cancellato  e sempre, più o meno risorto, ora nel segno dello share (anche se le puntate migliori, slegate dall’ansia dei numeri, probabilmente erano quelle del TgCom24). 

Anche perchè, dal punto di vista della confezione -nuovo studio, nuovo talk, una buona regia seppur tradizionale, financo qualche citazione semiotica  e metaletteraria che capiamo in pochi-  il vecchio programma non sfigura affatto rispetto ai suoi epigoni moderni.  I fan resistono. Fino, almeno, alla prossima resurrezione

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