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Corsa presidenziale

Donald Trump vs Hillary Clinton, l'ultima verità negli ultimi due sondaggi

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Donald Trump vs Hillary Clinton, l'ultima verità negli ultimi due sondaggi

Donald Trump (e Ben Carson) sempre piu’ su nel GOP, Hillary sempre piu’ giu’ tra i DEM. I sondaggi quotidiani sono miele per i due “antipartito” repubblicani (CNN/ORC Poll) e sale sulle ferite della “ex inevitabile” (rilevazione Quinnipiac University).

DEM. Cominciamo da questo secondo sondaggio che segnala una novita’: per la prima volta Bernie Sanders supera la Clinton in Iowa, lo stato agricolo che terra’ il primo caucus in febbraio, con il 42% contro il 41%. Qualche settimana fa il senatore socialista del Vermont era gia’ balzato in testa nel New Hampshire, il secondo stato dove si terranno le primarie. Se davvero non vincesse i primi due match di fila, Hillary non solo lascerebbe per strada i superdelegati in palio nelle due consultazioni, ma perderebbe l’immagine di “candidata obbligata”, quella su cui ha sempre contato per fare della nomination plebiscitaria democratica il trampolino per il balzo alla Casa Bianca.

E’ una prospettiva che ha gia’ messo in allarme l’establishment del partito, al punto che sul New York Times e’ uscito oggi un articolo sui “piani B” segretamente al vaglio: terrorizzati all’idea che un socialista possa rappresentare i DEM, con la certezza di alienare gli indipendenti e i moderati, finanziatori e attivisti dell’apparato stanno considerando non solo la carta Joe Biden, piu’ che probabile, ma persino John Kerry, attuale segretario di Stato, e Al Gore, ex vice di Bill Clinton. La caduta di Hillary nella stima dei militanti DEM, per non dire nella considerazione di un paese che la giudica “bugiarda” e “inaffidabile” e’ stata drammatica negli ultimi due mesi: in luglio Sanders era dietro di 21 punti in Iowa, per esempio. A livello nazionale, i sondaggi le sono ancora favorevoli, come registra la media ad oggi curata da RealClearPolitics che le da il 40% contro il 28,8% di Sanders, ma al momento dell’annuncio della candidatura il suo vantaggio era di oltre 50 punti, e in pochi mesi si e’ ristretto ora a 11.

Alle votazioni vere delle primarie mancano 5 mesi, e saranno mesi di polemiche e di inchieste congressuali e dell’FBI sugli scandali del server personale, sui conflitti di interesse della Clinton Foundation e sulle bugie e insabbiamenti su Bengazi di quando era segretaria di Stato. Per recuperare un vantaggio di sicurezza su Sanders Hillary dovra’ nuotare controcorrente.

GOP. Tra i repubblicani, l’establishment ha un problema diverso: credeva di dover scegliere tra collaudati e promettenti cavalli di razza, uomini di valida esperienza da governatori come Jeb Bush e Scott Walker, John Kasich e Chris Christie, o da senatori di rango come Marco Rubio, Rand Paul e Ted Cruz, e invece si trova a dover gestire l’exploit di Trump e di Carson. Nel sondaggio odierno della CNN/ORC l’incontenibile businessman ha avuto il 32%, superando la soglia psicologica e matematica del 30%. Un traguardo enorme, mai raggiunto finora da alcun repubblicano in questa tornata pre-primarie che conta ben 17 contendenti. Ha guadagnato 8 punti dal 24% del precedente sondaggio, continuando ad erodere il consenso verso tutti gli altri, da Bush in giu’.

Con una eccezione, Ben Carson, il neurochirurgo nero e cristiano che addirittura, in percentuale, ha fatto meglio di lui balzando di 10 punti da 9 a 19%. Ora la coppia di “eretici’ con il 51% ha la maggioranza assoluta tra i repubblicani. Il GOP ha fatto giurare a Trump fedelta’ al partito, con l’impegno ad appoggiare chiunque vincera’ nelle file dei conservatori e a non presentarsi come terzo incomodo. Sarebbe stata una eventualita’ fatale per le sorti del partito. Ma adesso che anche tutti gli altri concorrenti hanno promesso lo stesso mentre Trump (e Ben Carson) stanno con successo sparigliando i giochi, il rischio per la dirigenza centrista (la stessa che porto’ alla nomination John McCain nel 2008 e Mitt Romney nel 2012) non e’ piu’ quello della divisione prima della meta, ma di una rivolta vera e propria nelle sue file.

Accetteranno i politici professionali repubblicani un cambio di leadership tanto radicale? Ce la faranno a rimettere in piedi una candidatura “tradizionale”, che e’ chiaramente l’opzione che preferiscono? L’ultima parola spettera’ alle urne delle primarie, anche se con gli ovvi condizionamenti delle lobbies, dei media, dei donatori, dei quadri di partito e delle migliaia di repubblicani che hanno cariche federali, statali e municipali. Tutti, votanti GOP in testa, decideranno se Trump (o Carson) sara’ una stella cadente oppure un mattatore. E’ la democrazia, bellezza.

di Glauco Maggi

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