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Nei guai

Usa, la Festa del Lavoro...la fanno ad Hillary Clinton: tutti quelli che la scaricano nel "primo maggio" americano

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Usa, la Festa del Lavoro...la fanno ad Hillary Clinton: tutti quelli che la scaricano nel "primo maggio" americano

Oggi, primo lunedi’ di settembre, e’ la Festa del Lavoro negli Usa: festa dei lavoratori e dei datori insieme, quindi del business che e’ di tutti, e non della conflittualita’ sociale che e’ di parte, come e’ nel primo maggio europeo-russo-cinese. E i sindacati americani non sono al centro dell’attenzione per le celebrazioni in stile Primo Maggio, che non ci sono (e’ piuttosto l’occasione dei barbeque, dell’addio all’estate vacanziero, e della riapertura delle scuole), ma per i travagli che stanno dando a Hillary. Le Union dei maestri e dei camionisti sono le sole ad essere state leste nel dichiarare il loro appoggio non appena si e’ ufficialmente candidata, ma Richard Trumka, il leader della Federazione nazionale AFL-Cio, la piu’ importante, e il Seiu (sindacato dei servizi) si sono finora ben guardati dal farlo. Ostentatamente, hanno fatto sapere che si aspettano dalla Clinton una discesa in campo senza incertezze contro il Patto internazionale di libero commercio con il Giappone (e altri 11 azioni sul Pacifico), una posizione che la candidata piu’ favorita non si e’ ancora decisa a prendere con nettezza.

Il TPP (Trans pacific pact) e’ passato in Congresso per volere di Obama (e grazie ai voti del GOP) ed e’ la bestia nera delle Union. Ma Hillary e’ titubante all’idea di sconfessare Obama, di cui cerca disperatamente l’endorsement (dichiarazione di sostegno formale), e di alienarsi l’intero mondo del business e delle banche, che sono a favore dell’accordo. E questo, della vicinanza alle corporation, e’ un altro elemento critico: Trumka (che si schiererebbe con la senatrice anti-business Elizabeth Warren un attimo dopo la sua discesa in campo, se mai l’annunciasse) diffida della Clinton (e di Bill) anche per il loro passato di “affaristi”. Cioe’ di conferenzieri pagati profumatamente dalla Goldman Sachs per i discorsi alle loro convention.

Insomma, l’atteggiamento di Trumka non e’ certo entusiastico verso la Hillary, e non a caso le perplessita’ della “Camusso” Usa vanno di pari passo con la crescita di consensi per il senatore socialista Bernie Sanders in sacche del movimento organizzato: il personale ospedaliero, per esempio, e’ la prima importante categoria che ha scelto Sanders con annuncio ufficiale.

Se fino a ieri i dubbi dei maggiori leader sindacali sulla Clinton erano causati da contenuti di linea, pero’, adesso e’ entrata prepotentemente in scena pure una considerazione politica fondamentale. Riuscira’ ad ottenere la nomination? Che e’ anche chiedersi: potra’ sopravvvivere la sua corsa alle continue rivelazioni sullo scandalo delle email top secret mischiate alle lettere personali alla mercede degli hackers, e alle relative inchieste del Congresso e dell’FBI? I democratici, e i sindacalisti che sono in grandissima percentuale loro alleati, temono sempre piu’ che Hillary possa essere un cavallo bolso, se non azzoppato e destinato allo “sparo pietoso” del veterinario, per la sfida di novembre 2016. Il termometro dell’incidenza dei particolari pressoche’ quotidiani, e inquietanti, che escono sulla sua gestione quadriennale al Dipartimento di Stato (gli anni di Bengazi e degli intrallazzi della Clinton Global Foundation nascosti dentro un server tenuto privatamente in villa) e’ impietoso, e riflette anche questa paura.

Oggi Hillary ha dovuto assorbire lo choc di essere nel New Hampshire (sondaggio NBC-Marist Poll) dietro a Sanders di 9 punti, 32 contro 41, e con Joe Biden che la incalza al 16% senza essere ancora in gara. In Iowa, l’altro stato cruciale dove si terra’ il primo caucus fra 5 mesi, il vantaggio che era di 24 punti in luglio e’ sceso a 11: Clinton 38, Sanders 27 e Biden 20.

In Iowa i DEM interpellati vedono gia’ ora piu’ favorevolmente Biden (74 lo giudicano bene, 17 male ) della Clinton (67 a favore e 27 contro). Inoltre, questo sondaggio in Iowa e’ il secondo, dopo quello di ieri della Monmouth a livello nazionale, a registrare che Hillary perderebbe in un faccia a faccia con Trump, per 43 a 48. Grandina sulla ex-inevitabile candidata alla nomination DEM, e di li’ alla Casa Bianca, e nelle file dei suoi supporters la ricerca di un ombrello si fa affannosa.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • zydeco

    07 Settembre 2015 - 23:11

    E per noi poveri elettori c'e'solo l'imbarazzo delle scelta: tra il Gop che ha portato al potere Bush e l'incapacissimo Obama dei Dem. Se guardiamo i personaggo prominenti dei due partiti c'e' da mettersi le mani nei capelli. L'unico che se la cava e' Trump che no9n vera' mai nominato. Aspettiamoci un presidente incapace e imbroglione come gli ultimi due.

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