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Contro Putin

Obama all'Onu, demolito e contento

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama all'Onu, demolito e contento

Mi hanno picchiato… ma gliene ho dette tante. Questo e’ il senso del discorso di Obama all’Onu, una galleria di proclami ineccepibili sulle virtu’ ideali della democrazia, della cooperazione internazionale, della diplomazia, mentre il mondo attuale registra le azioni politiche e militari concrete di Putin e di un crescente numero di stati, avversari ed ex amici, che hanno espulso gli Stati Uniti dal Medio Oriente e hanno ridotto la sua influenza al lumicino.

La Russia di Putin ha conquistato la Crimea e ha forti contingenti di truppe che hanno messo le radici nella Ukraina orientale? Obama ha fatto la lezione alla Russia dicendo che avrebbe avuto dei vantaggi a scegliere il dialogo. Cioe’ non avrebbe subito le sanzioni economiche, che il regime russo peraltro sopporta senza la minima conseguenza sulla propria stabilita’: al massimo a pagare qualcosa e’ il popolo, non il partito.

Putin e’ molto piu’ concreto, e alla vigilia dell’incontro con il presidente Usa (previsto per il tardo pomeriggio di lunedi’ 28, dopo 10 mesi di gelo) gli ha fatto sapere qual e’ la linea russa attraverso una intervista al giornalista Charlie Rose della CBS: “L’Ukraina e’ il nostro vicino piu’ stretto. Abbiamo sempre detto che e’ un paese- fratello, non e’ solo un popolo slavo. Cio’ che e’ inaccettabile e’ la soluzione di questioni interne nelle ex repubbliche sovietiche attraverso ‘rivoluzioni colorate’, colpi di stato, rimozioni incostituzionali dal potere”. “Avete una presenza militare ai confini e dentro l’Ukraina…”, gli ha ricordato Rose. E Putin: “Ok, e voi non avete una presenza militare in Europa?”. La sfrontatezza dell’ex capo del KGB e’ la dimostrazione di come si senta forte nella partita con l’America. E’ un fatto storico che gli Usa hanno le truppe in Germania e in Italia, ma sono li’ su richiesta, e in accordo, con i legittimi governi. Ben diverso e’ il caso dell’Ukraina, occupata dai russi contro la sua volonta’. E Obama che fa? Non ha mai seriamente aiutato il governo filo-occidentale, nato con la sollevazione di massa di un popolo che non voleva tornare sotto il tallone di Mosca e aveva scelto l’Ovest, e non ha mai mandato gli armamenti moderni implorati da Kiev per contrastare l’attacco russo. L’annessione della Crimea e’ una realta’, il resto dell’Ukraina e’ in bilico, e la credibilita’ americana fortemente colpita.
Sulla Siria e’ anche peggio. Putin vi sta mandando migliaia di soldati, e costruendo basi militari e portuali. Lo scopo annunciato e’ di proteggere il regime amico di Bashar Assad, quello concreto e’ di mettere sotto tutela-dominio un altro Stato dalla posizione geopolitica strategica nella regione medio-orientale. Oltretutto, e’ notizia di oggi che l’Iraq si e’ unito ufficialmente all’Iran, alla Russia e alla stessa Siria in una alleanza militare “per combattere l’Isis”. E Obama che cosa ha fatto ? Ha cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, tradendo con l’ambiguita’ delle dichiarazioni la sua sostanziale resa alla leadership putiniana. Da una parte, ha minacciato che “quando un dittatore stermina decine di migliaia di persone della sua stessa gente non e’ un problema di affari interni di quel paese” (non ha citato la ignobile farsa della linea rossa che lui stesso aveva tracciato a proposito delle armi chimiche, ma tutti ci hanno pensato…). “Secondo questa logica”, ha aggiunto, “noi dovremmo appoggiare tiranni come Bashar al Assad… perche’ l’alternativa e’ peggiore”. Il riferimento era all’ISIS e, ovvio, “non c’e’ spazio per mettersi d’accordo con un culto apocalittico” simile. Di qui, secondo Obama, “il realismo impone che sara’ richiesto un compromesso, quello di operare con altri, anche con la Russia, per finire la guerra con l’eliminazione dell’ISIS”. Cioe’, in concreto, Obama accetta di fare la ruota di scorta della alleanza di Iran, Siria, Iraq e Russia, sotto la guida di Putin. Contemporaneamente, pero’, Barack aggiunge che “il realismo richiede una transizione politica manovrata da Assad a un nuovo leader, e un governo inclusivo che riconosca che ci deve essere una fine a questo caos, cosi’ il popolo siriano puo’ cominciare a ricostruire”.
Ecco l’Obama oratore, o meglio sognatore delle belle speranze. Chi non e’ d’accordo con le petizioni di principio sulla supremazia della ragione e della pace, sui destini inevitabilmente progressivi dei popoli? Ma e’ come affrontare i Putin, gli Assad, gli ayatollah in carne e ossa, che il capo della superpotenza democratica mostra la sua pasta e lascia il suo segno. Ma Obama confonde e mescola dietro l’ideologia pacifista le due sfere, il sogno di un domani ineluttabile e la realta’ di oggi. Siriani che continuano a morire a centinaia di migliaia, e cubani che fuggono a decine di migliaia da Cuba mentre i dissidenti continuano ad essere incarcerati. Quest’ultima e’ la prova che i dittatori possono stare al potere anche per mezzo secolo, che la strada per la liberazione dei popoli e’ tortuosa. Diseguale. E amara per gli oppressi reali a cui non basta la retorica. L’America non puo’ risolvere tutti i problemi, ma i suoi presidenti non possono neppure sottrarsi alla responsabilita’ di una leadership generosa e attiva, non velleitaria ma che accetti il proprio ruolo. L’esito, altrimenti, sara’ un arretramento grave dei valori e della realta’ democratica nel mondo. Obama, nei suoi sette anni, ha lavorato per rendere gli Usa una nazione tra le altre, e ora lo smantellamento del peso e dell’influenza americana e’ il risultato. Quando Netanyahu decide di recarsi in visita a Putin per parlare di Iran, come ha fatto di recente dopo l’accordo nucleare voluto da Obama con Teheran, significa che la bussola dei poteri globale sta cercando altri poli di direzione.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • erosuffa

