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Complimenti per la trasmissione

Senato in tv, una cosa divertente che non farò mai più

Una giornata sull'eutanasia della seconda Camera

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Grasso al Senato

“Siamo incanalati su una pista da bob dove non c’è via d’uscita…”. Con una metafora scivolosa come la sua sintassi, il senatore leghista Sergio Divina, trasfigurato, roboante, intravvede l’Apocalisse nella tragicommedia che si allestisce a Palazzo Madama, causa il “piccolo dittatorello a cui si permette di cambiare la Costituzione” (Renzi).

Con un discutibile slancio masochista ho passato il pomeriggio su RaiParlamento (mercoledì, access time)  in un programma intitolato “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario”. Il reportage in tempo reale sull’eutanasia del Senato. Uno spettacolo crepuscolare eppur televisivamente grottesco e fascinoso.  Telecamera fissa sul volto marmoreo di Pietro Grasso, le altre inquadrature che insistevano sui piccoli eroi d’una legislatura con lutto al braccio. C’era il senatore Orellana che si sbracciava nel proporre un emendamento; il senatore Uras, senza capelli ma di lessico ondulato che urlava “il dibattito parte da una pregiudiziale di cui sono responsabili governo e opposizione, e lo dico da opposizione”; il senatore Caliendo gesticolante con lentezza come un personaggio di Sciascia, che per la terza volta prendeva la parola sfogliando e declamando il regolamento, mentre i colleghi vicini si alzavano di colpo, estenuati, lasciando gli scranni vuoti. C’era il senatore Cociacich peone assurto all’onore delle cronache per aver introdotto un “super-canguro”, uno stratagemma di voto che spazzava le opposizioni, col senatore Calderoli incazzatissimo perché gli avevano appena fatto fuori 76 milioni di emendamenti,praticamente Kafka ucciso da Calamandrei. C’era Anna Finocchiaro con la sua zazzera bianca che in soldoni dava degli ingnorantoni ai colleghi invitandoli a riscrivere le leggi . C’era Grasso che respingeva ogni insulto, illazione, attacco dei grillini, col mantra funereo “Il Senato non approva”.

Eppoi, nell’aria rarefatta, densa di richiami a commi, codicilli, voti segreti messi al palo, si stagliavano le seconde file. Le seconde file sono i paria. Sono quei senatori che, quando i vicini prendono la parola, non si degnano neanche di far finta d’ascoltare. Quando parla il senatore Crimi , uno scorre l’iPad, l’altro mastica una liquerizia, l’altro ancora si scaccola sfogliando un giornale (con lo stesso dito). Vicino al senatore Malan, il Tintin del centrodestra, si divincola una signora liftatissima con la faccia attraversata da rughe lieve che ricordano un cinturato Pirelli. Ognuno si fa i cavoli propri. Sembra uno di quegli sketch dal finto Parlamento che allestiva il programma A tutto gag negli anni 80. Zaffate di nulla. E dire che non si sono picchiati, né insultati. Ma lì mi ha assalito l’inquietudine dei vinti, e l’idea dell’inutilità dell’istituzione.  E’ durato un attimo. Una cosa divertente che non farà mai più, come diceva David Foster Wallace nel suo reportage sulle crociere dei ricchi…

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