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A New York

Maker Faire, la fiera degli inventori: quattro esempi di tecnologia e creatività

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Maker Faire, la fiera degli inventori: quattro esempi di tecnologia e creatività

L’atmosfera, sull’area di terra polverosa di fronte al Museo della Scienza a Flushing Meadows, e’ a meta’ tra una fiera di strada con le bancarelle degli artigiani e un convegno di cervelloni e cervellini (nel senso di tantissimi bambini con famiglie) indaffarati a creare, a fare scienza minuta ma sognando di diventare il nuovo Gates. Ci sono bambini che giocano con i kit high tech di ultima generazione per “piccoli inventori” e altri che smontano e rimontano i pezzi del meccano di una volta, o che improvvisano sculture con il cartone degli scatoloni di risulta. Ma questi “archimede pitagorici” in erba convivono con adulti che fanno molto sul serio, che puntano a “cambiare il mondo”, e, perche’ no, a fare tanti soldi se pescano il jolly.

E’ la Maker Faire di New York, alla sua sesta edizione annuale. Questa manifestazione e’ parte di quel movimento “del fare” (Maker, gente che fa), nato dall’intuizione di Dale Dougherty, fondatore di Maker Media, che 9 anni fa s’invento’ la prima Maker Faire a San Francisco. Da allora gli eventi sono cresciuto fino ad essere quest'anno 150 in tutto il mondo: dalla Cina a Londra, da Tokyo a Berlino, da Seul a Hong Kong, con oltre un milione di partecipanti.

Ma pensare che tutto questo fervore sia dovuto all’elettronica, dal software a Internet, dai social network alle stampanti 3D (a tre dimensioni), significa sopravvalutare il “corpo”, le invenzioni di per se’, e svilire l’ “anima”, lo spirito creativo dell’uomo. La tecnologia (nuova, si dice da quando sono apparsi i microchip) ha magari aiutato a liberarlo e a moltiplicarlo, questo spirito, ma la fiera dei Queens mostra che tutto comincia nella testa e nella passione dei giovanissimi e dei meno giovani: almeno quelli curiosi, attivi, che hanno voglia di fare, di creare.

Ma non si deve venire in America per respirare l’aria positiva prodotta da questi “inventori” che non si piangono addosso perche’ l’economia va male (vero) o perche’ i politici che dovrebbero curarla deludono, negli Usa come in Italia (verissimo). Un anno fa ero stato alla Maker Faire di Roma, che e’ diventata la piu’ importante d’Europa con le stesse presenze di New York, 90mila (e l’ingresso a pagamento, va detto), e avevo assaggiato quello stesso spirito che ho ritrovato qui. La terza edizione italiana, sempre a Roma e sempre sotto la direzione di Riccardo Luna, il “profeta” italiano di questo movimento, si aprira’ il 16 ottobre e durera’ fino al 18: i curiosi del mondo delle startup e delle invenzioni in genere avranno la possibilita’ di respirare questa stessa atmosfera.
Ed ecco qualche esempio concreto di creativita’, che ho scoperto nel padiglione dell’ente italiano della promozione del commercio estero (ICE) alla fiera di New York: BioPic, Wasp e Solido3D. Le ultime due fanno parte - insieme a D-Shape della rete di imprese Fonderie Digitali. Tutte queste neonate imprese hanno gia’ ambiziosi progetti di sviluppo in America, come scrive il sito startupitalia.eu, specializzato sul tema.

*BioPic e’ un progetto di orti verticali domestici a LED, già pronti per coltivare frutta e verdura su Marte, dove l’agenzia spaziale americana NASA ha appena annunciato di aver trovato l’acqua. “Siamo nati come startup sei mesi fa, grazie a una ricerca iniziata 5 anni fa”, ha raccontato Renato Reggiani, il fondatore di BioPic -. “Fondiamo le tecnologie più avanzate con quelle della tradizione italiana: la nostra irrigazione domestica si ispira ai sistemi ollari usati nella Roma antica’’. L’orto, su 5 piani delle dimensioni di un mobiletto, utilizza le proprietà della nuova ceramica e della terracotta per permettere due settimane di autonomia per le piante senza il rischio di allagamenti, perché non e’ collegata alla rete idrica. L’intero “orto” costa 900 dollari e ho visto di persona molta gente prenotarlo.