    30 Settembre 2015 - 05:05

    ma che articolo e'? quali truppe russe in ucarina? mi faccia il nome di un reggimento, una divisione un generale russo in ucraina. la russia si e' guardata bene dall'entrare in ucraina perche' era quello che volevano gli americani, una scusa per scatenare una guerra mondiale, che poi, come tutte le guerre mondiali, in realta' sarebbe stata una guerra europea! basi americane qui su richiesta???

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  • afadri

    29 Settembre 2015 - 17:05

    questo cambio di direzione avviene grazia alla politica poco coraggiosa di Obama che non legge in anticipo quello che sta succedendo. Davvero un presidente USA tra i più deboli della storia.!!

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  • afadri

    29 Settembre 2015 - 17:05

    questo cambio di direzione avviene grazia alla politica poco coraggiosa di Obama che non legge in anticipo quello che sta succedendo. Davvero un presidente USA tra i più deboli della storia.!!

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  • silvio27

    29 Settembre 2015 - 12:12

    "... gli Usa hanno le truppe in Germania e in Italia, ma sono lì SU RICHIESTA e in ACCORDO con i legittimi governi." SU RICHIESTA ... ma mi faccia il favore; IN ACCORDO ... e prova a dire di no. Ben diverso è il caso dell’Ukraina, OCCUPATA DAI RUSSI CONTRO LA SUA VOLONTA ... non commentabile. Sveglia: il bolscevismo dei nemici di Dio è tornato in America dove è nato e dove è stato finanziato.

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