Cerca

L'ultimo sondaggio

Donald Trump, stella cadente dei repubblicani

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Donald Trump, stella cadente dei repubblicani

Donald Trump e’ la stella cadente dell’universo repubblicano. Continua ad essere in testa, anche nel sondaggio WSJ/NBC/Marist Poll pubblicato domenica, ma il vantaggio chiaramente si sta restringendo sugli inseguitori e il suo margine di crescita e’ inferiore di quello di Ben Carson, Carly Fiorina e Marco Rubio.

In Iowa, il primo stato dove si votera’ davvero nella consultazione del GOP tra meno di 4 mesi, Trump e’ primo con il 24% (era al 29% un mese fa), seguito da Ben Carson con 19%, Carly Fiorina con 8%, Jeb Bush con 7%, Marco Rubio, Ted Cruz e Bobby Jindal con 6%. In New Hampshire, il secondo stato cruciale, Trump e’ al 21% (era al 28%), Carly e’ balzata al 16%, Bush all’11%, Rubio e Carson al 10%. Il vantaggio di Donald sul piu’ vicino concorrente e’ crollato da 16 punti a cinque in un mese, e nei due stati chi ha guadagnato di piu’ e’ Fiorina, ormai diventata una seria candidata dopo essere stata per mesi in coda al gruppo. Per ora sono scivolate che indicano che il trend di crescita ha incontrato un muro, ma lo stesso Donald si prepara al peggio: in una intervista di due giorni fa ha detto “non sono un masochista e credo ai sondaggi. Se dovessi finire indietro uscirei dalla gara di sicuro”.

Donald ha sfruttato in questi mesi come meglio non poteva la notorieta’ popolare di uomo di successo, un capitale che ha saputo investire al lancio della campagna, soprattutto cavalcando la scottante questione dell’immigrazione clandestina in toni populisti. Ma via via che Trump si e’ trovato ad argomentare le sue posizioni su tutto il ventaglio dei problemi, dalle tasse alla politica estera USA in Siria, dal patto del commercio con il Giappone e gli altri 11 stati sul Pacifico al controllo delle armi, sono emersi i primi segnali di una generale inconsistenza di programma e di ideologia che non potra’ che intensificarsi e che lo potra’ anche mettere in una luce sempre meno favorevole nei prossimi dibattiti Repubblicani. Alla grossa, si e’ capito che Trump e’ di fatto un sostenitore della politica obamiana di disimpegno per quanto riguarda il Medio Oriente: di recente ha detto che e’ d’accordo con Putin per il suo intervento in Siria contro l’ISIS, e che Assad, e prima di lui Saddam e Gheddafi, sono (o erano) gli uomini forti indispensabili per non far esplodere il Medio Oriente. Meglio lasciare i dittatori al potere, e l’islamismo fiorire, sminuendo il ruolo di leadership dell’America come nazione eccezionale e indispensabile sulla scena globale.  Anche sulla contrarieta’ al  Patto di Libero Commercio con il Giappone e altri 11 peasi, appena siglato da Barack, Trump e’ indistinguibile da Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, allineato quindi piu’ ai sindacati protezionisti che non al mondo del business, favorevole alla globalizzazione. Anche se chiede tagli di tasse ai piu’ poveri (zero fino a 50mila di reddito per una coppia) Trump ha presentato un piano complessivo di riforma molto vago e molto costoso, che il Wall Street Journal e think tanks conservatori hanno giudicato molto meno incisivo di quello di Jeb Bush. Sulle armi, invece, sono inutili le leggi, una posizione sostanzialmente filo NRA.

Insomma, la demagogia di Trump appare trasversale ai due mondi, quello liberal e quello ultraconservatore, e paradossalmente potrebbe essergli piu’ di aiuto nel novembre del 2016, di fronte all’elettorato nazionale, che non durante la lunga fase  delle primarie repubblicane, dove una maggiore attenzione e’ riservata dai militanti al rigore dell’intero impianto politico conservatore.

Alla nomination come candidato del GOP Trump deve dunque prima arrivarci, e la strada comincia ad apparire in salita. L’ex governatore del New Hampshire John H. Sununu, repubblicano amico di Mitt Romney, ha detto oggi per scherno, in una intervista a Fox Channel, che in realta’ Trump dovrebbe partecipare alla primarie Democratiche. Del resto, in passato diedi soldi a Nancy Pelosi e a Hillary Clinton, che ando’ anche alle sue nozze.

Un altro indice che mostra le difficolta’ che dovra’ superare (oltre a riuscire ad evitare gaffe clamorose come quella della “faccia ineleggibile” di Fiorina, che di fatto ha proiettato Carly verso l’alto  invece di danneggiarla) e’ quello relativo alla “spazio di miglioramento” che hanno i candidati. E’ cio’ che emerge dalle risposte alla domanda generica sulla disponibilita’ ad appoggiarli, al di la’ di averli indicati come “prima scelta”. E qui Trump ha solo il 47% che ha detto di considerarlo come candidato votabile, un potenziale di solo il 26% in piu’ rispetto al 21% che l’ha votato come il preferito. Carson, invece, ha un potenziale del 49%, visto che il 20% lo ha scelto come preferito, ma ben il 69% lo considera votabile. E pure Rubio e Fiorina sono ben messi: l’11% li indica entrambi come prima scelta, ma il 63% (+52%) e il 61% (+50%), rispettivamente, li considera eleggibili.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • goodvin60

    25 Ottobre 2015 - 21:09

    Non si può paragonare Trump a Giuliani. E neanche a Cain. Quelli erano meteore senza una lira da spendere. Trump ha la forza derivante dai molti dollari. Pare che abbia messo in budget , di suo, un miliardo di dollari. Ne potrebbe raccogliere un altro in donazioni. Ma la vera forza di Trump è che non appartiene alla politica. E' un Reagan moderno con più soldi. Col ticket con Carson vincerà.

    Report

    Rispondi

blog