* Wasp.“Vogliamo fondare un’azienda qui negli Usa per vendere le stampanti 3D di Wasp - ha spiegato Pietro Gabriele, presidente di Fonderie Digitali -. Saranno ‘Designed in Italy, Made in Usa”. La produzione in America e’ importante per servire meglio i clienti con l’assistenza e i ricambi. La fabbrica sara’ probabilmente vicino a San Francisco e speriamo di aprirla entro otto mesi”. Le stampanti 3D Wasp sono per l’uso professionale degli inventori che devono velocemente realizzare dei prototipi. Costano da 3.500 a 18.000 e Wasp - che impiega una ventina di persone fra dipendenti e collaboratori - ne vende già 700 l’anno in Europa.

* Solido3D sta per lanciare una campagna su Kickstarter per produrre Olo: e’ una applicazione che, insieme a una “scatola” e alla resina, trasforma uno smartphone in una stampante 3D (http://www.olo3d.net <http://www.olo3d.net/> ). Costerà solo 99 dollari e potrebbe già essere acquistato come regalo di Natale. “E’ uno strumento per avvicinare i giovani al mondo dei maker, per far crescere una nuova generazione di creativi”, ha spiegato Filippo Moroni di Solido3D, uno dei pionieri della stampa 3D in Italia. E intanto parlava con la gente interessata all’invenzione davanti al suo banco, e mostrava con orgoglio la coccarda del premio “Maker of Merit”, appena ricevuto dagli organizzatori della Maker Faire.

* D-SHAPE Enterprises LLC e’ un’impresa creata da Enrico Dini insieme al costruttore newyorkese Adam Kushner. “Stiamo lavorando a un progetto sperimentale per mostrare di che cosa e’ capace la mia stampante 3D - ha spiegato Dini a startupitalia.eu -. Vogliamo usarla per costruire una piscina nei terreni privati di Kushner nella Valle dell'Hudson, a Nord di New York. Intanto stiamo ricevendo dichiarazioni di interesse da parte di investitori americani”. La capacita’ dei blocchi stampati da D-Shape di trattenere l’acqua potrebbe essere usata per creare falde acquifere artificiali nel deserto. “E’ il mio sogno di fare una bonifica al contrario di quella maremmana - ha detto Dini -. Lo proporrò all’emiro del Kuwait, che può avere i soldi e la lungimiranza di applicare questa tecnologia. Sono convinto che la nuova corsa all’oro sara’ nel deserto”.

L’entusiasmo per la ricerca e l’innovazione degli italiani non e’ certo un fenomeno recente. La Maker Faire ai Queens si svolge nel sito dove, nel 1964-1965, c’era stata la World Fair di New York, 50 anni prima di EXPO 2015 a Milano. C’e’ ancora l’enorme globo terrestre in metallo che era stato il simbolo della Esposizione Mondiale americana di allora ed oggi puo’ essere ammirato da chi atterra o decolla dall’aeroporto La Guardia, e anche da chi va agli Open US di Tennis che si tengono nello stesso parco di Flushing Meadows della Maker Faire.

Ma chi ricorda che, proprio sotto quel mappamondo, fu presentato il primo computer da tavolo del mondo, la macchina elettronica “Programma 101”, e che la ditta produttrice era la Olivetti? Per celebrare il cinquantenario di quell’invenzione, che fu anche usata dalla Nasa per lo storico allunaggio, la Fondazione Make in Italy ha organizzato una mostra all’Istituto Culturale Italiano di New York dal 12 al 25 novembre: vi saranno esposti, oltre a una Programma 101 originale, il primo microchip, ideato dall’italiano Federico Faggin nel 1971 mentre lavorava all’Intel in California, la scheda Arduino (software per l’utilizzo delle stampanti 3D) creata nel 2005 da un gruppo di inventori italiani a Ivrea, guidato da Massimo Banzi, e la nuovissima macchina per il caffe’ spaziale di Argotec-Lavazza, utilizzata dalla astronauta Samantha Cristofoletti nella sua recente missione. Quattro casi di grande successo, che meritano di essere celebrati: come simboli della creativita’ nazionale di ieri, ma soprattutto come esempi da emulare dalle nuove generazioni di inventori. E la Maker Faire e’ un laboratorio di ottimismo.


di Glauco Maggi

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