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Complimenti per la trasmissione

Coppola , lo strano cazzeggio di un adolescente in ritardo

Una spiazzante intervista con Jovanotti

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Jovanotti + Coppola

Come si prepara un’intervista, l’«articolo rubato» direbbe Mario Missiroli? Claudio Sabelli Fioretti -ma potremmo citare Costanzo o Minoli, grandi del genere-, suggeriscono sempre di rimanere un passo indietro; e di arrivare ad aprire, al momento giusto, la famosa «cerniera dell’anima» che ti schiude il mondo dell’intervistato.

Su suggerimento spietato dello scrittore Paolo Di Paolo sul Fatto Quotidiano, ho provato a sorbirmi, sul sito di Rolling Stones, l’intervista che Massimo Coppola ha fatto, a New York, a Lorenzo Jovanotti. Seduto su un divano celeste, vagolando in un casino creativo zeppo di disegni sparsi come coriandoli, Coppola di nerovestivo, calzino rosso, cabeza scarmigliata da un libeccio immaginario, chiede a Lorenzo che scuola abbia fatto. Risposta: «Io ho fatto lo scientifico, anche tu?». Non l’avesse mai detto. La risposta del filosofo Coppola è un soliloquio. Comincia a parlare di gnocca ma con un che di socratico: «Se una delle fighe della scuola ci sta, ti senti figo, diventi figo e da lì è un domino, se non ci sta sei un po’ sfigato. Tu al liceo eri uno sfigato o un figo?». Jovanotti: «Ero uno sfigato figo, rimuovevo la questione e mi facevo le seghe». Coppola: «Quindi leopardiano». Risate. Lorenzo cerca di immergersi nel passato, nel lavoro da dj nella radio locale, sua personale camera di pressurizzazione sociale («esternavo in zona protetta»). E lì Coppola, si fa cupo: «Eri timido? Eri uno di quelli che non stava nella cumpa?» . Risposta: «No ero un cazzone mostruoso... ero molto preso dalle cazzate», «Be’ ancora oggi per fortuna». Ancora risate, che qualche lettore di Rolling Stones potrebbe scambiare per un guaito rock, ma sicuramente non per una cerniera dell’anima aperta. «Oh, ma lo sai cos’ è rock’n roll per me? i Rolling Stones a Torino nell’82», affonda Jovanotti, mentre discetta di canne che non fumava, di un motorino sconcio rubato a un prete, dell’amico Fabio che aveva un bello stereo. Più ascoltavo questo cazzeggio senza una logica, senza un filo emotivo e spacciato per «una chiacchiera tra amici» (ma io coi miei amici non parlo così), più pensavo alla definizione di costoro data da Paolo Di Paolo: «parlano come adolescenti in ritardo, come Renzi e Orfini davanti alla Playstation». Solo che non sono Renzi e Orfini ; e Jovanotti ha quasi 50 anni e Coppola 44. Sono nel range anch’io. Se comincio a parlare di figa al liceo siete autorizzati a spararmi...

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