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Complimenti per la trasmissione

Monti, lo spot e "Tre nipoti e un maggiordomo"

Due cose sullo strepitoso video del Prof

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Monti, lo spot e "Tre nipoti e un maggiordomo"

Voleva evocare Obama nello studio ovale, ma, da noi, ricorda troppo Tre nipoti e un maggiordomo. Mi spiego.
C’è qualcosa di stonato, d’incongruo nel liebesbilder, nel quadretto amoroso dello spot elettorale di Mario Monti. Oddio, è video come un altro nell’iconografia posticcia delle elezioni: nè brutto nè bello, certo non l’ha girato Spielberg. Nonno di lotta e di governo, il Monti che, da oggi, vi campeggia è un accomodante salvatore della patria, attorniato in salotto dai tre- nipoti-tre biondissimi e tutti inquietantemente vestiti uguale compreso il piccolo Tommaso chiamato “spread” dai compagni bastardelli dell’asilo. Eppoi ecco che  s’alternano febbrilmente immagini di proteste studentesche, dell’immondizia a Napoli, delle auto blu, delle borse in picchiata, e delle cucine dei ristoranti, di muratori e di molti, moltissimi fruttivendoli (lattuga, zucchine e arance inquadrate dappertutto, come se il pizzicagnolo fosse la personificazione antropologica della crisi ...). Lo spot avanza. E in sottofondo la voce calma, quasi torpida, del premier sintetizza la propria missione: «Saliamo in politica per dare un futuro a figli e nipoti. Con vent’anni di promesse tradite e malaffare la vecchia politica ha messo in pericolo l’Italia». E fin qua, sta bene. E aggiunge: «Mi hanno chiamato per prendere le decisioni che loro non avevano il coraggio di prendere....». E sta bene. «Abbiamo salvato l’Italia a testa alta!». E qui, oddio, sta meno bene.
Dopodichè, mentre Monti enuncia la battaglia futuro contro tasse (tasse!), sprechi e parlamentari ecco le inserzioni rigorosamente in bianco e nero del Presidente in camicia chino sul tavolo da lavoro e sorridente. In camicia. E sorridente. Monti. Di solito non lo si è mai visto fare le due cose insieme. Ma è in quel fotogramma che ho inquadrato la nota stonata e incongrua di cui sopra. Il Monti familiare in salotto e quello dietro la scrivania ricordano, in modo impressionante, sia le foto elettorali di Barack Obama con la figlioletta Sasha che si ripara dietro il divano del papà; sia, soprattutto, quella, tenerissima, del 1963 che ritrae il piccolo John John Kennedy accucciato sotto il tavolo del genitore. Quell’immagine -come il ritratto in sfumature grigie di Aaron Shikler- immerse Kennedy nella dimensione casalinga necessaria a rassodarne il mito. E, guarda caso, proprio quell’immagine venne sfruttata da Obama, che aveva come spin doctor il geniale David Axelrod. E, guarda caso, chi è l’attuale consigliere della comunicazione di Monti? David Axelrod. L’originale, mica un omonimo in lista con Casini.
Ora, Axelrod possiede senz’altro un’idea molto poetica della famiglia tradizionale sotto elezioni. Per certi versi -direbbe i semiologi- il suo “richiamo archetipico”, cioè il modello, sono i quadretti rassicuranti e pastellati dell’illustratore Norman Rockwell asso del The Saturday Evening Post. Il quale Rockwell, ispiratosi al celebre discorso sulle quattro libertà fondamentali (libertà dal chiedere, dalla paura, di parola e di culto), tenuto al congresso dal presidente Franklin D. Roosevelt, dipinse la serie di quadri denominata appunto The Four Freedoms per tentare di strappare gli americani alla Grande Depressione. Ci riuscì, tra l’altro. Ma Rockwell, come Axelrod (e forse anche un po’ come Monti), rimane immerso nella realtà statunitense. E la citazione è per un’Italia di alta cultura, elitaria, al massimo di addetti ai lavori. Da noi pochi ricordano le tenerezze politiche di Obama e Kennedy. Da noi, ai rappresentati del ceto medio in giù, un signore rigido come un cosacco e su con l’età che gioca in un salotto anni ’70 con tre nipotini, be’ fa venire in mente roba più pop. Per esempio, la sitcom Tre nipoti e un maggiordomo in onda sulla Rai di Bernabei, dove brillava il signor French maggiordomo di una benestante famiglia di Park Avenue nella cura di tre ragazzini, Sissy, Buffy e Jody, peraltro anch’essi biondissimi come, appunto, i nipotini del professore. Maggiordomi, borghesia, America. Capisco che, visto così le metafore potrebbero sprecarsi (quindi non le faremo). Tra l’altro su Tre nipotini e un maggiordomo ci siamo cresciuti in tanti.

Ma mi sa che, per Axelrod, per Monti e per Scelta Civica, non era questa l’analogia che doveva passare. Più che «l’Italia che sale», questa è l’Italia che s’inerpica alla ricerca perduta d’una cifra stilistica. Pure se, ad essere onesti, tra gli spot e cartelloni elettorali  terribilmente occhieggianti ai valori della famiglia, quello di Monti rientra nella media. Lo strepitoso Presidente questo è per te/ Meno male che Silvio c’è di fattura casalinga su testo di Andrea Vantini che sembrava in parte girato nel Mulino Bianco è oramai entrato negli annali del kitsch. E quando Pierferdy Casini svettava sui manifesti in maglioncino sotto la scritta “Sostegno alle famiglie” qualcuno malignamente si domandava a quali delle sue famiglie il divorziato cattolico Casini si riferisse....

Ps. Va bene, i nipoti, ma i figli di Monti che fine hanno fatto?


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