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Complimenti per la trasmissione

Se Giletti in bandana intervista il jihadista pentito

Lo scoop del conduttore in Iraq e Kurdistan

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
massimo giletti in  missione

Confesso che non me l’aspettavo. Con le dovute proporzioni è come se Barbara D’Urso avesse intervistato Bashar al-Assad. «Per la bandiera nera ero pronto a qualsiasi cosa, anche al martirio. Mi sarei fatto uccidere, ma ora ho capito di avere sbagliato...», sussurra il jiahdista pentito, incastrato tra i suoi cacerieri curdi.

Lo sguardo del guerriero barbuto è vitreo; non incrocia mai quello Massimo Giletti, il suo accorato intervistatore, inviato per Raiuno (L’Arena, Raiuno domenica ore 14) tra i confini polverosi del Kurdistan, immerso nel rombo dei mortai e dei cingolati. Giletti in elemetto che fa lo scoop beccando un militante islamico, dopo essere stato catapultato dalla compagnia di Klaus Davi a quella dell’Isis induce un effetto straniante, un sapore metafisico.

«Sono andato contro i Peshmerga con gli uomini dell’Isis perchè volevo fare la guerra. Ho sbagliato non è stata una buona idea», rimarca il miliziano dell’Isis sempre al reporter Giletti. Il quale Giletti, scaricato dal fardello del pop stinto nel trash di alcuni dei suoi programmi (l’ultima volta l’avevo visto all’opera nei Duellanti, una delle più brutali aggressioni al buon gusto e al buon senso che la televisione pubblica ricordi), be’, si rammenta di essere stato tra i migliori cronisti di Giovanni Mimoli ai tempi di Mixer. Ce l’eravamo dimenticato tutti, in effetti. Anche Giletti. Sicchè le sue domande sono insistite e sono quelle giuste: «Come sei finito nell’Isis», «Che idea di soldato ci può essere in chi taglia le teste?», «Ti saresti fatto saltare in aria come martire contro i Peshmerga?». E così via. Poi eccoti l’incontro Vescovo di Erbil, le immagini del campo profughi locale, le operazioni di addestramento dei peshmerga curdi da parte dei militari italiani. Tutto con un racconto secco, lontano dalla tentazione della caciara da pomeriggio domenicale. Confesso d’aver sgranato gli occhi. In studio gli ospiti -il ministro della Difesa Roberta Pinotti, il critico Vittorio Sgarbi e il direttore del Messaggero Veneto Tommaso Cerno- fanno il loro. Giletti che, con uno scatto di lombi, segue le orme dell’inviato Corrado Formigli, mi è parso un episodio felice di tv ; e il suo buon 14% di share poteva essre anche un 18-20%.

«L'intervista di Giletti a un militante jihadista è stata rivendicata da Raiuno», ha commentano il sito satirico Spinosa. Che però non ha notato l’unica nota stonata dell’intervista. La bandana, Massimo, la bandana...

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